Il codice del silenzio/ Dalla febbre dell’oro a “Jeansland”. Soldi,P2 e criminalità nel Veneto del boom “dopato” 1^ Parte


2014-04-17_171201In questo Veneto, che alle 8 del mattino è già una macchina che lavora e produce a pieno regime, c’è qualcosa di straordinariamente ordinario. Quell’ordinario acquisito in decenni di casa e lavoro che sono un mantra passato da generazione a generazione. Dna ereditato e trasmesso come un vangelo da uomini e donne che hanno trovato il motivo di riscatto sociale nell’essere il traino dell’economia per gran parte del Paese.

Ma questa è solo una parte della verità. E’ solo una parte della reale consistenza di quella che è stata definita da tutti la “locomotiva del Nord-est”.

Se da una parte la crisi economica ha ristretto molto la possibilità, alle piccole e medie imprese venete, di esercitare ancora quella fascinazione nel mercato che negli anni ’80 e ’90 hanno costituito un flusso economico tra i primissimi al mondo, oggi è necessario aprire altre valutazioni rispetto a quello stesso “filone d’oro” nato tra i capannoni della pianura padana.

In 10 anni si è costruito il miracolo economico, in 10 anni si è distrutto un sogno. Questa è la sintesi che non è solo figlia del mercato globale. La verità, difficilmente smentibile, è che il Veneto è stato per troppo tempo usato come una grande banca dove riciclare miliardi di lire creando una “finta ricchezza” o per meglio dire una “ ricchezza passeggera” che ha prodotto una sorta di stato d’illusione. Non si vuole generalizzare ovviamente. Il potere produttivo, la capacità, l’effettiva genialità ed abnegazione della maggior parte degli imprenditori e dei lavoratori è indiscussa e innegabile. Ma non è la sola ad aver creato il “miracolo”.

2014-04-17_160131Per questa parte di società “dopata”, la data di inizio è a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Con un fortissimo trend di crescita delle piccole e medie imprese, la società veneta iniziava a incassare il dovuto dopo anni di povertà segnata da una economia contadina che era rimasta ai margini dalla crescita industriale del triangolo Mi-To-Ge ( Milano, Torino, Genova).

Uno dei settori più importanti di quegli anni è il comparto dell’oro nel vicentino. Decine, centinaia, migliaia di piccoli laboratori nascevano dentro le abitazioni o nei garage. Anni di sacrifici investiti nel metallo giallo crearono, con la maestria degli artigiani vicentini, l’area di mercato dell’oreficeria più forte in Italia. Superiore anche a Valenza  e Arezzo……continua qui

Pubblicato su Notte Criminale

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