Mentre a Roma la violenza dilaga i vigili «combattono» la Dia


agente_dia1_n Roma è una città che vive delle sue contraddizioni e dei suoi mali sottopelle. E’ una città che il grande crimine ha scelto come ufficio di rappresentanza, nel cuore del potere politico e di quella società grigia che, a detta di molti, controlla e governa tutto il belpaese. Tra terrazze animate da feste e incontri conviviali si decidono appalti, investimenti, ruoli, business e quant’altro si sposi con il menù di crimini che mafia, camorra e ‘ndrangheta possono offrire.

 A far da scudo a tutto questo, anni fa, lo Stato decise di creare un corpo interforze che avesse nella lotta alla criminalità organizzata il suo punto centrale, la sua missione. Era la Dia, Direzione Investigativa Antimafia. Uomini e donne che hanno scelto di prevenire e combattere ogni piovra criminale in modo specifico, pericolosamente vicino al male.
Da tempo ormai, per ragioni che riguardano invidie e dispetti nelle “alte sfere” questo corpo è sotto un costante attacco che tende ad indebolire la struttura, in termini di mezzi, uomini,economici e logistica. Un controsenso in un Paese, attanagliato dai clan, che ospita l’economia sommersa e criminale più consistente al mondo.
Questa premessa era necessaria per spiegare quello a cui ieri ho assistito personalmente. Un fatto che rende l’idea della difficile situazione in cui gli uomini del centro operativo di Roma vivono, una storia che può sembrare banale ma nasconde quanto complicato sia riuscire a contrastare il male quando anche chi dovrebbe aiutarti cerca di azzopparti.
2013-05-28_161958La sede della Dia è in Via Cola di Rienzo, notissima arteria nel centro della capitale dove, come in tutta Roma, il parcheggio è una forma di bizzarra ginnastica mentale, da sempre. Gli agenti hanno a disposizione dei parcheggi davanti alla sede contrassegnati da strisce gialle e da un cartello che specifica la destinazione di quei posti macchina. Niente di strano. Se qualcosa c’è di strano, per chi non conosce l’operato della Dia, è che solitamente le auto di servizio non girano certo con delle insegne luminose o adesivi che certifichino l’appartenenza al corpo, visto il compito delicatissimo che hanno. Oltretutto, dati i tagli di cui parlavamo prima, molte volte devono usare macchine private per appostamenti o pedinamenti. Pedinamenti che, non avendo un parco macchine fornito, senza le auto private risulterebbero inutili visto che verrebbero riconosciuti subito. Deduzione facile, anche per il normale cittadino.
Sono forse le 18.30 quando una macchina di vigili del 17° Gruppo arriva con quattro agguerriti agenti all’interno. Scendono veloci con blocchetto delle multe in mano e si dirigono verso le macchine posteggiate dentro le strisce gialle riservate. Scena che, ai miei occhi di cittadino, risulta quasi anomala visto la loro famosissima calma, che a volte prende il nome di flemma. Dopo le indicazioni del superiore, i vigili iniziano a sanzionare le autovetture senza batter ciglio. Qualcuno di loro fa notare che ci sono dei contrassegni Dia sul cruscotto, ma niente. Che le penne corrano veloci sui verbali da 41 euro: “che non ne scappi una!” sembra essere il diktat.

Pochi minuti e giustizia è fatta. Se hanno fatto le multe un motivo ci sarà. Ed il motivo è l’articolo 7 che sanziona la sosta in area riservata a veicoli di Polizia e dell’Autoritá Giudiziaria. Perfetto, o almeno lo sarebbe se le macchine non fossero degli agenti del centro operativo.
Sarà stato l’abbaglio di un giorno senza sole? Sarà stato l’errore di valutazione? No, in realtà questa scena continua da settimane. Settimane che, ogni giorno, di mattina o di pomeriggio, i vigili urbani compiono questi “blitz” molto coreografici, inutili e, permettetemi, personalmente molto tristi. Più di quaranta euro al giorno di multa per chi al dì ne guadagna di molti meno e in più mette a disposizione l’auto in operazioni di monitoraggio criminale è uno stillicidio a cui non si può assistere senza sdegnarsi.
2013-05-28_161900E lo è in ogni caso visto che, comunque sia, le macchine sono sempre degli agenti che lì vanno per lavorare e che si sono premuniti di contrassegni che purtroppo non servono a fermare l’armata di “pizzardoni” ligi alla forma più che alla sostanza. Vigili che si giustificano con fantomatici esposti presentati al loro comando ma che non trovano logiche risposte nella realtà.

Questa è una piccola storia che, per chi la subisce, è un danno importante in periodi come questi dove bisogna centellinare ogni cosa. Dove dietro ad ogni persona c’è una famiglia, c’è un frigo da riempire e bocche da sfamare. Dove ci sono malattie da curare e tranquillità da garantire. Questi sono tempi in cui chi difende la libertà e la vita dei cittadini dovrebbe essere supportata da tutti e in primis da chi gestisce qualsiasi autorità.
Rendere il lavoro difficile, sotto tutti gli aspetti, a chi previene e combatte il crimine è, non solo qualcosa che lascia basiti, ma è anche una qualcosa senza una logica, senza un ragionevole perchè. Non si tratta di difendere privilegi, che privilegi non sono. Si tratta di essere, per quanto si possa fare, vicini e collaborativi con chi la vita la mette ogni giorno in un piatto che offre a tutti noi.
Che tutto questo non venga fatto da chi solitamente è più impegnato a difendersi da scandali e inefficienza che non da atti meritori e solerzia nel lavoro, beh, rende perplessi e preoccupati.
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Pubblicato su Notte Criminale

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