Castelvolturno: un comune in guerra nell’indifferenza dei media


di Simona Zecchi

2013-05-28_170214Si scrive di guerra solitamente quando le fazioni in lotta sono chiare e ben distinte. Si è scritto di guerra anche quando, il 18 settembre del 2008, gli uomini di Giuseppe Setola (non boss ma affiliato ai Bidognetti come ha sottolineato Francesco Piccinini in Agoravox, in occasione del suo successivo arresto avvenuto nel 2009) hanno fatto fuoco davanti a una sala giochi uccidendo il gestore e 6 cittadini di origine ghanese mentre l’unico sopravvissuto alla strage Joseph Ayimbora ha permesso la ricostruzione delle dinamiche e l’individuazione dei killer. E’ proprio del 20 maggio la conferma dell’ergastolo comminata dalla IV sezione della Corte di Appello di Napoli a Setola e i suoi complici per la strage. Ma la guerra implica la lotta fra due fazioni e ancora una volta i termini della cronaca sono risultati inadatti a descrivere una strage: i ghanesi erano incensurati e non erano parte di nessuna fazione.
Castel Volturno è in guerra, sempre, e le distinzioni (per fortuna in questo caso) ancora si vedono: le associazioni che difendono immigrati e disagiati indistintamente da una parte; i clan dall’altra e in mezzo il commissariato che con soli 40 uomini insieme a due stazioni di Carabinieri, gestisce una terra in fiamme e in difficoltà.

A metà maggio un uomo di 56 anni, Salvatore Palomba, viene arrestato per violenza, minacce e ingiuria verso un pubblico ufficiale, il Presidente della Commissione straordinaria Antonio Conterino. Ricordiamo, infatti, che Castel Volturno fu sciolto a seguito dell’accertamento di forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata nell’aprile del 2012. Salvatore Palomba ha inondato il web di video-denuncia: un uomo la cui figlia minore in condizioni di disabilità chiede a più riprese e apparentemente senza essere esaudito e ascoltato di ricevere supporto di assistenza sociale per la bambina e di essere economicamente sovvenzionato per l’alloggio e altre necessità. I video sono tanti furibondi, imprecanti, offensivi e molto violenti che chiunque definirebbero, vedendoli, come normale e giusta forma di denuncia di un cittadino al quale viene negata ogni assistenza. Ma la storia non è così lineare la storia è sicuramente risultato di tanti fattori, come fonti vicine al Commissariato e alla struttura pubblica di assistenza ci hanno confermato.

Intanto, nei video, Palomba non si fa nessuno scrupolo nel mostrare parti della bambina per sottolinearne la situazione di disabilità mentre minaccia e impreca contro dirigenti della struttura sociale e contro lo stesso Presidente della Commissione. Così come non si è fatto nessuno scrupolo di porre minacce scritte (protocollate dal Comune ci confermano le fonti) e verbali contro chi nel sociale si sporca le mani ogni giorno inermi di fronte alle gravi carenze strutturali che assottigliano le possibilità di supporto ai cittadini in stato di necessità. Una sola assistente operativa per 50.000 anime circa costretta a farsi installare una porta anti infrazione per tema di essere aggredita violentemente ogni giorno a seguito del suo lavoro di supporto alle autorità giudiziarie.

Qui riprodurremo solo l’ultimo video successivo all’arresto dove la bambina non è presente. Palomba ha postato questo video-denuncia quando in stato di arresto domiciliare.

Le fasi di assistenza che hanno contraddistinto l’opera dell’ente locale nell’aiutare il signor Palomba sono state diverse come apprendiamo dalle nostre fonti: il ripristino di indennità civile e accompagnamento del minore per un totale di €3.050,00, un supporto minimo fisso mensile di € 150,00 per l’alloggio, l’attivazione della riabilitazione domiciliare proprio per la presenza della bambina (domicilio rifiutato dal Palomba) nonché, in tempi meno recenti, la  cura della stessa presso un luogo diverso dal domicilio dei genitori (una comunità apposita) proprio perché il Palomba si era rifiutato di occuparsene ancora, se non supportato con mantenimento mensile alloggio e quant’altro. Forse un gesto estremo di denuncia anche questo, difficile però ravvedere il disinteresse della struttura locale di assistenza.

Poi pochi giorni fa l’inferno: Palomba si presenta presso la Presidenza della Commissione e minaccia gravemente Antonio Conterino. L’uomo viene subito arrestato e processato per direttissima anche se non è nuovo a fatti giudiziari (per questo riportiamo per intero il nome). E le minacce verso gli operatori sociali continuano sul web: una situazione pronta ad esplodere da un momento all’altro se rilasciato, come sembrerebbe potrebbe accadere a breve. Una pentola che ribolle fino a rischiare di scoppiare e che invece avrebbe bisogno di essere spenta da interventi terzi prima che si aggiungano  altri fatti che fanno serie in questi giorni: omicidi o violenze su donne, oppure reati dettati da follia… sbagliando di nuovo i termini.

A Palomba abbiamo posto alcune domande su questi fatti ed ha asserito che la somma a lui elargita dopo lo sblocco dell’invalidità è stata ben inferiore; che il poco inviato a supporto dell’affitto non era per questo ma perché gli “spettava”, che  alla bambina non sono state elargite le ore di assistenza necessarie e che il dott. Contarino non ha  adempiuto al suo ruolo lasciando nell’oblio e nel disagio loro e la bambina. Ma le carte in nostro possesso raccontano una storia diversa: altri importi, altri fatti. Palomba afferma in sintesi poi che « le immagini di mia figlia sono prove di come era ridotta prima fino ad oggi affinché venga resa nota una realtà di estremo disagio» poi prosegue accusando il Comune di collusioni con la camorra. Accuse che certo, per quanto riguarda il passato recente fino al commissariamento non possono essere ignorate, ma usarle per fini altri senza un collegamento ai fatti e sputare tutta la violenza che dai video si evince le svuota di concretezza e sporca se vere le intenzioni di denuncia.

Dietro c’è una storia di disagio certo, di profittamenti, soprusi, carenze e dissesti di un comune che viene lasciato solo anche dai media. Per i media esiste solo Napoli, al massimo Scampia,  come Sergio Nazzaro, autore dell’inchiesta “Castel Volturno – Reportage sulla mafia africana” (Einaudi – 2013, pagg. 194),  ci racconta:

sergio nazzaro« I media nazionali ignorano tutto. I giornali, che dovrebbero essere dei fogli bianchi da riempire con storie interessanti e approfondimenti, quindi un qualche cosa di estremamente semplice, da fare, dimenticano interi pezzi d’Italia perché non c’è abbastanza sangue, scandalo, non sono notizie “pop”. Ma forse la mia è una lettura banale e semplicistica, non credo che sia distrazione, ma una reale complicità nel non voler discutere di problematiche così gravi. Se pensi che Castel Volturno è a soli 170 km da Roma, la dice lunga sulla volontà precisa e puntuale di dimenticare i problemi. In questo c’è una “grosse koalition” di tutti i media nazionali.»

Tu hai descritto molto bene le difficoltà dei pochi uomini a disposizione del commissariato su un territorio popolato da circa 40-50.000 abitanti tra regolari e irregolari. Oggi a Milano che ha una realtà del tutto diversa sono stati inviati 140 uomini delle forze armate a ricordare in formula ristretta l’operazione vespri siciliani successiva alle stragi Falcone-Borsellino in Sicilia. Secondo te questo tipo di misure aiuterebbero a migliorare la situazione di Castel Volturno?

S.N.: «Assolutamente no. L’esercito costa: quindi perché non mandare più poliziotti, carabinieri sul territorio? Perché non si comprano macchine, strumenti e tutto il resto di cui necessitano le forze dell’ordine? Anche qui, c’è una complicità criminale. Sostengo da anni che tutti sanno tutto, non c’è nulla da disvelare sotto il cielo italico. Quindi, i veri colpevoli sono coloro che ignorano, voltando la faccia. E ovviamente parlo di Istituzioni. Da una parte uomini che lavorano con poco a disposizione, mentre altri con tanto si grattano le palle: nel frattempo gli innocenti muoiono.»

Nel tuo reportage racconti il bianco e il nero di Castel Volturno: i piccoli e i grandi successi di chi ha sbagliato e ha poi saputo reagire affrontando una vita nuova e legale o i lati ancora oscuri di certe dinamiche che lasciano questo comune ancora in balia di speculazioni edilizie, traffici e tratte di vite umane. Cosa hai appreso dalle une e dalle altre?

S.N.:«Non c’è un male assoluto. Che Castel Volturno, come tutti i suoi comuni limitrofi sono abitati e animati da persone di grandissima volontà umana, sociale. Che le soluzioni ci sono, ma nessun giornale ne parla, perché cambierebbero davvero il territorio. Il Sud ha una forza di reazione immane, ha creatività e non ha bisogno di sussidi per fare tutto questo e soprattutto di carità dall’alto. Si avrebbe una grande necessità di ripulire i salotti TV, i giornali di coloro i quali pontificano del Sud, stando accuratamente lontano dalla strada e dai suoi problemi perché tenere il culo al sole è meglio che rischiare in prima persona. Mi ripeto, si può cambiare il tutto al Sud e ci sono già prove evidenti e circostanziati di come una vera società civile può e già sta facendo la differenza.»

Nazzaro ha da poco vinto una causa per diffamazione intentata dal coordinatore del PDL in Campania Mario Landolfi per alcuni fatti giudiziari riportati sul suo libro. E’ l’altra faccia della medaglia del Delta del Volturno, il bianco e il nero del Sud  dove forse certe macchie sono più evidenti certi disagi più forti e nonostante questo l’attenzione dei media resta grigia. Questa, si è accesa due giorni fa soltanto alla notizia della morte di  Cristoforo Coppola, costruttore e  ideatore del famoso Villaggio Coppola, simbolo dell’abusivismo edilizio e zona che confina a est con la statale Domiziana, a Nord con la nuova foce dei Regi Lagni e a sud con la zona controllata dal corpo forestale dello Stato. Un altro Delta fermo lì a soffocare il paesaggio e a ricordare che Castel Volturno potrebbe essere davvero un’isola.

Simona Zecchi è anche la co-autrice della nuova inchiesta con Martina di Matteo su Pier Paolo Pasolini pubblicata ne I Quaderni de L’Ora edizioni La Palma

Foto Copertina: Giovanni Izzo

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Pubblicato su Notte Criminale

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