Operazione Brontos: “alta finanza” tra Italia, Gran Bretagna e Turchia.


Alessandro Profumo, golden boy della McKinsey come l’a.d. di Intesa Corrado Passera, l’ex a.d. di Borsa Italiana Massimo Capuano ed a tanti altri che occupano posizioni di rilievo nel mondo dei “danè”, è finito sotto inchiesta –insieme ad altri manager della sua ex banca Unicredit e dell’inglese Barclays- per evasione fiscale.

E mica per una robetta da poco se è vero, come ha scritto nei giorni scorsi il Corsera (che non ha fatto un vero scoop visto che la notizia era già uscita tempo fa sia sul Guardian che sul Sole 24 ore come si può leggere QUI), che la Gdf ha bloccato –su richiesta del Tribunale di Milano- qualcosa come 245 mln di euro sul conto della banca di piazza Cordusio in Bankitalia.

Ma Brontos, ppi, bare trust, cross currency swap, repo e altri “latino rum” vari che cosa c’entrano? Semplice –mica tanto per la verità- sono il nome dell’operazione finanziaria messa in piedi da Barclays ed una parte degli strumenti utilizzati per –secondo quanto sostiene il Tribunale milanese- evadere il Fisco. Evadere, secondo i calcoli, qualcosa come 750 mln.

Brontos, che molto probabilmente vuol essere un “diminutivo” di brontosauro, coinvolge (come aveva scritto a suo tempo Il Sole 24 Ore QUI) anche B.Intesa e una serie di banche estere.

In soldoni, mai termine fu più appropriato, con un “giro” di investimenti, transazioni, operazioni estero su estero, prestiti e chi più ne ha più ne metta, Brontos avrebbe consentito a questi istituti di far risultare gli “interessi” (che di solito si ottengono ad esempio con un prestito) come “dividendi” (vale a dire ciò che le società distribuiscono ai loro azionisti). Niente di male, verrebbe da dire, se non fosse che sui dividendi si pagano tasse per il 5% mentre sugli interessi si paga in Italia il 100%.

Il compito delle banche -che forse se ne sono dimenticate e che a noi correntisti sembra sempre di più aver assunto un ruolo secondario visto che ogni occasione è buona per aumentare le spese- e’ quello di far fruttare i soldi che noi depositiamo. Ma forse, e di questo sono in tanti ad essersene dimenticati, c’e’ un limite: quello della legge. Che va rispettato da tutti così come quello della presunzione di innocenza.

Unicredit, in un comunicato diffuso ieri, afferma tra l’altro “UniCredit è molto sorpresa per questa iniziativa che non cambia la convinzione della Banca circa la correttezza del proprio operato e di quello dei propri dipendenti. La Banca ed i suoi legali stanno rivedendo i fondamenti del provvedimento e le opzioni a disposizione. Come di consueto, UniCredit continua a valutare la propria posizione complessiva alla luce di tutte le informazioni disponibili anche ai fini della redazione delle situazioni patrimoniali e economiche”.

E quindi? E quindi, tra un “latinorum” e l’altro, non ci resta che attendere….

Paperon De Paperoni

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