Roma: quando il nulla è criminale


Ieri mentre guardavo le dirette da Roma o i servizi giornalistici di tutti i tg mi chiedevo se era il caso di toccare l’argomento in un blog che parla di criminalità. La risposta è si. E’ si per vari motivi, ovvi a tutti, ma è si perché se non si mette una chiara etichetta a tutto questo, il domani potrebbe essere molto più pericoloso e grave.

Non sono solo gli scontri di ieri che preoccupano, ma è un clima generalizzato, di continua tensione che nutre il crimine in senso generale. In Via Cavour, in via Merulana, a San Giovanni non si sono visti solo i Black Block, invenzione più mediatica che reale. Si è visto innanzitutto qualcosa di già annunciato da tempo, che tutti sapevano e si aspettavano. Si è vista la preparazione quasi militare di chi ha innescato una vera e propria guerriglia urbana. Si è vista una rabbia e una determinazione da professionisti della rivolta sociale.

Chi conosce gli antagonismi che vivono nel nostro paese sa benissimo che non servono greci, tedeschi, francesi ecc. per creare tutto questo. E infatti gli arresti lo dimostrano. Ma chi sono e dove si preparano? Sono nascosti dietro alle tastiere di un computer, sono all’interno di centri sociali (Askatasuna di Torino, Gramigna di Padova, l’Acrobax di Roma, Il Garibaldi di Milano e tanti altri, ma non tutti), sono negli stadi (Livorno, Roma e non solo), prima palestra. Sono nel radicalismo politico.

E’ una nuova generazione di invisibili, sia per la politica sia per le forze dell’ordine. Hanno assorbito tutto l’odio dell’antisistema e lo riversano con inquietante professionismo. Non ascoltano la politica, neanche quella più gridata. Loro la sfruttano, inglobano e rilasciano ciò che l’ambiente offre loro. Non partecipano ai cortei dei sindacati, a quelli dei partiti ma sfruttano solo gli appuntamenti multiorganizzati.

Sono figli dell’antagonismo, figli che non diventano pompieri col tempo ma restano incendiari. Vivono in un mondo parallelo e non è un modo di dire. La loro vita è scandita dalla normalità come condizione necessaria per sopravvivere ma è l’ora dello scontro quella che rende la loro esistenza degna di essere vissuta.

Nei loro armadi, insieme alle giacche, ai jeans alla moda, alle magliette colorate nascondono i loro caschi, le loro maschere antigas, le loro tute nere, le imbottiture, le loro felpe “Diabolik”. Per loro sono come la tuta dei supereroi. La indossano e si immergono nel mondo di Zion ( Matrix), si trasformano nei soldati di Fight Club. E non sono più invisibili.

Hanno un loro ruolo, malato. Incosciente. Criminale. Si moltiplicano nella rete, si organizzano, provano e riprovano strategie e modalità d’attacco. Mutuano il passato e lo aggiornano come i loro Mac, i loro iPhone.

Non hanno niente a che vedere con ciò che si è visto negli anni ’70. Non puoi definirli figli di borghesi o di operai o di ricchi annoiati. Sono una categoria a parte, frutto di questo tempo malato. Non sono giustificabili, come non lo è nessun criminale. Non sono un fenomeno da comprendere, sono un fenomeno da prevenire e conoscere.

Da giorni si sapeva, nelle redazioni, ciò che sarebbe successo ieri. Da giorni chi di dovere monitorava email, forum e blog vari. Si cercava di capire dove e quando. Ma nessuno ha ancora capito una cosa: mentre tu li studi e li cerchi, loro si sono già trasformati. Loro vivono nella società o ai margini di essa…senza fare rumore.

Attenzione, la crisi economica, lo scontro politico, le ingiustizie sociali sono tutte micce, pericolosi inneschi per andare oltre.

Su un muro ricordo una scritta che oggi fa da monito:«I nostri volti coperti scoprono i nostri sogni».

In quello che si è visto ieri non c’erano sogni. Non c’erano perché. C’era solo criminalità.

Alessandro Ambrosini

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