Dossier calcio scommesse II parte: quando il lupo perde il pelo ma non il vizio…


Lo scandalo “calcio scommesse” riesploso con il simpatico appellativo di Calciopoli nel 2011, non è purtroppo un inedito nella storia del calcio italiano.

Costituisce più che altro, un classico remake di vicende clamorose che, negli anni ’80, cambiarono, una volta per tutte, l’immagine dello sport più amato dagli Italiani, quelli, per intenderci, che aspettavano la domenica sera per vedere i resoconti filmati della propria squadra del cuore e che domenica 23 marzo, invece, videro le immagini dei più famosi calciatori dell’epoca in manette.

Era esploso, con inaudita ferocia e un incredibile intreccio di combine(non sempre riuscite), il primo calcio scommesse coinvolgendo squadre di serie A, B e C, e rendendo il calcio italiano più simile ad una farsa.

Non tutti i risultati precedentemente concordati si erano, però, verificati. Ciò aveva fatto perdere ad un commerciante all’ingrosso di ortofrutta, appassionato di scommesse sportive, alcune centinaia di milioni, e per questo motivo aveva presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma, sostenendo di essere stato truffato.

Massimo Cruciani, tramite Alvaro Trinca, proprietario di un ristorante di cui era fornitore di prodotti orto frutticoli, era venuto a contatto con alcuni giocatori della Lazio, frequentatori del ristorante che lo avevano indotto a scommettere su alcune partite di serie A, che, secondo i giocatori laziali, erano state combinate.

In seguito alla denuncia di Cruciani, il 23 marzo la magistratura effettua una serie di arresti sui campi da gioco, alla fine degli incontri. Le manette scattano per Massimo Cacciatori, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Giuseppe Wilson della Lazio, Stefano Pellegrini dell’Avellino, Sergio Girardi del Genoa, Claudio Merlo del Lecce, Enrico Albertosi e Giorgio Morini del Milan, Mauro della Martira e Luciano Zecchini del Perugia.

Altri giocatori, invece, ricevono ordini di comparizione come: Paolo Rossi del Perugia, Giuseppe Dossena e Giuseppe Savoldi del Bologna, Oscar Damiani del Napoli.

Il 23 dicembre 1980, tutti gli indagati vennero prosciolti, perché, al tempo, il fatto non costituiva reato. Provata però l’accusa di illecito sportivo, vennero però presi provvedimenti in ambito calcistico.

Si trattò di un vero e proprio terremoto sportivo, in virtù del quale si sanciva la retrocessione in serie B della Lazio e del Milan, mentre per l’Avellino, il Bologna ed il Perugia furono previsti 5 punti di penalizzazione da scontare in campionato.

La federazione introdusse pesanti squalifiche per i giocatori protagonisti dello scandalo delle partite combinate che aveva messo in cattiva luce, a livello internazionale, il nostro calcio.

E così: Enrico Albertosi fu squalificato per 4 anni, i laziali Giordano e Manfredonia per 3 anni e 6 mesi mentre Paolo Rossi fu squalificato per 2 anni. Assolti invece i giocatori Agostinelli, Antognoni e Pellegrini, mentre veniva radiato l’allora presidente del Milan Felice Colombo.

Due anni dopo, grazie anche all’insperato trionfo azzurro ai campionati del mondo in Spagna, per merito dei goal di un Paolo Rossi appena rientrato dai due anni di squalifica, la Federazione Italiana Gioco Calcio varò una sorta di amnistia, in virtù della quale vennero condonati due anni di sospensione ai giocatori squalificati.

Il mondo del calcio italiano, però, non trasse insegnamento da questa vergognosa vicenda e, ricadde in tentazione.
Appena sei anni dopo, è doppietta scandalo.

Tutto (ri)comincia da un’inchiesta relativa ad un giro di scommesse clandestine inerenti alcune partite di calcio dei campionati professionistici nelle stagioni sportive 1984-1985 e 1985-1986.

Il 2 maggio del 1986 Armando Carbone, braccio destro di Italo Allodi e allora dirigente del Napoli, si costituisce.
Confessa dell’esistenza di un grosso giro di scommesse avente ad oggetto alcune partite di calcio, nei campionati professionisti, dalla Serie A fino alla Serie C 2 (oggi denominata con l’appellativo di Lega Pro 2).
Dichiarò, inoltre, di svolgere la difficile attività di combinatore di eventi calcistici, corrompendo giocatori e arbitri.

Carbone non fu l’unico esponente del mondo del calcio a confessare l’esistenza di partite combinate. Ad aggiungersi alla sua voce fu Maraschin, allora presidente del Lane Rossi Vicenza, il quale confessò di aver versato 120 milioni per garantirsi la vittoria contro l’Asti e nello spareggio con il Piacenza (che aveva consentito ai veneti l’approdo in serie B).

Il presidente del Vicenza si dichiarò estraneo a qualsiasi episodio inerente il campionato cadetto. Soprattutto per gli incontri disputati con il Monza e con il Perugia, intercettazioni telefoniche però, sembravano dimostrare il contrario.

Il secondo scandalo del calcio scommesse dell’’86, avvenne in una fase particolare del calcio italiano: i Mondiali (ai quali l’Italia che partecipava da campione del mondo uscente venne eliminata agli ottavi di finale dalla Francia).

Questi avvenimenti portarono Federico Sordillo, presidente della FIGC, a rassegnare le proprie dimissioni: la Federazione venne commissariata.

Alla procura federale della FIGC, vennero deferite, in serie A, il Bari, il Napoli e l’Udinese; in serie B, Brescia, Cagliari, Empoli, Lazio, Monza, Palermo, Perugia, Sambenedettese Triestina, Vicenza.

In serie A l’Udinese fu penalizzata di 9 punti, che scontò nel campionato seguente e se il suo general manager Tito Corsi ebbe cinque anni di squalifica con proposta di radiazione, il dirigente del Napoli Italo Allodi, invece, fu assolto.

In serie B la Lazio fu penalizzata di ben 9 punti che, nel campionato successivo, le fecero sfiorare la serie C evitata unicamente dalla vittoria agli spareggi contro Taranto ( salvo) Campobasso ( retrocesso) per l’ultimo posto disponibile.

Il Cagliari retrocesse in Serie C1 ma tale regressione non era sicuramente da imputare alla penalizzazione inflitta che tra l’altro, non influì negativamente nemmeno sulla stagione sportiva del Cavese (2 punti) e del Foggia (5 punti).

Giuseppe Parente

QUI la prima parte

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