Roma. Stazione Termini. Un giorno di ordinaria follia.


Roma. Stazione Termini. Binario 16.

Daniel Petreche è un romeno di 37 anni. Nessuno può dire se, così giovane, in quel posto per terra c’è caduto di peso o se l’è scelto. Daniel chiede l’elemosina a chi, ogni giorno, davanti a lui, passa più o meno veloce. Milioni i piedi di chi parte e di chi arriva, gli occhi che non incrociano il suo sguardo o lo ignorano. Uomini e donne del capitalismo sempre più in crisi che, a volte compiono la “buona azione” a volte no: c’è crisi!( e c’è davvero, sotto molti punti di vista)

E a non averla compiuta è un uomo di 87 anni. A dire il vero, l’ha fatta più grossa del previsto e del prevedibile. Il pensionato, vedovo con figli, non ha probabilmente dato la moneta richiesta dal mendicante che, lo ha insultato.

Il nonno fa presto a perdere le staffe, insomma “un po’ di educazione per una persona anziana!”. Così decide che giustizia deve esser fatta.

E’ in preda all’ira quando stringe forte il serramanico di quel coltello dalla lama lunga 15 centimetri che tiene in tasca. Almeno in un primo momento. Perché è proprio quell’arma che da lì a qualche astiosa battuta dopo, trafigge il petto del romeno perforandogli il polmone sinistro e mancandogli di poco il cuore.

E’ strano come un uomo metodico ed abitudinario, che quasi giornalmente preferisce la stazione per incontrare uomini, donne, occhi e voci, lucido e senza problemi mentali (come è apparso agli agenti che, chiamati da un passante, hanno prima raggiunto il luogo dell’aggressione soccorrendo l’uomo e poi acciuffato l’anziano) cammini armato. E’ strano come anche un uomo di esperienza per anzianità, al bastone preferisca un’arma d’attacco per difendersi a Roma, da Roma. Difendersi anche da un’offesa col sangue.

Che faccia male l’insulto e che sia maleducato è un fatto. Tentare di uccidere un uomo (questa l’accusa mossa all’ottantasettenne) per un’ingiuria, è troppo. E’ frutto, forse, di quella violenza che Roma trasuda di giorno e di notte. E’ figlia di una mancata prevenzione, una cattiva educazione e, diciamolo, anche di pazzia.

Certo, il fatto è che un romeno in più o in meno non fa la differenza “così imparano la lezione”. “che stiano a casa loro ‘sti zozzi”

Ma non solo.

E’ che un uomo, un vecchio, cammina con un coltello dalla lama lunga 15 centimetri e, se oggi è stata la brutta giornata del romeno, domani poteva essere di un italiano (così giochiamo in casa), o magari, cosa assai facile, di uno di quei giovani ineducati o maleducati, quelli dall’aria impertinente, arrogante ed insolente. Beh allora sarebbe stato giusto far “imparare la lezione” con una lama? Questo è l’esempio che il “nonnetto” deve dare al nipote, anche quello che ha i tratti della pecora nera?

E poi l’emergenza violenza a Roma, non esiste.

Del resto, in città, si interviene quando ormai le emergenze sono un cancro. Per questo, la gente crede di potersi auto-proteggersi e auto-lesionarsi con la pelle altrui. Per questo si rasenta la pazzia e si commettono azioni folli. Ci si sente, in qualche modo, legittimati.

Così quel “prossimo” da aiutare diventa, in un tempo dove l’unione farebbe la forza, il “prossimo nemico”, persona da guardare con sospetto, astio, odio. Persona da temere e della quale aver paura. Persona dalla quale difendersi.

Insomma, oltre le mura domestiche, tutti possibili orchi…compreso il padrone di casa.

Marina Angelo

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