Ustica: Nessuna bomba. A far precipitare il DC 9 missile o quasi collisione.


Lo si apprende dalle motivazioni della sentenza depositata questa mattina. I giudici civili di Palermo (che hanno condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire, di 100 milioni, i familiari delle vittime del disastro), escludono, che la causa della caduta del DC 9 dell’Itavia, in volo sui cieli di Ustica, fu una bomba.

Anzi: è completamente scartata la pista del “cedimento strutturale” o della “bomba a bordo”, accreditata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.

A voler ben guardare, le motivazioni non scrivono nulla di nuovo:

«Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente occorso al Dc9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il Dc9».

Questo si legge nelle motivazioni della sentenza depositata. La stessa, con la quale, il ministero della Difesa italiano è stato condannato, per i depistaggi e per le ulteriori sofferenze inflitte ai familiari delle vittime, privati dell’accertamento della verità sulla fine dei loro congiunti.

Se è infatti vero che la responsabilità del disastro aereo di Ustica è stata ricondotta allo Stato italiano che, la sera del 27 giugno 1980, consentì al Dc9 Itavia l’ingresso in un tunnel di guerra, è altrettanto vero che le spiegazioni traggono origine dalle tracce radar rilevate e già presenti all’interno della maxi-istruttoria del giudice Rosario Priore depositata il 31 agosto 1999.

Adesso, secondo Alfredo Galasso e Daniele Osnato, legali dei parenti di alcune delle 81 vittime, bisogna trovare le responsabilità internazionali e, per gli avvocati dovrà essere l’Italia a sollecitarne l’accertamento.

A tal proposito, il giornalista Fabrizio Colarieti (curatore del sito stragi80.it che conserva gli atti ufficiali dell’inchiesta sul disastro di Ustica del 27 giugno 1980)dichiara:

«Il governo metta la Procura di Roma nelle condizioni di indagare facendo pressioni su Francia, Stati Uniti, Germania e Nato affinché rispondano alle rogatorie che la magistratura italiana ha promosso lo scorso anno. Solo sollecitando i nostri alleati chi sta cercando la verità potrà arrivare fino in fondo a questa storia.

La sentenza di Palermo -continua Colarieti – ribadisce che quella notte nei cieli del Tirreno fu commesso un atto ostile nei confronti del nostro Paese, così come concluse il giudice istruttore Rosario Priore, e come ha più volte ribadito agli inquirenti anche dall’ex presidente Francesco Cossiga. Questa storica sentenza ribadisce che nessuna bomba fu collocata a bordo dell’aeromobile, ma che ad abbattere il Dc9 dell’Itavia fu un missile o a causa di una quasi collisione.

Una verità – ricorda il giornalista – da sempre sottaciuta da chi era perfettamente a conoscenza di cosa avvenne quella sera, anche di fronte a un tracciato radar, quello di Ciampino, che mostrava chiaramente un’intrusione nell’aerovia percorsa dal volo Itavia 870. – ed incalza – La Nato, nel ’96, ha chiaramente evidenziato che in volo c’erano 21 aerei militari, di cui 4 ancora non identificati. E questa è una circostanza di cui la nostra Aeronautica militare non poteva non essere a conoscenza».

Per il presidente dell’associazione familiari delle vittime, Daria Bonfietti, si tratta di una sentenza «che prende atto delle conclusioni a cui giunse Priore, ribadendo lo scenario di guerra in cui si trovò il Dc9».

«Una continuità – ha aggiunto la Bonfietti – tra il prendere atto di quello che è accaduto e riconoscere la responsabilità dei ministeri per non aver difeso la vita dei cittadini. Al Governo, al Parlamento e alle istituzioni chiediamo di prendere atto di questa gravissima verità e di compiere una forte azione diplomatica nei confronti di Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania e Libia, affinché rispondano alle rogatorie inoltrate ormai due anni fa dai magistrati».

Per il giudice Priore, le motivazioni della sentenza del Tribunale civile di Palermo sulla strage di Ustica, rese note oggi, «corrispondono alle conclusioni della mia sentenza del 99». E’ quanto Rosario Priore, giudice istruttore di alcuni dei più importanti processi della storia giudiziaria italiana, dall’eversione al caso Moro fino alla strage di Ustica e all’attentato a Giovanni Paolo II, dichiara all’Adnkronos.

Priore precisa di non avere ancora letto le motivazioni. «Sapevo di un’azione civile per risarcimento, sono rimasto sorpreso perchè ancora si continua a lavorare per la ricerca della verità», osserva. «E sono ammirato per questa giovane collega – aggiunge riferendosi al giudice del Tribunale di Palermo Paola Proto Pisani – che ha operato per mesi e mesi in silenzio, senza clamore»

Priore, sul merito della sentenza conclude: «è materia incandescente, non posso dare giudizi».

«È un passo in avanti decisivo verso la verità». A parlare così, commentando la pubblicazione delle motivazioni con cui il Tribunale di Palermo ha condannato al risarcimento i ministeri della Difesa e dei Trasporti per la tragedia di Ustica, invece, è Andrea Purgatori, giornalista e sceneggiatore, che all’epoca seguì per il Corriere della Sera l’intera vicenda.

La sua esperienza e le sue inchieste diedero vita nel 1991 al film ‘Il Muro di Gommà di Marco Risi, nel quale Purgatori apparve anche in un cameo.

«È una sentenza – commenta Purgatori – che conferma l’impianto della sentenza- ordinanza del giudice Rosario Priore del 1999 che aveva già delineato uno scenario di guerra aerea nel quale purtroppo il Dc9 si è trovato nel punto sbagliato e nel momento sbagliato.

Ma ci sono due cose sulle quali bisogna fare chiarezza. La prima è che la sentenza di Cassazione che ha mandato assolti quattro generali dell’Aereonautica accusati di depistaggio era per l’appunto una sentenza per un processo sul depistaggio. E non una sentenza per un processo nel quale si dovevano appurare le cause della strage. Processo – sottolinea il giornalista- che non c’è mai stato per il semplice motivo che la Procura della Repubblica di Roma ha tuttora aperta un’inchiesta.

E ci sono dei magistrati che ci stanno lavorando molto seriamente da anni». «Il secondo punto – sottolinea Purgatori- è che questa inchiesta della Procura della Repubblica di Roma ha un unico obiettivo e cioè individuare gli aerei non identificati che sarebbero responsabili dell’abbattimento.

Non c’è un solo atto che viene fatto in questo momento per andare dietro alla teoria della bomba di cui parla il ministro Giovanardi. Tanto è vero che sono state fatte una decina di rogatorie a quattro o cinque paesi, Belgio, Germania, Francia Libia e Stati Uniti a cui nessuno di questi paesi ha ancora risposto.

Il problema a questo punto diventa politico: se ci sarà un risarcimento civile perché c’è stata una sentenza a Palermo, ciò riguarda le famiglie delle vittime e la cosa è auspicabile.

Ma il problema è di avere un sostegno politico all’azione dei magistrati. Si deve muovere il governo», conclude Purgatori.

Marina Angelo

Cliccando qui in esclusiva, la sentenza del 10 settembre scorso con cui la terza sezione civile del Tribunale di Palermo ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti. Il documento è stato reso noto questa mattina dagli avvocati dei familiari delle vittime della strage di Ustica e pubblicato su STRAGI80.IT.

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