Roma un anno dopo: Capaldo scopre la guerra tra bande.


Ci sono voluti mesi di sparatorie, morti ammazzati, gambizzati, feriti e numerosi rigoli di sangue per riuscire a far dire al Procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, capo della Direzione Distrettuale Antimafia, che a Roma si sta consumando uno scontro tra bande. Anche se ancora non ammette che siano realtà mafiose a contendersi il campo. I segnali c’erano tutti.

Dalla gambizzazione dell’Avvocato Manca, vero mistero su cui nessuno riesce a sapere qualcosa, principe del Foro che difendeva Mokbel ( ex Magliana) nel caso Telecom Sparkle e, prima ancora, uno degli avvocati della Vecchia Banda della Magliana, fino(e speriamo ci si fermi qui) al personaggio che oggi è andato a farsi medicare all’ospedale per un colpo di pistola alla gamba.

Solo oggi Capaldo ha ammesso:« Certo quello che sta accadendo è un segnale di forte preoccupazione e certamente è in corso una lotta tra gruppi criminali che si stanno contendendo il territorio»,

«Qualcosa sta accadendo – ha continuato Capaldo – C’è un momento di crisi economica e quindi anche la criminalità organizzata si sta riposizionando».

Sorge spontanea una domanda: Serviva così tanto tempo per riuscire a capire questo?

Molti delitti compiuti a Roma in questi mesi sono facilmente riconducibili a un riequilibrio delle forze criminali nella capitale, soprattutto, come sempre avviene, nell’ambito dello spaccio di droga.

Quello che traspare da tempo nelle parole degli inquirenti è una sottovalutazione del fenomeno, giustificabile per non creare inutile panico e allarmismo nella gente, ingiustificabile per i risultati ottenuti a livello preventivo.

Dal capo del pool che indaga sulla criminalità organizzata ci si aspetta molto di più.

Ci si aspetta che intervenga prima che succedano continuamente fatti che rischiano ogni volta di coinvolgere anche normali cittadini. La sottovalutazione del fenomeno è mortalmente rischiosa e facilmente assimilabile dalle menti più deboli, creando, potenzialmente forme di emulazione pericolose.

In questi mesi, infatti, non è solo l’industria del crimine ad aver pensato di regolare i propri conti a colpi di pistola. Questo trend sta diventando un modello pure per questioni non ancora malavitose ma tali, quando impugnata una pistola, si spara.

A dei commenti sul fatto che Roma è ormai ai livelli di Napoli e che si sta riproponendo la guerra tra i clan, che caratterizza da anni la città partenopea, Capaldo risponde tagliando corto: «Direi assolutamente di no. E’ una situazione completamente diversa e imparagonabile. C’è una esagerazione, un’enfatizzazione di allarmismo anche da parte dei massmedia. Certo – conclude il procuratore – la situazione va tenuta costantemente sotto controllo. Ma addirittura paragonare Roma a Napoli mi sembra veramente eccessivo».

Che non sia una guerra come ai tempi di Cutolo a Napoli, è palese. Ma sono parole che non bastano, sono parole che non danno risposte, al contrario, creano altre domande.

Rispetto agli anni ’70, gli inquirenti hanno possibilità investigative dieci volte superiori oltre ad una preparazione teoricamente più avanzata ed un coordinamento interforze che prima non c’era.

Allora perché bisogna assistere, nella maggior parte delle volte, a conferenze stampa che annunciano atti criminali avvenuti, poche volte a quelle sull’arresto di criminali e raramente a crimini sventati?

Quando la Banda della Magliana prese forma e visse un decennio abbondante tra omicidi, avvertimenti e ogni altra forma di violenza e sopraffazione, nessuno capì che tutti i delitti erano legati dallo stesso filo di sangue.

Passarono anni prima di scoprire ed abbattere quell’organizzazione. Non tutta. Oggi i tempi sono cambiati ma sembra che la storia non insegni niente. La politica non è in grado di dare risposte e la colpa è totalmente bipartisan, se da quando c’è Alemanno i colpi di pistola si sono moltiplicati con Veltroni, chi i colpi li spara, è cresciuto e si è posizionato socialmente. Per cui, la verità è che molte volte la politica osserva questi fenomeni da lontano,con distacco e a volte chiudendo un occhio.

I maligni insinuano che il dottor Capaldo sia stato sinora troppo preoccupato dall’esigenza di scegliere i ristoranti adatti a trascorrere le sue serate con le “persone giuste” in vista della nomina a Procuratore capo di Roma. A dare questa triste impressione sono le scorrerie nella Capitale dei P.M. Campani, Siciliani e Calabresi, che troppo spesso gli rubano la scena.

Ora che la meta agognata non pare sia più alla sua portata, potrebbe forse mettere, finalmente, a tacere le malelingue, scoprendo che a Roma le mafie fanno affari che a Napoli, a Palermo o a Reggio Calabria neppure si sognano.

E’ tempo di lavorare. Per prevenire e non curare.

Alessandro Ambrosini

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Pubblicato su Banda della Magliana, Cronaca, News interessanti, Notte Criminale
6 comments on “Roma un anno dopo: Capaldo scopre la guerra tra bande.
  1. Paolo ha detto:

    Mi sembra che il suo ragionamento nell’articolo non faccia una piega!
    Anzi, mi correggo: non mi sembra, ma ne sono sicuro!

    Paolo

  2. sergio ha detto:

    mokbel magliana….hahah
    era un fetido sottopanza di Mancini, stiamo parlando dei primi anni 90.

    • nottecriminale ha detto:

      Sergio, nessuno dice che Mokbel fosse un boss o un fondatore della banda stessa. E’ implicato nel caso Telecom Sparkle. Era un sodale, sicuramente di basso livello, ma è un fatto che fosse vicino alla banda. Tanto che fu proprio in casa sua che venne arrestato Colafigli dopo la fuga dal manicomio. Se non erro. Oltretutto il riferimento a Mokbel e la banda della Magliana era per accentrare il discorso su quello che è ed è stato uno dei loro avvocati. E non uno a caso. Ma tanto è che non si sa niente di una gambizzazione che ebbe un certo eco…ma di cui nessuno parla

  3. […] persone, fermati 85 prostitute, 8 trans; arrestati 19 pusher ( di varie nazionalità) e 6 ladri. La risposta delle autorità non si è fatta attendere, direbbe qualcuno (dato che le stesse tengono a precisare […]

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