“L’Intervista” ad Otello Lupacchini – 3ª ed ultima parte –



Di seguito l’ultima parte dell’intervista fatta ad Otello Lupacchini magistrato dal 1979 (QUI trovate la prima parte, QUI invece la seconda).

Impegnato da sempre sui fronti caldi della criminalità organizzata, comune, politica e mafiosa, si è occupato anche degli omicidi del pm Mario Amato, del banchiere Roberto Calvi, del generale americano Lemmon Hunt, del professor Massimo D’Antona, nonché della strage di Bologna e della Banda della Magliana.

In mezzo alle due terre del suo racconto, bene e male, scorre un fiume: la giustizia che trionfa o la giustizia trasportata da Caronte?

Io non parlerei né di giustizia che trionfa né di giustizia trasportata da Caronte. Anche qui la realtà non è fatta di bianco o di nero ma di tanti toni di grigio. Abbiamo visto come in realtà tutto sia reversibile: il garantismo per gli amici, il giustizialismo per gli avversari.

Talvolta poi, gli avversari diventano anche nemici e allora, a questo punto, la repressione nei confronti del nemico, non conosce assolutamente frontiera. Noi vediamo persone che sono estremamente garantiste rispetto a certe situazioni e, rispetto ad altre, neppure sanno più cosa “garantismo” possa significare.

Tanto per fare un esempio: si è garantisti nei confronti del potente che finisce in prigione e non ci si preoccupa del perché a Guantánamo, la gente sta in prigione da anni senza neppure conoscere l’accusa che viene a loro mossa. Rovesciando la situazione, ci si preoccupa dei prigionieri di Guantánamo e non ci si preoccupa di quelli nostrani magari, soltanto perché i nostri prigionieri sono potenti rispetto agli altri che son, invece, considerati vittime da tutelare. Tutto quindi, in questa situazione, è relativo.

Ovviamente il rispetto delle regole, nell’amministrazione della giustizia, è l’unica garanzia che si possa pretendere e che si possa realmente attuare.


Se le proponessero una sceneggiatura sul suo libro lei, accetterebbe?

Se potessi riscrivere quelle parti del libro che hanno dovuto essere sacrificate a quelle che erano le esigenze di un ipotetico “lettore medio”. Quindi ritornare alla Gaunerlandra e alla Strausavia e ritornare a quel simbolismo che renda meno greve la violenza che attraversa tutta la storia.

Se dovesse racchiudere “Malagente” in una frase, questa, sarebbe?

E’ l’incubo di un esponente della quarta scolastica del 2000. La terza scolastica fu quella che riconobbe che gli indigeni dei paesi colonizzati, avevano un’anima. La quarta scolastica, secondo me, è quella che supera l’illuminismo nel suo assoluto schematismo di divisione tra bene e male ma, ci ridà un’immagine fatta di toni grigi in cui non esistono, per definizione, Paesi buoni e Paesi canaglia, brava gente e mala gente, in cui, di fatto, esiste l’uomo in tutte le sue manifestazioni sia del bene che del male.

Rispetto a quanto lei ha fatto nella sua carriera, fra la teoria del bianco e del nero, simbologie e simbolismi e le diverse tonalità del grigio; ha vinto e vince comunque quella del bianco e del nero?

Non direi proprio. Io ritengo che in ognuno dei soggetti che per mia e loro “ventura” (non dico “sventura”) ho avuto occasione, o hanno avuto occasione, di incrociarsi sulla mia strada in ognuno di essi c’è pur sempre un principio da difendere anche nel peggiore di questi individui. Quindi spero, che ci sia un principio da difendere anche in me.

La giustizia viene fatta nel rispetto di ben precise regole. Gli scienziati parlerebbero di protocolli. Noi parliamo di codici e di leggi e di sistemi processuali che portano ad un accertamento il quale, non è teologicamente orientato all’accertamento della verità materiale ma, all’accertamento di una verità processuale secondo date regole.

Basti pensare: più sono le regole che sovrintendono al procedimento probatorio e alla valutazione della prova, più rischia di allargarsi la forbice della verità formale, accertata nel processo, e la verità materiale. Quello che un giudice deve evitare come la peste, è di tendere all’accertamento della verità materiale perché questo, lo porterebbe a violare molte delle norme che sono poste ai fini dell’accertamento processuale. Non deve mai preoccuparsi se quella forbice si allarga. La responsabilità del fatto di quelle forbici, larghe o strette, è soltanto della legge. Legge alla quale il giudice, e soltanto alla legge, deve essere soggetto.

Quindi non c’è un bianco o un nero. C’è un rispetto o un non rispetto delle regole il che, fa giustizia di tutti i tromboni che parlano di errore giudiziario quando l’accertamento processuale si discosta da quello a cui potrebbe addivenire uno storico che non abbia le mani legate come invece ce le ha il giudice.


Cosa pensa del progetto “Notte Criminale”?

Se non diventa un altro momento di mitizzazione del mondo criminale ma uno strumento per far conoscere il bianco e il nero, quindi le tante tonalità di grigio che caratterizzano il mondo criminale perché se ne possa prendere atto e quindi diventare momento di riflessione funzionale a migliorare sistemi di accertamento, sistemi di reazione o l’educazione stessa.

Secondo il mio punto di vista, diciamocelo pure se mi è consentito in chiusura di discorso, io sarei per l’abrogazione del diritto penale nel senso che ormai abbiamo una macchina che lavora a vuoto e non consegue i risultati che dovrebbe conseguire.

Conseguentemente se noi lo abrogassimo, recupereremmo una serie di risorse ingenti da dedicare all’educazione e quando avremo una società di filosofi, incapaci per questa loro natura di delinquere, avremmo risolto definitivamente il problema.

Fuori dall’ironia evidentemente, quando si affronta un universo come quello criminale, ci si accorgerà che molte situazioni che vengono ritenute (o stigmatizzate) come “criminali” non ne meriterebbero la sontuosità delle garanzie penalistiche ma potrebbero essere agevolmente contrastate sul terreno puramente amministrativo.

E conseguentemente se riuscissimo a de-nucleare, e forse questo Notte Criminale potrebbe farlo, quelli che sono i problemi veramente criminali che ledono interessi primari, costituzionalmente garantiti, della collettività, con ogni probabilità, elimineremmo tanti bagatell in d’eliten dal codice e recupereremmo le risorse sia per contrastare meglio ciò che merita d’essere contrastato, sia per educare meglio chi, invece, sta precipitando nel baratro dell’assoluta normalizzazione del paese Acchiappacitrulli, cioè tutti coloro che sono ormai convinti che il crimine paghi e l’essere brave persone, no.

Marina Angelo e Alessandro Ambrosini

Riprese: Franco Della Posta, Medialink

Montaggio: Giovanni Mercadante

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