Eni: mettiamo in circolo l’energia… e non solo!


“Mettiamo in circolo l’energia” e’ lo slogan che Eni ha scelto per promuovere l’emissione obbligazionaria (tecnicamente “corporate bond”) di due prestiti uno a tasso fisso ed uno a tasso variabile entrambi con scadenza 2017 l’ammontare complessivo massimo dei quali –non ancora determinato- non potrà superare 1 mld di euro incrementabile fino a 2 mld.

Il ricavato servirà, come si legge nel prospetto informativo (QUI)

“per finalità di gestione operativa generale del Gruppo, inclusi il rifinanziamento ed il consolidamento dell’indebitamento a breve termine”, vale a dire che l’Eni utilizzerà questi soldi per allungare il suo indebitamento ad un tasso minore di quello che attualmente paga.

Niente di strano dunque per una delle maggiori società petrolifere al mondo che, però, forse avrebbe potuto scegliere un altro slogan per promuovere l’operazione.

In effetti viene da pensare a quanto altro mette in circolo il Gruppo creato da Enrico Mattei che, non dimentichiamolo, ha chiuso il 1° semestre 2011 con un utile netto di 3,8 mld di euro (-6% rispetto allo stesso periodo 2010).

Basta infatti digitare Eni (che tra l’altro controlla l’agenzia di stampa Agi e fino a qualche anno fa anche il quotidiano Il Giorno) su Google per avere solo la difficoltà della scelta delle notizie. Non solo negative, sia ben chiaro, però in tanti ci ricordiamo Report di Milena Gabanelli del 7 giugno 2009 quando la trasmissione si occupò di quanto stava accadendo nel delta del Niger (il fenomeno del gas flaring).

Nel caso qualcuno si fosse perso la puntata:

Ci ricordiamo meno, ma non per colpa nostra e anche se è più recente, del fatto che il Gruppo (che si ritiene “parte lesa”) sarebbe sotto inchiesta della Procura di Milano per presunte tangenti come riportava L’Unità del 22 giugno scorso laddove si poteva leggere che anche la controllata Saipem sarebbe sotto inchiesta per lo stesso motivo.

Così come l’oblio ha forse coperto la famosa tangente Eni/Petromin del 1979 (400 mln di euro attuali!) e quella ancora più sostanziosa e grondante sangue (Gardini e Cagliari, ricordate?) dell’Enimont.

E il famoso Pierfrancesco Pacini Battaglia, “quello appena sotto Gesù Cristo” come lo definì a suo tempo l’allora Pm Antonio Di Pietro, con l’altrettanto famoso Silvio Larini?

Senza andare tanto indietro nel tempo, però, basta rileggersi un articolo de Il Fatto Quotidiano del 7 febbraio 2011 dal titolo ‘Parla Julian Assange, l’Eni? “La vera grande azienda corrotta in Italia”’.

Oppure quello appena piu’ vecchio (8 dicembre 2010) dello stesso quotidiano nell’articolo “Tangentopoli in Nigeria: Eni pronta a pagare una multa da 150 mln di dollari”.

Forse non conosciamo l’interessante blog Dorsogna dove si possono trovare articoli su l’Eni a Molfetta, a Taranto, a Mantova, in Maremma, a Crotone, a Gela, a Praia a Mare, a Manfredonia, in Veneto, in Basilicata, in Congo, a Paderno Dugnano, in Egitto e in Ecuador. Presenze quanto meno inquietanti, a leggere i pezzi.

Manca solo che il “cane a sei zampe” non ci scambi per un albero. Allora, in circolo, ci potrebbe andare anche dell’altro!

Paperon de Paperoni

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