Un uomo della Banda della Magliana parla a Repubblica sul caso Simmi. La nostra analisi va oltre.


Oggi su Repubblica.it, Federica Angeli intervista un uomo della ex Banda della Magliana, che per ovvi motivi chiama Manuel. La riportiamo totalmente:

Simmi nel 2005 ha trascorso una serata con la donna di un detenuto, Ivan Gennaro Musto, che uscito dal carcere gliel’avrebbe fatta pagare. È così?
“Dietro l’omicidio Simmi c’è la ‘ndrangheta. Musto è un “poraccio” che non c’entra niente con questa storia. Ti dico come è andata: quel ragazzetto (Simmi) ha fatto uno sgarro, ha voluto fare il furbo e con la malavita il furbo non lo poi fa’”.

Si è parlato di una partita di droga, cocaina, che Simmi avrebbe dovuto piazzare per conto della grossa malavita in cambio di protezione rispetto alle minacce di morte ricevute da Musto. Ma poi la vittima è venuta meno all’accordo.
“Può darsi che sia così”. L’espressione accompagnata da un gesto della mano, che nel corso dell’intervista spesso Manuel fa, lascia intendere che sia proprio così.

Ma lei conosce il nome del mandante di quell’omicidio?

“Guarda, te dico una cosa: l’omicidio di Simmi è paro paro a quello di Criniti”. Giuseppe Criniti, un imprenditore di 41 anni di origine calabrese che si occupava di lavori edili e di attività immobiliari, fu ucciso nell’ottobre del 2010, all’Infernetto, dopo aver lasciato a casa la sua ex fidanzata. Due persone, una in sella a uno scooter l’altra in macchina, gli bloccarono la strada e spararono. Un proiettile alla testa provocò la sua morte qualche giorno dopo l’esecuzione”.

Paro paro, nel senso che è stata la stessa mano ad uccidere?
“Eh. Brava, hai capito”.

Sempre la ‘ndrangheta?
“Sì, non è robba nostra”, intendendo per nostra, un regolamento di conti tra bande romane.

Gli inquirenti non sono così convinti, a quanto trapela, che sia stata la grossa criminalità contro Flavio.
“Ah no? E allora fatti spiegare della gambizzazione di Simmi (il giovane due mesi prima dell’omicidio fu ferito davanti al suo negozio di Compro Oro in via Monti della Pietà, ndr). Quello gli è salito addosso e gli ha sparato alle gambe. Gli è salito addosso, non so se me spiego. E quando stai sopra una persona spostare la canna dal cuore alla testa è un attimo. E invece, guarda caso, l’hanno preso alla gamba. Tradotto per i comuni mortali perbene: ti avviso che stai a fà lo stronzo, te sparo e vedi di rigare dritto. Ma quello ha continuato a fottersene, a fare il furbo, come dicevamo prima. E allora due mesi dopo l’hanno accoppato. Non so se hai capito, se t’è chiaro il discorso”.

Chiarissimo. E qual è il collegamento tra Simmi e Criniti, si conoscevano? Erano in affari insieme?
“Ma te che fai la guardia o la giornalista?”

Ma a Roma che succede? Gambizzazioni, omicidi, pestaggi. C’è una recrudescenza della criminalità, come ai tempi della Banda?
“La Banda ormai è morta, troppi infami hanno cantato. Ma te voglio dì ‘na cosa: una città come Roma è difficile da governà. Questi coglioni che si sparano e s’ammazzano vogliono fà i galletti con la malavita, vogliono farsi vedere potenti dalla ‘ndrangheta, dalla mafia, ma so’ morti de fame. Che manco sanno fa’ le rapine, accoppano un benzinaio per mille euro. Ma soprattutto non hanno capito la questione centrale: a Roma i burattinai, quelli veri, stanno seduti comodi in poltrona. E con loro gli affari li devi sapè fa’”.

LA NOSTRA ANALISI

Bella intervista, ma poco collima con dei fatti certi che ora andremo ad analizzare.

1) Come abbiamo provato sulla nostra pelle, parlare con gli ex appartenenti della Magliana non è sinonimo di certezze. E’ sempre, e con chiunque, un ricercare delle mezze verità che i soggetti in questione vogliono comunicare all’esterno e scinderli dal loro spiccato senso di protagonismo che li porta a “farcirli” di fantasia.

2) Flavio Simmi, da ricerche da noi effettuate, tra i suoi amici e conoscenti non aveva certo una spiccata tendenza al crimine ne’ tantomeno ai suoi rischi. Non era certamente l’avventuriero che cerca di fregare la malavita, quella vera .

3) La sera che venne gambizzato la madre urlò: i figli non si toccano. Frase che, visti i precedenti dei suoi parenti più stretti, escluderebbe colpe di Flavio.

4) Da un nostro informatore senza nome sappiamo che il giorno prima dell’uccisione di Flavio il padre andò al capezzale di Enrico Nicoletti, cosa chiese? cosa disse all’ex cassiere della banda?

5) Perché il padre quando vide il corpo di Flavio sul selciato continuò a ripetere che era colpa sua? Cosa fece o non fece Sergio Simmi per accusarsi dei colpi mortali dei killer al figlio?

6) Manuel dice che la gambizzazione è stato un avvertimento, siamo d’accordo. Ma perché allora mandare una lettera dicendo che la prossima volta non si sbaglieranno tirando in ballo anche l’onore? Un piccolo depistaggio?

7) E se Flavio Simmi fosse stato colpevole di qualche sgarro nei confronti della malavita, uno come lui abituato più ai locali notturni e al divertimento che non a traffici di droga, perché non cercare di ripianare eventuali debiti dopo un simile avvertimento?

Su una cosa tale Manuel ha ragione: tutti gli indizi portano alla grande criminalità, che si può chiamare mafia, camorra o ‘ndrangheta.

Chi ha gambizzato e poi ucciso Flavio Simmi non sono ragazzini dal carattere fumantino.

E’ gente esperta. Con freddezza, esperienza e organizzazione.

Vecchi personaggi che albergano in ospedali per evitare il carcere, sono ancora una volta burattinai di questo gioco. Intermediari tra il male che non si vede e quello che viene rappresentato dal sangue.

Credere che Flavio Simmi avesse una seconda vita? Non escludiamo niente , ma troppe domande cercano ancora risposta e certi giochi devono ancora essere chiariti del tutto. Nei bassifondi romani si narra che proprio l’ex cassiere della Banda della Magliana stia chiedendo la “stecca” del 20% a tutte le attività criminali romane, in nome e per conto di famiglie calabresi.

Fantasie? Chiacchiere da bar notturni? Fantasie di millantatori?

Aspetteremo e osserveremo attentamente tutto dall’alto di questa capitale, in un autunno che si prospetta caldissimo.

Alessandro Ambrosini

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