Omicidio Simmi: si lavora sull’ipotesi della droga sparita


Una serata con gli amici e la donna di un pregiudicato in galera. Una falsa accusa di stupro, la paura, la protezione di una grossa famiglia criminale del sud.
Una partita di droga non pagata o mal pagata. La gambizzazione davanti al suo negozio e la sua morte a Prati.

Ecco gli ingredienti che i carabinieri di Via Inselci stanno vagliando per cercare di capire e dare un volto ai colpevoli dell’uccisione di Flavio Simmi.

Ecco la pista che gli investigatori stanno seguendo per delineare i motivi che hanno portato indietro la capitale di 30 anni e più. Quello che balza agli occhi subito è l’escalation rapida e mortale degli avvenimenti e alcune domande che rimangono inevase. Andiamo con ordine.

Nel 2005 Flavio Simmi insieme a degli amici trascorre una serata con la compagna di un pregiudicato in galera, Gennaro Musto. La stessa lo denuncia per stupro, cosa che verrà smentita dal video del suo telefonino, innescando una serie di minacce e promesse di vendetta da parte del suo compagno in galera.

Flavio è impaurito, sa perfettamente che le minacce non saranno a vuoto e inizia a chiedere la protezione in ambienti di mala, tanto da arrivare ad un pezzo grosso del crimine romano.

Viene preso sotto la protezione di una grossa famiglia del sud e questo lo mette nella scomoda posizione di dover ritornare il favore smerciando una grossa partita di droga al doppio del valore della merce stessa. Qui la storia inizia a prendere aspetti foschi e poco chiari anche per gli investigatori della Beneamata.

Cosa può essere andato male? Non ha pagato la partita di droga? Se ne è trattenuto una parte? Si è tirato indietro nell’accordo con i criminali? Solo deduzioni, solo pensieri al momento.

Di sicuro è che l’8 febbraio Flavio Simmi è stato gambizzato con due colpi di pistola davanti alla sua oreficeria nei pressi di Campo de Fiori e che successivamente ha ricevuto una lettera chiara quanto minacciosa: “Non c’è cosa che ci fa incazzare di più di un lavoro incompleto, ma ti giuriamo, sull’unica legge che conosciamo, quella dell’onore, che il lavoro lo finiremo”.

Da quel momento Flavio si ritrovò “scoperto” e con qualcosa da “onorare”. La stessa cosa che pagò con la morte, a nulla valsero i tentativi che fece o fecero per lui di sistemare le cose incontrando nelle stanze d’ospedale boss conosciuti e riconosciuti.

A Prati la mattina del 5 Luglio i killer riscossero il “dovuto” in termini assoluti, togliendo ogni possibilità di rimediare a qualsivoglia cosa. Questa è la pista che l’autorità sta seguendo, cosa che segue un filo logico e sicuramente dei riscontri effettivi.

Ma delle domande impongono delle risposte chiare: perché la madre dopo la gambizzazione urlò ai killer: i figli non si toccano, come se il fatto fosse una vendetta trasversale? Perché il padre davanti al corpo freddo del figlio continuò a dire che era colpa sua? La risposta potrebbe essere semplicissima e legata allo shock di entrambi gli eventi, ma la storia dei Simmi impone forse anche una valutazone diversa.

Il padre e lo zio furono implicati nell’Operazione Colosseo che annientò quella che era chiamata la Banda della Magliana, il campo d’azione in cui erano stati posizionati da pentiti e inquirenti era quello dell’usura e del riciclaggio.

Sergio Simmi fu assolto ma l’ombra di quell’accusa rimase, complice anche quel negozio di gioielli e di compro oro posizionato vicino al Banco dei Pegni. Piazza che all’ora di pranzo attira tutti i personaggi romani legati all’usura, pronti come iene davanti a un cadavere, a “strozzare” persone in difficoltà economiche in vari modi.

Solo dietrologia?

Probabile.

Ma le domande restano, come restano inevase quelle circa il ruolo del “ boss” che fece da tramite con la famiglia del sud.

Ma ne parleremo ancora, questa storia non è finita.

Potrebbe essere anzi la chiave di lettura per capire i nuovi schemi, i nuovi assetti criminali di una Roma che non è più immune al crimine violento e sanguinario ma che ha gli anticorpi per riprendersi i propri spazi di legalità.

Ambrosini Alessandro

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