Dal “Pijamose Roma” al “pijati tutti” (o quasi). Arrestati due latitanti della gang di Roma Est


“Er Caccola”, il “Biondino”, “Pippetto” o il “Cinesino”, sono nomi che ricorrono spesso nella tradizione linguistica romana e che molte volte richiamano alla malavita.

Per l’appunto, sono i nomignoli di una gang sgominata quasi totalmente e che al grido di “pijamose Roma” aveva iniziato una presa di potere nella zona Est della capitale. Una delle tante bande.

E’ cronaca infatti che il Nucleo Carabinieri di Castel Gandolfo, coadiuvato dalla stazione di Ciampino e di Santa Maria delle Mole, hanno arrestato due latitanti scappati dalle maglie dei Carabinieri del Ros il il 3 Maggio scorso nell’ambito dell’Operazione Orfeo.

Un’operazione che ha portato all’arresto di 34 persone, compresi quelli di mercoledi: Luca Fiorà, 34 anni e Stefano Crescenzi, 32.

Da tempo le forze dell’ordine attenzionavano il “Pascià” locale sito in Via Settebagni, convinti che i due criminali arrivassero prima o poi da quelle parti.

Sia il Fiorà che il Crescenzi, infatti, all’interno della gang, erano addetti allo smercio di sostanze stupefacenti ai pusher delle varie zone e, probabilmente, si sono trovati a passare al locale per qualche incontro di “lavoro”.

Ad aspettare i due malavitosi, però, c’erano i carabinieri che, avendo visto arrivare un Suv Audi Q5 con targa tedesca e accertati che fossero i ricercati, anche per omicidio e sequestro di persona, li hanno ammanettati e arrestati.

All’appello ora, manca solo il capo di questa organizzazione: Giuseppe Molisso alias “Ciccio”, un ventinovenne nato per seguire le orme della famiglia camorrista dei Senese e portato alla ribalta dell’informazione criminale dopo l’arresto del clan stesso.

Aveva sfruttato bene il buco di potere che si era creato con l’arresto dei camorristi napoletani,dal Bar Orfeo di Cinecittà comandava lui ogni forma di gestione criminale del territorio. Dal Laurentino al Tuscolano, all’Appio fino a Cinecittà, in tre anni, aveva sparso terrore tra i concorrenti delle piazze dello spaccio con agguati e due omicidi.

Negli ultimi due aveva ripreso l’escalation violenta con gambizzazioni e tentati omicidi, come l’ultimo a Cinecittà dove un pregiudicato, al volante della sua Smart, è stato crivellato di colpi, riuscendo comunque a salvarsi.

La ricetta la conosceva bene “Ciccio”: violenza, scommesse clandestine, intimidazioni, sequestri e grande spaccio di droga.

Tutti ingredienti per “prendersi” Roma criminale, con la sfacciataggine, forse, dell’età e della certezza dell’impunità, con loro sono stati arrestati anche due agenti, uno della penitenziaria e uno delle volanti.

Si sono sbagliati.

Volevano copiare i colleghi di Scampia Ciccio e i suoi compari: grandi Suv, maxi-scooter in giacca e cravatta mentre agitavano le pistole in aria, come se si trovassero in Blade Runner.

Avevano creato il loro fortino di spaccio a Tor Bella Monaca, coperto anche da donne, mogli e sorelle, sempre pronte ad avvisare della presenza di polizia o carabinieri come delle brave vedette.

L’evidenza delle loro azioni criminali li porterà al giudizio immediato. Tali e pesanti le prove a loro carico che il Pm, Luca Tescaroli, ha ritenuto di saltare l’udienza preliminare.

E’ una guerra vera quella che si combatte a Roma giorno per giorno.

Alcuni la sottovalutano e sminuiscono la portata di quello che, personalmente, definisco un fenomeno preoccupante.

Il malaffare, a Roma, non è nato oggi.

E’ fisiologico come in ogni grande città.

La differenza sta nella forma, nell’intensità e nella violenza.

E’ una criminalità rafforzata da falsi miti e dalla possibilità di operare quasi indisturbati.

Difficile creare l’antidoto se non si conosce il virus. E troppe volte abbiamo visto le autorità muoversi non per prevenire ma per curare danni già fatti.

Non serve andare in televisione o sui giornali per parlare di un morto ammazzato o per aver sgominato una banda.

Serve poter prevenire tutto questo, servono più agenti e investigatori sulle strade e meno negli uffici.

Solo allora “ Ciccio”, “Er Caccola”, il “Biondino”, “Pippetto”, il “Cinesino” saranno nomi su cui sorridere.

Ambrosini Alessandro

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