A Reggio Calabria l’ottica della giustizia vince la miopia della ‘ndrangheta


Alla malavita, si sa, non bastano mai i posti dove poter allungare le mani. Per questo la ‘ndrangheta calabrese aveva iniziato ad allargare il suo campo visivo e d’azione sulle imprese di ottica.

Peccato, poi, che il sistema criminale avesse trasformato l’immagine proiettata sul futuro in ciò che voleva vedere perché, a limitare le prese sulla vista criminale, ci ha pensato, la giustizia con un’operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza.

Come per le operazioni d’urgenza, la Dda di Reggio Calabria ha infatti emesso un decreto per il sequestro immediato e preventivo di quattro imprese, quattro punti vendita di ottica, un immobile e numerosi conti correnti, per un valore di oltre 15 milioni di euro. Cinque persone, inoltre, risultano indagate con l’accusa di aver prestato il nome alle cosche della ‘ndrangheta calabrese sul campo delle imprese di ottica.

A perire, in questa vicenda, sono i Condello e i suoi affiliati. La famiglia appartenente alla ‘ndrangheta calabrese, infatti, aveva visto un ottimo guadagno sul campo dell’ottica.

Proprio su questa nuova attività imprenditoriale hanno prima investito su un’intera catena di negozi e successivamente, insieme a Santo Cuzzola, proprietario di una società titolare di alcuni punti vendita a Reggio Calabria, l’hanno incrementata.

Il rapporto particolarmente redditizio tra l’imprenditore e la ‘ndrangheta, era nato nel 2000 dopo che lo stesso capocosca Antonino Lo Giudice, oggi collaboratore di giustizia e ausilio in queste indagini, aveva provveduto alle presentazioni tra Pasquale Condello detto “il supremo”(super latitante della ‘ndrangheta arrestato nel 2008) e Santo Cuzzola.

Secondo il pm Giuseppe Lombardo proprio questo rapporto “supremo” aveva fatto la fortuna dell’attività imprenditoriale dei due che, infatti, cresceva velocemente. Il brivido che passò la schiena dei due venuti a sapere del pentimento di Lo Giudice, fu il solo accenno di paura, almeno formale o meglio, preventivo. Infatti per evitare che quando e se, dalla bocca dell’ex amico fosse venuta fuori la verità era necessario eliminare quelle tracce riscontrabili nella realtà.

Così Cuzzola iniziò a cedere le attività ai propri dipendenti. Ovviamente una cessione su carta. Infatti, l’uomo indicato come fiduciario dei clan del quartiere Archi, restava palesemente il titolare di tutti i punti vendita meno, il suo grado direttivo.
Peccato però che la forma cautelativa utilizzata dai criminali, arrivava, comunque, troppo tardi.

Dalla sala comandi della giustizia, infatti, le indagini erano partite proprio con il moltiplicarsi, in tempi brevi, delle attività e dall’inchiesta dei carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza, questo spostamento di pedine della ‘ndrangheta (come uomini e donne della cosca o alcuni parenti di Pasquale Condello e suo cugino Domenico -latitante da un venti anni-), assunte con mansioni generiche e messe successivamente alla direzione, risulta dallo sviluppo delle indagini.

Oggi, l’intervento, è riuscito e tutti, ci vedono, finalmente più chiaro.

Marina Angelo

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