Intervista a Sandrone Dazieri (scrittore e sceneggiatore)


Perché il crimine diventa mito?

Perché è raccontato bene, soprattutto. Poi, in fondo, i delitti son tutti uguali ma a volte, vengono raccontati molto bene da una trasmissione, da un film o da un telefilm e riescono ad entrare nell’immaginario collettivo.
In qualche modo, la narrazione riesce a costruire dei personaggi forti che restano nella mente poi, magari lo sono già in partenza perché c’è un elemento alla base che funziona però, soprattutto, deve essere raccontato bene.

L’esigenza di “mediare” il crimine nasce per ovviare ad un cattivo lavoro della magistratura o dalla necessità di strumentalizzarlo?

No, semplicemente, c’è un “quid” rassicurante nel sapere che una verità si può raggiungere. Quello che ci insegnano i casi di cronaca vera è che la verità ultima, non si raggiunge mai. Si può avere una ragionevole certezza che un soggetto sia colpevole, ci si può sentire convinti di ciò che hanno raccontato gli investigatori ma, l’assoluta certezza, non ce l’hai.
Le trasmissioni e i telefilm ti danno, invece, questa certezza: “E’ possibile arrestare il male”

Quindi il “delitto imperfetto” rende tutti un po’ detective?

Da a tutti la speranza di trovare, in un modo o nell’altro, la verità. Si,in fondo giochi anche al detective e speri di arrivare alla fine, ad una conclusione e ad una soluzione.

Si è fatto riferimento al diritto di cronaca a prescindere dall’audience. Ma è proprio quella che oggi, però, ha allungato alcune trasmissioni e determinato la nascita di un intero canale dedicato al crimine…

Lavorando in televisione, pur non occupandomi di crimini veri (per fortuna), ho capito che quando una cosa la gente la vede, funziona e fa mercato. Quando la gente, invece non la vede, non funziona e non fa mercato. Quindi, evidentemente, finché ci sono le trasmissioni, come ad esempio Quarto Grado che ha battuto il record della rete, vuol dire che qualcosa interessava è costruito bene e quindi funzionava. Il mercato, lo fa il pubblico a seconda della proposta. Oggi poi, non c’è più un solo canale ma tanti quindi uno sceglie.

Però vedere zio Michele con una corda, cattura l’attenzione…

Evidentemente, però, al pubblico piace: è questo il problema.
E allora bisognerebbe chiedersi: perché al pubblico piace vedere zio Michele con la corda? Questa è un’altra questione ed io, infatti, guardo i film di solito.

Marina Angelo

Montaggio Giovanni Mercadante

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