ESCLUSIVA- Ustica: Il Mig era inseguito da due F-16. Lo afferma un testimone oculare


«Era il 27 giugno del 1980, un venerdì, ne sono certo. Erano passate da qualche minuto le ventuno, e quello che ho visto non l’ho mai dimenticano né raccontato a un magistrato né, tantomeno, a un giornalista. Mi fu consigliato di non parlare».

Siamo in Calabria, precisamente a Sellia Marina, provincia di Catanzaro. Su un terrazzo del villaggio turistico Hotel Triton c’è un imprenditore in vacanza con sua moglie. L’uomo, che oggi vive in Toscana, è di origini calabresi e nel giugno dell’Ottanta aveva trent’anni.

Alle sue spalle svettano le montagne della Sila e proprio di fronte i suoi occhi, il sole bagna, a poco a poco, il mar Ionio. Della tragedia di Ustica, del Dc9 Itavia, precipitato nel Tirreno con i suoi ottantuno passeggeri quella stessa sera e intorno a quello stesso orario (le 20.59), il testimone non sa nulla. Nessuno sa nulla. Nessun telegiornale ha ancora lanciato la notizia. Nessuno ha ancora iniziato le ricerche di quell’aereo che, dopo il tramonto, è scomparso dagli schermi radar.

«Quel giorno io e mia moglie eravamo in Calabria, a Sellia Marina precisamente, e alloggiavamo al Triton».
Comincia così il suo racconto inedito, che ascoltiamo solo trentuno anni dopo quella lunga notte. La stessa che quest’uomo non ha mai dimenticato.

«Prima di andare a cena eravamo sul terrazzo. Guardavamo le montagne della Sila, erano circa le 21 e 05, massimo le 21 e 10».

Guardando una cartina ingiallita dell’Igm, piena di appunti e di frecce, l’imprenditore si fa più preciso: «Guardavamo in direzione di Sersale e in lontananza, proprio verso la Sila, si vedevano come dei fuochi d’artificio. La cosa strana era che erano solamente orizzontali: raffiche velocissime che avevano lo stesso colore della luce emessa dalle lampadine a filamento, e quei bagliori sono durati almeno un minuto. Ho guardato meglio, c’era ancora luce, e ho visto che c’erano degli aerei in salita verso Crotone: ho avuto la sensazione che uno rincorresse l’altro sparandogli.

Dopo alcuni minuti, forse cinque, ma anche meno, ne ho visti altri due, li ho sentiti arrivare alle mie spalle, potrebbero aver sorvolato Catanzaro, venivano da Sud-Sud-Ovest. Volavano a bassissima quota, a pelo d’acqua e paralleli in direzione di Capo Rizzuto». [Guarda la ricostruzione]

Quell’immagine è, ancora oggi, chiara e ben fissata nei suoi ricordi. Il racconto appare genuino. Sembra non essere stato contaminato da nessun interesse. Il testimone, infatti, è un cittadino qualunque e di caccia e battaglie aeree, fino a quel momento, ne sapeva poco e niente.

«Sì, sono sicuro, quelli sul mare erano dei caccia militari, colore verde mimetico e sotto le ali non avevano coccarde. Negli anni successivi mi sono documentato, ho guardato decine di foto, per me erano due F-16. Poi mi hanno detto che di quel colore li avevano solo gli israeliani».

«Non le so rispondere, erano troppo lontani, ma sono certo che tra loro c’è stato un duello e in quello stesso contesto i due F-16 hanno avuto un ruolo».

L’imprenditore non parla di quel Mig 23 libico, entrato e uscito decine di volte dall’affaire Ustica. Lo tiene fuori dal suo racconto. Non vuole inquinarlo, ma è ben consapevole che per anni se n’è parlato e che proprio sulla Sila, a Colimiti di Castelsilano, in località Timpa delle Magare, si trova il punto dove ne furono rinvenuti i rottami.

Castelsilano: Ritrovamento Mig libico

Quel punto è a circa quaranta chilometri, in linea d’aria, da Sellia Marina.

Cinque minuti prima del passaggio dei due caccia sullo Ionio, guardando la Sila, quest’uomo vide il Mig e il suo inseguitore?

E’ probabile.

Non a caso quanto afferma combacia e conferma altre testimonianze, già agli atti dell’inchiesta di Ustica.

La nostra Aeronautica Militare ha sostenuto per anni che quel Mig libico finì lì il 18 luglio (tre settimane dopo la strage di Ustica), e che quell’incidente non aveva nulla a che fare con la sorte del Dc9. Di quel Mig sappiamo anche altro ma, per ora, vale la pena tornare alle parole del testimone:

«La mattina seguente, il 28, stavo rientrando in Toscana. Sull’autostrada per Cosenza mi fermai per fare rifornimento di carburante e al bar lessi su un quotidiano che era precipitato un aereo civile vicino all’isola di Ustica».

Il Mig entra nel racconto del nostro testimone tre settimane dopo: «Lo appresi leggendo il giornale. C’era un articolo che raccontava di un caccia libico trovato sulla Sila e allora collegai il fatto a ciò che avevo visto la sera del 27 giugno a Sellia Marina».

Fin qui abbiamo raccontato ciò che l’imprenditore ha visto, ciò che lo trasforma in un testimone oculare. Abbiamo chiesto a quest’uomo di sessant’anni, di cui preferiamo non fare il nome per ovvie ragioni (ma pronti a svelare l’identità qualora richiesta dai magistrati), di scremare il suo racconto. Di attenersi solo a ciò che aveva visto. Di far finta di non sapere di Ustica, di quel Mig e di tutto il resto. Ha fatto un grande sforzo e ha sempre percepito che ciò che riferiva avrebbe potuto avere il sapore del “solito racconto da mitomane”. Perché in questa storia, di personaggi così – falsi testimoni in cerca di notorietà – ce ne sono in ogni angolo.

«Mi creda, non avrei alcun interesse, alla mia età non mi metterei nelle mani di un giornalista. Ho una famiglia, una rispettabile azienda. Controlli pure. Non andrei a infilarmi in un ginepraio come questo solo per finire sui giornali. Non dica chi sono, non scriva dove abito, ma sappia che quello che le ho raccontato sono pronto a metterlo a verbale davanti ad un magistrato. Volevo raccontare quello che ho visto, anche se, a dire il vero l’ho anche fatto sebbene avessi seguito, in parte, il consiglio di un mio amico giudice. Lui, che oggi non c’è più, infatti mi sconsigliò di andare a testimoniare e lo ascoltai: non andai a testimoniare ma… un giorno telefonai al giudice Priore (Rosario, titolare dell’istruttoria sul disastro di Ustica, ndr). Non gli dissi il mio nome, perché avevo paura, erano decedute in modo sospetto delle persone legate a questo fatto».

Perché lo racconta a un giornalista, addirittura trentuno anni dopo? «Mi appassionai a questo fatto. Venni a sapere che il medico che per primo vide il cadavere del pilota del Mig disse che era deceduto da circa venti giorni. Sono calabrese, come quel dottore, e ho saputo, ma non so se è vero, che quel medico fu bastonato a sangue all’aeroporto di Caselle a Torino e poi costretto a cambiare versione e sostenere che quel cadavere non era in avanzato stato di decomposizione. A Sellia Marina, a due passi dall’albergo dove alloggiavo quella sera, in quegli anni c’era una base americana (in uso anche alla Nato, ndr): qualcuno è andato a chiedere se videro qualcosa? Ho appreso anche altro: alcuni militari in servizio in una base della nostra Aeronautica a Milazzo (di cui il testimone afferma di conoscere l’identità, ndr), dopo quella notte, furono trasferiti a Firenze, è vero?».

A questo punto del racconto abbiamo chiesto all’imprenditore di attualizzare la sua testimonianza. Mescolare ciò che aveva visto con ciò che ha successivamente sentito o letto: «Certo una convinzione me la sono fatta ma, ovviamente, è solo la mia opinione. Sicuramente quei caccia che inseguivano il Mig, erano degli F-16 e se non sbaglio gli unici ad avere quel velivolo nel 1980 erano gli israeliani. Perché nessuno li ha tirati in ballo? Non ho mai sentito parlare degli israeliani, sempre dei francesi e degli americani». C’erano anche gli israeliani in volo? Sebbene questa circostanza non ha mai ricevuto conferma da parte di alcun testimone, l’uomo potrebbe avere ragione. Questo, però, resta un sospetto. Dubbio che ha sempre sfiorato le indagini e velato le inchieste giornalistiche.

Le affermazioni di questo nuovo testimone, non sono supposizioni. Lui con la sua verità mnemonica coinvolge Israele, uno dei primi paesi a dotarsi di F-16 A/B Falcon. A ben guardare, i primi 75 con la colorazione mimetica, entrarono in servizio, proprio negli anni ’80 e ad Israele capitò di far a meno delle coccarde per compiere alcune missioni segrete. Una fra tutte, quella contro il reattore nucleare, costruito a Osirak in Iraq, con l’aiuto di tecnici italiani e francesi. Quale poteva essere la missione dei due F-16 avvistati sulla Calabria? Quel che appare certo è che non fosse rivendicabile e, a voler continuare con una congettura, magari proprio per colpire un trasporto di uranio verso l’Iraq o verso la Libia. Ciò che purtroppo, resta (col)legato alla realtà è che il tutto avvenne in un contesto di guerra, attraverso un’azione di cui il Dc9 fu vittima fortuita.

Quel Mig ha a che fare con Ustica e forse il leggendario vaso di Pandora è proprio il suo ruolo: come disse una volta Giovanni Spadolini ai giornalisti «scoprite cosa gli è successo e troverete la chiave per capire la strage di Ustica». L’Aeronautica afferma, da quell’estate dell’’80, che il caccia di Gheddafi cadde la mattina del 18 luglio e che il suo volo, non aveva nulla a che fare con la torbida vicenda del Dc9. Le cause della caduta, secondo l’arma azzurra, sono altrettanto chiare: era rimasto senza carburante. Lo pilotava Ezzedin Fadah El Khalil, 30enne siriano di origine palestinese. Forse ai comandi del Mig c’era lui. Un’altra ipotesi, perché tuttora, qualcuno sospetta invece che quel pilota, fosse italiano (indossava gli stivali e la tuta della nostra Aeronautica militare) e che in realtà stesse cercando di atterrare all’aeroporto di Crotone per rifornirsi. Il corpo di questo pilota viene successivamente trovato in avanzato stato di decomposizione, con evidenti tracce di putrefazione dei tessuti, tanto che ne risultò impossibile il prelievo delle impronte.

I due medici calabresi incaricati di eseguire l’autopsia, in una prima perizia, parlarono di “una morte risalente ad almeno venti giorni prima del 18 luglio”. Dopo, e successivamente alle “chiacchierate” pressioni esercitate sugli specialisti, è forte però il sospetto che (direttamente o indirettamente) furono costretti a scrivere una seconda relazione. Una nuova storia clinica del cadavere tanto da avere conclusioni diverse dalla precedente.

Per l’ordine obiettivo-storico dell’esame necroscopico, infatti, il cadavere, precedentemente in avanzato stato di decomposizione, è adesso “appena deceduto” e il sangue rappreso, liquido.

Quel Mig, vale la pena ricordarlo, aveva qualche buco di troppo sulla carlinga. Buchi, diranno gli esperti, compatibili con le traiettorie dei colpi sparati da un mitragliatore. Per l’Aeronautica (da sempre alle prese con l’incombenza, assai imbarazzante, di dimostrare il contrario), le lamiere del Mig al momento della caduta erano intatte. Strano poi apprendere che furono sottoposte ad alcuni esperimenti atti a verificare la capacità di penetrazione dei proiettili. A oggi, quindi, nessun mistero: a sparare fu l’Aeronautica dopo l’incidente per dei test. Punto.

Quel velivolo libico interessava a molti: alla Cia, ai nostri Servizi (il Sismi e il Sios) e a quelli di tutto l’Occidente; pure ai Carabinieri di Crotone che a fine giugno, lo cercano sulla Sila anche se, per anni, negheranno di essersene interessati. Un Mig che verosimilmente “buca” lo spazio aereo italiano mentre nel basso Mediterraneo è in corso un’imponente esercitazione della Nato denominata “Natinad Demon Jam V”.

La testimonianza di quest’uomo (attesta di aver visto quell’aereo e chi lo inseguiva, lo stesso giorno e alla stessa ora della tragedia di Ustica), si aggiunge a quelle già rese da altri calabresi. Spettatori che, da angolazioni diverse, videro più o meno la stessa cosa. Molti di loro non riuscirono, però, a consegnare agli inquirenti la certezza che quanto avvenne a Castelsilano era realmente legato a ciò che si verificò nei cieli di Ustica. Una mancata consegna da attribuire alla paura, alla scarsa memoria o, semplicemente, all’assenza di nessi.

Del resto, in questa storia, incerta è pure la traiettoria di volo del Mig, perché non sappiamo quanto videro i radar del basso Tirreno né cosa registrarono, da quelle prospettive, le stesse stazioni mentre il Dc9 si scontrava col suo destino.
Una conclusione la dobbiamo però ai periti: “non era possibile considerare congruente la traiettoria del Mig 23” con la traccia del radar di Otranto LJ054 che nella pasticciata relazione della Commissione italo-libica è attribuita al Mig. Quella traccia appare invece piuttosto compatibile con quella di un altro velivolo, diverso dal Mig 23, osservato da un teste oculare in prossimità di Capo Rizzuto. Gli stessi periti chiariranno poi, in un supplemento, anche come non era “comunque possibile addivenire a una risposta certa in ordine all’effettiva data di caduta del Mig”. Gli esperti Casarosa, Delle Mese e Held, incaricati dal giudice Priore di indagare sull’incidente di Castelsilano, concludono, infatti, che la ricostruzione della rotta seguita dal Mig è “incompatibile con la versione ufficiale fornita dai libici”.

Cioè quel caccia, tenuto conto del carburante imbarcato e delle caratteristiche della missione effettuata, non aveva sufficiente autonomia per coprire la tratta Benina (Bengasi)-Castelsilano, e che le caratteristiche della traiettoria di volo poco prima dell’impatto, ipotizzate dalla Commissione italo-libica (velivolo proveniente da Sud, pilota in stato d’incoscienza, motore spento), “non corrispondono a quanto osservato dai numerosi testimoni oculari”.

Ad allargare l’alone di mistero, già fitto intorno alla vicenda, è un biglietto scritto in arabo trovato tra i rottami del Mig. Nel gennaio del 1997 ne parla a Priore un ufficiale dell’Aeronautica in congedo, Enrico Milani. L’uomo visionò negli uffici del Sios quanto rinvenuto a Castelsilano e ciò che palesò, fa tremare i polsi: «riconobbi in una carta dei numeri scritti, stampati in arabo, pertinenti evidentemente alle tabelle di volo. Vidi poi un piccolo pezzo di carta bruciacchiato sito in un pezzo di busta lacerata. Questo pezzo recava delle diciture vergate a mano che recitavano una sorta di dichiarazione: “io sottoscritto pilota… colpevole dell’abbattimento e della morte di tanti…”. Si trattava di una dichiarazione di responsabilità, il nome del pilota, dalla dichiarazione, risultava essere “Khalil”». Ezzedin Fadah El Khalil.

E’ al generale Zeno Tascio, allora a capo del Sios (Servizio Informazioni dell’Aeronautica), che Milani avanza anche un’ipotesi, l’ennesima sul caso ma, come tutte, degna di nota. Quel pilota, secondo l’ex ufficiale, oltre la lingua araba conosceva anche i dettami dell’Islam.

Secondo l’ufficiale, coerentemente ai dettami del Corano e in obbedienza a un ordine impostogli dai vertici del regime del suo Paese, il pilota usò il biglietto per manifestare la volontà di espiare una grande colpa (aver abbattuto un aereo civile?) con un gesto suicida.

Milani dice anche altro: la “matricola” incisa sulla lamiera del velivolo era composta da due numeri, uno in cifre arabe, collocato a destra, e l’altro in cifre occidentali, a sinistra. Gli inquirenti, a questo punto, gli mostrano gli atti in loro possesso. Gli chiedono di confermare l’esatta corrispondenza con quelle che il generale Tascio gli fece vedere negli uffici del Sios. Lui risponde di no: “sono scritte sempre in arabo ma non sono quelle”.

Che fine ha fatto il biglietto scritto dal pilota? Cosa c’era scritto esattamente? Era una prova importante, ma come tutte le prove legate al caso Ustica fece una brutta fine. Ecco quale, dalle conclusioni del giudice Priore: “È difficile poter dire quale fosse l’esatto contenuto di questo scritto. Di certo esso esisteva, ed è stato fatto sparire. Di certo esso conteneva una sorta di invocazione di perdono, e per questo motivo si è temuto che potesse divenire di pubblico dominio.

A cosa si riferisse non è però possibile dirlo con certezza. Potrebbe essere una specie di preghiera che ogni buon mussulmano, in particolare se rischia la vita con la sua attività e se tale attività cagiona o ha cagionato morti, porta con sé”.

Fabrizio Colarieti

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27 comments on “ESCLUSIVA- Ustica: Il Mig era inseguito da due F-16. Lo afferma un testimone oculare
  1. […] Fabrizio Colarieti per Notte Criminale/stragi80.it [Link originale] Questa voce è stata pubblicata in Articoli e contrassegnata con 1980, 27 giugno 1980, […]

  2. […] Fabrizio Colarieti per Notte Criminale/stragi80.it [Link originale] Questa voce è stata pubblicata in Articoli, Misteri d'Italia, Strage di Ustica e […]

  3. aron2201sperber ha detto:

    alle 21:00 (dopo il tramonto) in Calabria un uomo che non si intendeva per niente die aerei militari (come dice) vuole aver individuato degli aerei militari israeliani?

  4. Michele ha detto:

    I primi quattro F16, sono arrivati in Israele (dal USA) il 2Luglio 1980- il che vuol dire DOPO la strage di Ustica .Basta informarsi. Ma é strana la gente…

  5. […] ESCLUSIVA- Ustica: Il Mig era inseguito da due F-16. Lo afferma un testimone oculare […]

  6. Vanni ha detto:

    http://www.f-16.net/f-16_users_article7.html
    Inventory
    Peace Marble I
    “The first four F-16s, known as Netz (Hawk) in IDFAF service and wearing standard sand/brown/green camouflage colors, arrived in Israel in July of 1980 after an 11 hour delivery flight. IOC was achieved a few weeks later. Although the last 22 of these aircraft were put on hold by the Reagan Administration following the Raid on the Osirak reactor, final deliveries took place in 1981.”
    Quindi diversi giorni DOPO Ustica.
    Sta a vedere che i perfidi giudei avevano a bordo anche una macchina del tempo…
    Naturalmente, l’espressione “perfidi giudei” è dovuta solo allo scherno con cui accogliere le frottole dei soliti immarcescibili antisemiti.

  7. Stefano ha detto:

    @Vanni…io mi domando una cosa, sono 31 anni che non si hanno certezze di quei 12 mesi a cavallo del 1980/81 sulle questioni interne di tutti i paesi che si affacciano sul mediterraneo. Come puoi dare per certa una informazione inerente la difesa interna di uno stato inimicato con tutto il mondo(tranne che con gli USA)?

    • carlo ha detto:

      hai una gran voglia di poterci credere, vero? l’impotenza di fronte al muro di gomma fa venire voglia di dire non è la mia impotenza, adesso finalmente so tutto. si come Tognazzi capo delle BR. mi fai pena.

  8. aron2201sperber ha detto:

    Un uomo che dice che “sapeva niente di aerei militari”.

    Lostesso era riuscito a individuare due “aerei israeliani”.

    Anche se il sole alle 21:10 a Catanzaro era gia tramontato…

    Naturalemente tutti giornalisti ripetono la “bella scoperta”:

    http://strage80bologna.wordpress.com/2011/06/27/nella-notte-calabrese/

    CARAFFA DI CATANZARO ( 38.9N – 16.5E )
    Martedi, 28 Giugno 2011

    IL SOLE
    sorge 05:30 tramonta 20:23
    Durata del giorno 14:53 LA LUNA
    sorge 02:50 ( azimuth 61.8° )
    tramonta 17:54 ( azimuth 299.7° )

    Fuso orario: GMT+2

    http://www.eurometeo.com/italian/ephem

  9. uans ha detto:

    Dopo 31 anni se lo ricorda così nitidamente? Mah…

  10. Giorgio Caccamo ha detto:

    Fatti come quello di Ustica impongono qualche riflessione (e indignazione) anche a chi non era ancora nato però sa bene che in quegli anni l’Italia era un paese non solo di santi, poeti, navigatori, ma anche di militari e servizi deviati, di politici conniventi e di terroristi impuniti.

    http://sicilitudine.blogspot.com/2011/06/anniversario-31-ustica.html

  11. […] Fabrizio Colarieti per stragi80.it Ustica, una storia scritta male. Intervista a Fabrizio Colarieti Ustica,una storia scritta male. Intervista a Fabrizio Colarieti (seconda parte) ESCLUSIVA- Ustica: Il Mig era inseguito da due F-16. Lo afferma un testimone oculare […]

  12. […] (QUI la prima parte; QUI la seconda) registrata prima delle ultime notizie inerenti lo scottante “caso […]

  13. […] della Difesa e dei Trasporti a risarcire, di 100 milioni, i familiari delle vittime del disastro), escludono, che la causa della caduta del DC 9 dell’Itavia, in volo sui cieli di Ustica, fu una […]

  14. da Bologna ha detto:

    UN mese dopo un carico di esplosivo scoppiava a Bologna .L’ex presidente Cossiga ha rivelato negli anni ’90 che si trattava di materiale bellico palestinese che per un patto segreto tra Moro e l’ OLP poteva transitare segretamente in Italia.Direi che gli elementi per mettere sul banco degli imputati Israele, OLP, USA e Libia ci sono tutti. UNa nota: in una rarissima intervista , un giovanissimo Gheddafi invita le autorita’ e i giornalisti occidentali a intervistarlo su quanto accadde a Ustica.Perche’ non se ne seppe niente della sua versione?

  15. roberta ha detto:

    queste sono storie che ogni tantoeescono quindi la memoria ci può stare benissimo visto l’impatto avuto…e poi col tempo si ricostruiscono gli anelli mancanti e si colegano i fatti… un fatto è certo… tutti i testimoni possibili hanno fatto una brutta fine… quindi sicuramente non è dietrologia e neanche complottista trovare credibile questa ipotesi…

  16. Luciano Faia ha detto:

    Santo cielo, capisco l´entusiasmo per una nuova testimonianza… ma un minimo di aderenza alla realtà! 1Ammesso che si trattasse di un f 16, è un aereo AMERICANO al 100% VENDUTO anche ad Israele. 2 Sono appassionato da anni di aeronautica e vi posso garantire che per un occhio non allenato è quasi impossibile distinguere un modello di caccia dall´altro se visti per poco, velocemente e con scarsa luce. Ad esempio il Mig 23 può essere scambiato per un Tornado, l´f 16 per un Mirage f1 e via dicendo. 3 come diavolo ci arriva un f 16 Israeliano fino alla Calabria!? E sorvolando paesi nemici. Non metto in dubbio che questo signore abbia visto qualcosa, ma eviterei di partire lancia in resta a costruire teorie basandosi su di uno specifico modello che egli sembra di ricordare di aver visto.

  17. l ha detto:

    La “pista israeliana” e’ interessante visto che abbiamo due fonti differenti che portano ad essa: la testimonianza sopracitata e Victor Ostrovsky (ex agente Mossad) nel suo libro pubblicato nel 1994 dal titolo “The other side of deception” – ISBN 0-06-017635-0. Mi risulta che tale libro sia stato edito solo in inglese.

    A pagina 248 si riferisce di una conversazione tra l’autore ed un collega inglese, avvenuta a fine Gennaio 1990 in un albergo ad Ottawa (Canada), e parte con una domanda di quest’ultimo:
    “Do you believe or think or know if the Mossad may have had any involvement in what happened to Flight 103 over Lockerbie?”
    I was dumbfounded. It took me several seconds to realize what the man had asked me. I responded almost automatically. “No way.”
    “Why?”
    “No reason. Just no way, that’s all. Up to this point, every time Israel or the Mossad has been responsible for the downing of a plane, it’s been an accident, and related directly to the so-called security of the state, like the shooting down of the Libyan plane over the Sinai and the Italian plane (thought to carry uranium) in 1980, killing eighty-one people. There is no way that they’d do this.”

    Traduzione:
    “Credi o pensi o sai se il Mossad puo’ essere implicato in quanto e’ successo al volo 103 su Lockerbie?”
    Ero perplesso. Ci misi diversi secondi a realizzare quanto mi era stato chiesto. Risposi quasi automaticamente. “In nessun modo”.
    “Perche’?”
    “Nessun motivo. Semplicemente in nessun modo, e’ tutto. Sino ad oggi, ogni volta che Israele o il Mossad e’ stato responsabile dell’abbattimento di un aereo, si e’ trattato di un incidente, ed in diretta relazione con la cosiddetta sicurezza di stato, come l’abbattimento dell’aereo libico sul Sinai e l’aereo italiano (che si pensava trasportasse uranio) nel 1980, nel quale furono uccise ottantuno persone. In nessun modo avrebbero fatto una cosa simile”.

  18. roby ha detto:

    Intanto bisognerebbe capire come un Mig libico è arrivato in italia: poichè non ha l’autonomia necessaria ;dobbiamo dedurre che fu rifornito in volo? , e da chi ? Dall’AMI, ma a quel tempo aveva la capacità di farlo?O fu ospitato alla chetichella in un campo attrezzato e rifornito da qualche compiacente autobotte dell’AMI?(ci furono persone che lo videro).E sempre per motivi di autonomia , come ci sarebbero arrivati nel nostro Meridione due ,o più F16 da Israele?Anche questi riforniti in volo ?Forse, ma certo questi non sul suolo italiano, non è ipotizzabile. E’ possibile che 30 anni fa gli Israeliani spedirono quaggiù un aereo cisterna, e nessuno se ne accorse? C’è qualcosa che non va.

  19. roberto ha detto:

    Beh sappiate che a breve il regista Renzo Martinelli vuole portare la vicenda di nuovo al cinema (dopo il muro di gomma di risi). Parlando con lui, vorrebbe nel film propendere per una quarta ipotesi di collisione in volo con aereo USA durante poi un presunto scontro. Al contrario ritengo che gli USA siano proprio quelli che non c’entrano nulla, di sicuro sanno la verità , ma ritengo molto più probabile la pista francese citata anche dallo stesso Cossiga poco prima di scomparire. Ho avuto la fortuna di conoscere un radarista di Fiumicino dopo anni che mi confermò che quella notte al largo c’era la portaerei francese Foch, che il giorno dopo vennero da loro a sequestrare tutto… e si parla di un presunto viaggio di Gheddafi segreto che stava tornando in Libia, scopo dei francesi eliminare il nemico che alimentava i ribelli in Ciad con armi e forze, molto dimenticano la guerra in Ciad. Anche se l’ipotesi Israeliana non è da escludere, ma l’impressione è che sembra che quella sera tutti erano d’accordo per fare qualcosa,ma si commise un tragico errore che nessuno ancora oggi vuole ammettere.

  20. Maurone ha detto:

    Riporto qui la mia testimonianza per un episodio che rimase molto impresso a me e ai miei familiari. Avevo 8 anni ed ero in vacanza in località Praia a Mare, Calabria costa tirrenica. Premetto: mio padre, ex ufficiale dei carabinieri, e prima nell’esercito (di leva, non so quale ruolo di responsabilità avesse raggiunto..), era un appassionato anche di aereonautica, ed aveva contagiato pure me. Avevamo in casa l’intera collezione MACH1 di aerei militari, ogni volta fischiava un aereo di passaggio lui mi diceva modello etc etc..ero molto attento a ciò che mi spiegava..assorbivo nozioni come una spugna.. Ok, premesso ciò, nei giorni (e qui ritorno dopo..) di Ustica, una mattina che eravamo al mare, saranno state le 10 circa..la spiaggia non posso ricordare quale fosse..ma ricordo bene era in un golfo, penso sotto Praia a Mare..con due promontori ai lati (nord e sud)..ad un certo punto..,credo da sx vs dx (cioè sud-nord)..spuntò un aereo..a volo molto molto radente davanti ai promontori..naturalmente mio padre, ed io lo guardammo attentamente, come appassionati..ebbene..rimanemmo esterrefatti..la fusoliera le ali..(vedemmo bene pure il colore, era credo sul verde scuro, o comunque mi pare non certo chiaro, molto scuro)..l’aereo supersonico, un caccia militare..non corrispondeva per fattezze a nessuno dei tipi di aereo che vedevamo passare in cielo ogni tanto. O meglio, non corrispondeva assolutamente nè a un F104, nè a un MIRAGE..nè a un caccia americano..a nessuno del blocco occidentale..piuttosto la fisionomia coincideva assolutamente con un MIG, erano inconfondibili ed unici…e si vedeva troppo bene, abbiamo avuto tutto il tempo di osservarlo mentre attraversava il golfo (stava sotto costa bassissimo, quindi..) ..potrei dire si vide addirittura il pilota dentro ( il casco) ma qui rischio di dire un’idiozia..non posso ricordare tanto..comunque..in spiaggia c’era tanta gente..ma solo noi rimanemmo attoniti..a vedere un aereo del genere dalle nostre parti..
    Comunque, quando successe ciò e quando successe Ustica..?? ricordo che eravamo a fine vacanze..tornammo a casa…apprendemmo del DC9 scomparso..nessuno parlava di
    aerei, abbattimenti o che…(ah, mio padre per lavoro ogni tanto aveva preso il volo per palermo DC9 credo da Pisa mi sa.., ma questo non significa nulla..) ..a mio padre..guardandosi con mia madre..venne a mente questo episodio..ma la tempistica (il DC9 poi cadde di sera, cmq)..il giorno intendo…poteva essere che noi avessimo visto il MIG tipo il giorno prima..non pareva che i giorni coincidessero..comunque, in breve, ci rimase molto impresso questo strano episodio..in relazione al fatto di Ustica..

  21. Maurone ha detto:

    ..aggiungo..no..non poteva essere un tornado..di quelli ne vedevamo ogni tanto in maremma al mare (con la base aeronautica di grosseto vicina..)..la forma era ben diversa..ci colpì mi pare per il particolare che aveva la presa d’aria del motore sotto la fusoliera, arretrata rispetto alla cabina di pilotaggio..questo rendeva il muso molto affilato..era una caratteristica unica dei MIG..per questo rimanemmo interdetti..cosa ci faceva un aereo del blocco sovietico a volare sull’Italia..? un aereo mai visto, alieno..che mai dovremmo vedere in occidente..
    Nessi con Ustica? assolutamente non saprei che dire..comunque non certo un nesso diretto (orario e giorno differenti..forse il giorno prima ci rimase l’impressione..).. ho letto circa un anno fa ..scritto su un forum da qcuno..una cosa tipo..’l’Italia era bifronte..da una parte fedele agli USA e blocco occidentale..dall’altra la Libia aveva l’embargo..e per addestrare e manutenzionare i mig..li mandava in albania passando da un canale in italia..anche fermandosi in un aeroporto della calabria..un patto col governo italiano.. certamente c’è chi ne sa di più, io ho riportato solo la certezza dell’episodio che mi successe e di ciò che vidi…..un saluto a tutti..

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