Riso Scotti: quando il piatto diventa pesante


Nei giorni scorsi e’ stata disposta la revoca del fermo domiciliare di Dario Scotti, presidente della Riso Scotti Spa (allegato 1 comunicato_stampa_16_giugno_2011), alla quale era stato sottoposto dal Tribunale di Milano nell’ambito di un’indagine sulla Riso Scotti Energia Spa relativa a presunti illeciti ambientali.

L’indagine, seguita dal Gip di Milano Stefania Donadeo, e’ -come si legge in un’altra nota:” il prosieguo di quella già pubblicata sugli organi di stampa nel mese di novembre 2010 e coinvolge esclusivamente la società “Riso Scotti Energia S.p.a.” che svolge attività di produzione di energia, attività che non ha attinenza alcuna con il ciclo produttivo della Riso Scotti S.p.a. ed i prodotti alimentari dalla stessa commercializzati”.

A novembre 2010, riportano i giornali, la procura di Pavia aveva aperto un’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti e produzione illegale di energia da rifiuti da parte della Riso Scotti Energia Spa ed aveva arrestato il presidente della societa’ Giorgio Radice, mentre il “dottor Scotti”, reso famoso dalla pubblicità del suo omonimo Gerry Scotti, era implicato in qualita’ di vicepresidente della stessa societa’ e non quale presidente della Riso Scotti Spa, societa’ “non riguardata” dall’inchiesta.

La centrale elettrica, costruita insieme al nuovo megastabilimento azzurro alle porte di Pavia nel 2002, era nata per bruciare “la buccia dei chicchi che altrimenti andrebbe gettata” come affermava Dario Scotti in un’intervista al Corriere Economia del 10 marzo 2003, sottolineando (e qui nasce l’affaire probabilmente) che “produciamo molta più energia elettrica di quella che consuma l’ intero impianto“, «Per la precisione -aveva aggiunto l’allora a.d. (oggi consigliere delegato e responsabile dell’impianto) di Riso Scotti Energia Spa, Giorgio Francescone, finito ai domiciliari nella recente inchiesta-, circa sei volte tanto».

«Entro la fine di quest’ anno (2003, n.d.r) -spiegava Francescone in quell’articolo- avremo completato il collegamento fra la centrale e gli altri impianti, che ci consentirà di convogliare nel ciclo di produzione del riso parboiled una parte del vapore a 450° derivante dalla combustione della lolla (la crusca del riso, ndr) e di biomasse vegetali, per riutilizzarlo direttamente in azienda. Il resto del vapore muoverà, come oggi, una turbina che produce 5 Megawatt all’ora, immessi nella rete per venderli all’ Enel»

Ebbene secondo i magistrati in quella centrale non sono stati bruciati solo crusca di riso e biomasse ma anche (secondo un articolo del Secolo XIX.it del 17/11/2010) “rifiuti di varia natura -legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane e industriali e altri materiali misti- che per le loro caratteristiche chimico-fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione di metalli pesanti (cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo e altri) previsti dalle autorizzazioni”.

In questo quadro, che ha consentito alla Scotti Riso Energia Spa di incassare -sempre secondo gli inquirenti- qualcosa come 28 mln di euro di indebiti profitti, Dario Scotti e’ stato chiamato in causa da Giorgio Radice, presidente della Riso Scotti Energia. Quest’ultimo -riporta Leggo Italia – ha infatti raccontato ai magistrati di aver pagato mazzette per “115.000 euro per evitare che la G.S.E. di Roma (Gestore……) non pretendesse la restituzione di 7 mln di euro nell’ambito di un contenzioso aperto tra le due società, dopo una verifica all’impianto del maggio 2009 che aveva accertato irregolarità nello smaltimento. Tangenti, ha messo a verbale Radice, pagate con il pieno avallo e sostegno del patron Scotti”.

Le precisazioni dei comunicati ufficiali della Riso Scotti Spa, non lasciano spazio a dubbi (indubbiamente!) ma permettono di domandarsi cosa si sarebbe potuto leggere in un ipotetico comunicato del Gruppo potendo immaginare che Riso Scotti Energia Spa potrebbe entrare nel perimetro di consolidamento.

Mi sia però consentito di pensar male (come dice quel detto? a pensar male……..) perchè anche solo recentemente (dicembre 2010), stando all’Autorità Antitrust, alla Riso Scotti hanno cercato di fare i furbetti con pubblicita’ ingannevoli dei prodotti “PastaRiso Scotti Attiva” e gallette di riso “Risette attive” che hanno portato ad una multa di 120.000 euro e all’immediata cessazione o continuazione della diffusione. (allegato 6)

Ancora più recente e’, infine, la segnalazione del sito numedionoline.it che incita il giuri dell’autodisciplina pubblicitaria ad esaminare la pubblicità del gelato “Chiccolat”, mentre tempo fa (5/10/2009) il sito de Il Sole 24 Ore aveva inaugurato una rubrica intitolata “foto virtuali per prodotti reali” proprio con la Pasta di Riso Scotti evidenziando la notevole differenza tra il prodotto in copertina, definito molto accattivante, e quello effettivamente contenuto nella confezione.

Insomma al Gruppo Riso Scotti pensano proprio a tutto: dal riso al gelato, passando per insalate, maionese, latte, panetterie in franchising, per i cani…. e rifiuti, più o meno regolari, ma evidentemente a volte anche un piatto (e che piatto!) di riso alla lunga può risultare indigesto!

Paperon De Paperoni

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