Quando un bacio impone silenzio e l’omertà gira il mondo, l’infame è sempre altro


E’ l’8 giugno. Siamo davanti la Questura di Napoli: due uomini, si scambiano un bacio. Niente di strano. Giusto. L’amore non ha sesso né età. Giusto: l’amore. Ma quel bacio non è stato simbolo di nessun sentimento buono. Quel bacio è stato un ammonizione a non cambiare le regole e soprattutto, a non parlare. Un sigillo per più di due bocche.

Gli attori, infatti, non sono uomini che si amano. Si fatica solo a pensare che gente così possa immaginarlo quel sentimento. Uomini della camorra. Uomini che con lo stesso silenzio imposto dall’omertà e dalle regole delle cosche malavitose, hanno lanciato un messaggio “solidale” e “fraterno” al mondo intero e a chi di dovere.

Sono Daniele D’Agnese (arrestato con il boss Carmine Amato) e un suo sodale. Il formato del messaggio, sdogana il codice dell’omertà passando di bocca in bocca e di pagina in pagina.

Nel rispetto delle regole della “Società dell’umiltà”, il termine Omertà (dal siciliano “omu”, uomo e dal napoletano “umertà”, umiltà,) è stato tradotto semplicemente appoggiando una bocca su di un’altra. Un gesto che lascia quelle ed altre bocche senza parole e ricorda di non trovarne proprio quando sono lì, come in quel momento, davanti alla giustizia.

Mafia, camorra, sacra corona unita, ‘ndrangeta e le diverse inclinazioni o declinazioni della mala vita più o meno organizzata sono purtroppo conosciute al mondo intero. Meno quei riti che ne stabiliscono condotte e regole. E se un bacio non ha bisogno di traduzioni allora, bacio sia: con lo Stato non si parla.
Rubato dai fotografi in poco tempo ha fatto il giro del mondo a braccetto con l’Omertà. Termine sconosciuto in alcuni Paesi sebbene consacrato in più di una occasione.

L’Indipendent lo impagina e lo correda di traduzione mancante non solo nel dizionario inglese. A darle è Corrado De Rosa, psichiatra napoletano che non manca di sottolineare una maggiore tolleranza da parte della camorra rispetto alla mafia. Per la mafia, un bacio sulla bocca è, infatti, una condanna a morte. A indicare il rispetto (anche delle regole) sono solo i baci sulle guance. Lo psichiatra sapeva « di camorristi che s’erano baciati sulle labbra ma non avevo mai visto una cosa simile fatta in pubblico» Per De Rosa «Il fatto che sia stato compiuto in questo modo indica che il gesto doveva portare un messaggio molto importante» Già, e l’invio è avvenuto sicuramente con successo.

Corrado De Rosa, ha contribuito ad illuminare quell’oscuro mondo del crimine attraverso le pagine del suo libro “I medici della camorra” (Castelvecchi). E’ lì che racconta come la criminalità organizzata viene informata ed aiutata a scappare alla giustizia. Informazioni preziose per chi, senza nemmeno un bacio, tiene la bocca chiusa o per chi, disonorando la divisa, apre le porte. Infami dentro e fuori la giustizia. Perché se di appropriazione indebita di termini bisogna parlare, allora, gli infami sono quelli che aiutano i criminali, quelli che li assecondano, quelli che si fanno minacciare da un bacio, quelli che contribuiscono a mantenere viva la cultura del silenzio. Questo è l’infame.

Marina Angelo

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