Cesare Battisti: quando il terrorismo non conosce condanna ma solo vergogna


LA STORIA
Cesare Battisti, classe 1954, originario di Cisterna di Latina, ex appartenente ai Pac, i Proletari armati per il comunismo, rifugiato in Francia dal 1990, ha ricevuto in Italia quattro condanne all’ergastolo per altrettanti omicidi compiuti tra il 1978 e il 1979.

Battisti è accusato di essere stato il killer di Antonio Santoro, maresciallo capo delle guardie carcerarie di Udine ucciso il 6 giugno 1978 e di Andrea Campagna, agente della Digos di Milano, ucciso il 19 aprile 1979. Inoltre è stato il mandante dell’omicidio del gioielliere milanese Pierlugi Torregiani compiuto il 16 febbraio 1979, lo stesso giorno in cui Battisti partecipò all’esecuzione di Lino Sabadini nella sua macelleria a Mestre. Arrestato a Milano il 26 giugno 1979 il terrorista era poi riuscito ad evadere dal carcere di Frosinone due anni dopo, il 4 ottobre del 1981. Si era inizialmente rifugiato in Messico, quindi in Francia, dove il 30 novembre 1990 era stato fermato dalla polizia a Parigi insieme ad altri quattro italiani.


«SOLUZIONE POLITICA» – Liberato pochi mesi dopo – secondo la legge francese dell’epoca sull’estradizione – Battisti si era rivolto già alla fine degli anni 90 al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per chiedere una «soluzione politica» agli anni di piombo. L’ex appartenente ai Pac era poi stato nuovamente arrestato nel febbraio del 2004 sulla base della richiesta di estradizione fatta dal governo italiano. Anni fa il ministro della Giustizia francese Dominique Perben che si era incontrato con l’allora Guardasigilli italiano Roberto Castelli sulla questione dei rifugiati aveva annunciato che la situazione dei condannati in Italia per terrorismo sarebbe stata esaminata «caso per caso». Ma Battisti ha sempre dichiarato di «non riconoscersi» in quel ragazzo che fu protagonista della insanguinata stagione degli anni Settanta.
(fonte: Agi)

La cronaca di queste ore

Il Supremo tribunale federale (Stf) di Brasilia ha prima rigettato senza analizzarlo nel merito il ricorso del governo italiano contro la decisione dell’ex presidente Lula, che ha bloccato l’estradizione dell’ex terrorista. Una decisione che però non pregiudicava definitivamente la possibilità che Battisti fosse estradato. La Corte ha poi dibattuto sul rispetto da parte di Lula del trattato di estradizione in vigore con l’Italia. Da questa decisione sarebbe dipesa la liberazione di Battisti (in carcere da oltre quattro anni) come da richiesta della difesa. L’Stf ha deciso che non ci sono state violazioni: Battisti non è considerato estradabile e poteva a questo punto tornare in libertà.

Secondo il quotidiano Folha di San Paolo i giudici che hanno votato contro l’ammissibilità del ricorso italiano sono: Luiz Fux, Carmen Lucia, Ricardo Lewandowski, Joaquim Barbosa, Carlos Ayres Britto e Marco Aurelio Mello. Per costoro, la decisione presa a suo tempo da Lula di mantenere Battisti in Brasile è questione di sovranità nazionale, quindi di competenza del potere esecutivo e non di quello giudiziario.
(fonte : Corriere della sera.it)

Il commento

Non è una questione politica, non è una questione di “bandiera” o diplomazia. E’ un problema di civiltà. E’ un problema etico ancor prima che giuridico. Cesare Battisti è stato giudicato e, quattro volte, è stato condannato all’ergastolo per i crimini commessi. E’ vergognoso per le generazioni passate e per quelle future. E’ vergognoso che una parte della cosiddetta intellighenzia si sia schierata a suo tempo per la liberazione dell’ex Pac. E’ vergognoso in primis per chi ha pagato con la vita e nella vita le gesta “rivoluzionarie” di questo personaggio.

E’ vergognoso per i parenti delle vittime che non vedranno mai giustizia nei confronti di chi il dolore l’ha procurato. E’ vergognoso anche per tutte quelle persone che, in quegli anni, sono state protagoniste della delinquenza, e che per i loro sbagli hanno pagato o stanno giustamente pagando (che siano crimini politici o meno, poco importa). Lo sdegno per questa sentenza “brasiliana” non è il non voler chiudere con quel periodo di guerra civile e di intrighi misteriosi. E’ la volontà di ricercare una giustizia che non tenga conto delle pregiudiziali ideologiche.

Un delitto è un delitto e la politica non è certo un modo per giustificarlo. Sminuire e negare la giusta estradizione con delle diatribe diplomatiche e di potere non è degno di un Paese progressista come il Brasile, nè del presidente Lula, che forse questa volta, un pò, si è sporcato le mani non solo con il grasso di fabbrica.

Alessandro Ambrosini

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2 comments on “Cesare Battisti: quando il terrorismo non conosce condanna ma solo vergogna
  1. Suleiman Kahani ha detto:

    – Quando Battisti subì il primo processo, nel 1981, fu condannato a 12 anni di prigione per possesso di armi e associazione sovversiva. La pena risultò pesante perché aumentata da finalità terroristiche. Evase, riparò in America Latina. – Le condanne successive all’ergastolo gli caddero addosso lui assente. Una serie di “pentiti” dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo, gli attribuirono tutti i crimini compiuti dall’organizzazione. Solo poco a poco ammisero che certi delitti attribuiti a lui li avevano commessi loro. – Il pentito principale, Pietro Mutti, smentì più volte se stesso. Ha di recente lasciato intuire che lo fece sotto tortura (vedi qui). Le sue rivelazioni sono tutte di seconda o di terza mano. Ha detto poco tempo fa che vide di persona Battisti uccidere il direttore del carcere di Udine, Santoro. Peccato che, dagli atti giudiziari (è raccomandabile leggere la sentenza completa), ciò non risulti possibile. Mutti avviò anche l’infausta “pista veneta”, che vedeva l’OLP di Yassir Arafat quale sponsor delle Brigate Rosse. Finì in nulla. Noi preghiamo di leggere la sentenza del 1988 contro Battisti e i PAC. Sembra irreale, eppure è quella vera. A quel tempo le sentenze si scrivevano così, con catene di “sentito dire”. Oggi si spera – senza troppa convinzione – che sia diverso. – Mutti fece arrestare tale Sisinnio Bitti. Lo aveva ascoltato, in un bar, dirsi d’accordo con l’omicidio del gioielliere Torregiani. Bitti fu arrestato e sottoposto a percosse che gli lesero l’udito. Successivamente fu catturato di nuovo e subì anni di prigione. Ciò per la frase al bar, udita da Mutti. – A parte l’incrocio tra pentiti e dissociati, non esiste alcun riscontro ulteriore che accusi Battisti.

    Battisti è innocente?

    Non possiamo affermarlo. Di una serie di azioni armate, inclusi azzoppamenti e atti gravi, fu sicuramente responsabile, e non lo ha mai negato. Ci limitiamo a notare che: – Il caso che gli viene più di frequente attribuito, l’omicidio Torregiani, è l’unico che sicuramente non lo vide presente. I colpevoli furono arrestati poco dopo il delitto. Battisti, accusato del simultaneo omicidio Sabbadin, fu tirato in ballo molto più tardi, per avere partecipato alla riunione che decise i due attentati. – Battisti fu condannato in contumacia, e mai più potrà rispondere dei suoi presunti crimini. La legge italiana, unica in Europa, non prevede una ripetizione del processo, qualora il contumace sia catturato. – Se estradato in Italia, verrebbe sottoposto al famigerato articolo 41 bis, riservato a terroristi e mafiosi. Avere contatti con lui diventerebbe difficilissimo. – Fra i motivi di riluttanza delle autorità brasiliane all’estradizione, c’è il fatto che lì la colpa si estingue in vent’anni di buona condotta. Da noi in trenta, e non è detto (fonte: Amnesty International, Brasile). – La legislazione brasiliana non contempla l’ergastolo, ritenuta sanzione disumana, al pari della pena di morte.

    Era uno scrittore. Un’aggravante?

    Si direbbe di sì. – Commentatori come Mario Pirani hanno definito i romanzi di Battisti dei “gialletti”, e si sono vantati di non averli mai letti. – Altri commentatori, partendo dal fatto che alcuni romanzi di Battisti sono stati pubblicati dalla collana Série Noire, appartenente alla casa editrice Gallimard, hanno ipotizzato che l’autore frequentasse i migliori salotti della società letteraria francese, e si nutrisse di ostriche e champagne. – Comuni osterie e ristoranti economici sono stati descritti quali locali di lusso, in cui Battisti consumava le sue orge politico-letterarie. – Umberto Eco, diventato – da quando si è tagliato la barba – la caricatura di ciò che era un tempo, sostiene che “ingenui” intellettuali francesi (di basso taglio, secondo lui) hanno influenzato gli ancor più ingenui brasiliani, Lula incluso. Bravo, cocco, vai a dormire. Hai già dato, è inutile che insisti. Battisti pubblicava in edizioni prevalentemente tascabili, guadagnava il sufficiente per vivere appena. Il resto gli veniva dalla sua attività di portinaio. In uno stabile popolare sito in un quartiere popolare. Le fantasie sull’argomento dimostrano le leggende, piene di rancore, che circondano il mestiere dello scrittore. Di volta in volta parassita o privilegiato.

    Trenta anni dopo

    – Battisti è imprigionato. Da anni, lasciata l’America Latina, si era stabilito in Francia, aveva messo su famiglia. Conduceva una vita modesta e tranquilla. Non era un pericolo per nessuno. Un governo di destra revoca d’un tratto la “dottrina Mitterrand”: l’accordo di fatto tra François Mitterrand e Bettino Craxi perché la Francia conceda asilo agli ex militanti italiani che hanno rinunciato alla lotta armata (quasi duecento). – Battisti viene messo in prigione, nel 2004, con un pretesto. Quale portinaio, avrebbe aggredito l’inquilino di uno stabile vicino. Aggressione mai avvenuta. Una pura invenzione, – Battisti fugge ancora, va in Brasile, finisce in carcere. Il ministro Tarso Genro gli concede un motivato asilo politico. Il presidente uscente Lula lo conferma l’ultimo giorno del suo mandato. La nuova presidentessa Dilma Roussef manda gentilmente a cagare Napolitano, che reclama l’estradizione del super-mega-terrorista. Un Carlos persino più letale – Il vice-presidente del Supremo Tribunale brasiliano, César Peluso, rifiuta di ottemperare agli ordini di Lula e di liberare Battisti. Chiede che si riunisca il Supremo Tribunale, disperso dalle vacanze. Lo stesso tribunale che aveva demandato al presidente del Brasile ogni decisione finale sul prigioniero per antonomasia. Intanto un uomo solo, spaventato e imprigionato, ogni tanto condannato e ogni tanto assolto, si vede indicare, in Italia e nelle parti più marce del mondo, quale pericolo universale. Sbavano contro di lui Napolitano, Umberto Eco, Barbara Spinelli, centinaia di intellettuali affamati delle sue carni. Fascisti, centrosinistri, post-comunisti, liberali del cazzo, scorreggioni televisivi. Tutta gente che ha avallato le guerre più orrende, o che è coinvolta in inchieste del tipo “organizzazione di prostituzione minorile”. Tieni duro, Cesare. Con quella gente ci spazziamo il posteriore. Ti tireremo fuori. Solidarity forever!

  2. Lia Fischer ha detto:

    Suleiman Kahani , ho letto tuo commento,

    Sono brasiliana, mi spiace se non scrivo bene italiano, spero tu capisce. Sono indignata, proprio perché qui abbiamo enormi problemi di corruzione in politica, gli abusi sui minori, traffico di droga, la prostituzione, la violenza contro le donne, le istituzioni che non funzionano i giudici pieni di processi stazionari, non abbiamo bisogno di un altro problema.
    Il popolo brasiliano lavoro a metà l’anno solo per pagare le imposte e tasse che i politici brasiliani insistono di utilizzare per vivere come dei re.
    I miei figli non hanno la qualità della vita, dell’educazione, della cultura che meritano, perché i governanti di questo paese sono più preoccupati per le loro tasche e bravate che non centrano niente con le cose davvero importante per il futuro dei giovani e del Brasile.
    E se io non sono brava, bravissima a lavorare, rimangano anche senza il latte.
    Ogni volta che rispondo il mio telefono in strada, corro il rischio di essere uccisa da un criminale che scambierà il mio telefono per droghe.
    Gran parte della popolazione vive in baraccopoli. Nemmeno Dio fa capire, a questa gente, che scambiare un voto per due sacchi di riso e un chilo di fagioli è un cattivo affare.
    Io probabilmente muoio in una casa di cura o nella coda della previdenza sociale che non funziona e ha un buco di bilancio delle dimensioni della foresta amazzonica.
    E se questo signore Lula, che al stero tutti guardano come grande uomo, ha etica e morale io sono la imperatrice della Austria.E mi spaventa che solo ora, fuori da Brasile, stano capendo, chi è Lula, pensavo i europei più svegli e meno lenti.
    La vita è dura e ingiusta per tutti, sai?Una persona in Brasile po rimanere anni in carcere prima di essere dichiarato innocenti, solo aspettando che qualcuno guarda il suo processo.
    Allora scusatemi, ma se Battisti è stato ingiustamente preso dalla giustizia Italiane, come tu fa capire,e si sono cosi tanti probabilità che lui non ha commesso tutti reati di cui è stato accusato, non è un problema mio e sicuramente non è un problema dei popolo brasiliano e non sono d’accordo che i miei soldi vengano usate per pagare i giudice brasiliane, il lavoro del tribunale e nemmeno il cibo che lui ha mangiato tutto questo tempo nel nostro carcere e sicuro ha mangiato meglio che la maggior parte della gente povera di qua. Non sono d’accordo che il mio ex presidente Lula ha perso tempo si occupando di questa questione, mentre io mi amalo per la Dengue due volte al anno vittima della mancanza di un programma di salute pubblica, che politici qua hanno perso tempo a favore o contro la estradizione,mentre dovevano stare cercando soluzione per la educazione e cultura dei bimbi, non sono d’accordo che la presidente Dilma ha perso suo tempo, mentre doveva stare preoccupata con i bimbi venduti come schiave sessuale alle turisti stranieri.
    Battisti, nato nella Italia, cresciuto nella Italia, attivista Italiano, ideologo italiano, scrittore italiano,criminale italiano,frutto della Italia è un problema della Italia e la Italia è un problema di Battisti, non mio, non del Brasile. Via eh!!
    E prima che tu di che io sono una egoista, senza cuore, di destra, ignorante e fascista devo dire : sono buona madre e mia carità la do prima hai miei figli ; ho il cuore, commosso per il sguardo dei bimbi di 6 anni che sono affittati dai sue genitore a altre persone che gli fanno lavorare ;non ho partito ne ideologia politica, perché credo che alla fine sono tutti uguale, non importa chi vince il popolo sempre si fotte. Sono colpevole solo di essere ignorante, perché ignoro completamente il motivo perché Battisti è diventato più importante per questo governo che i brasiliani, che la politica internazionale, che i accordi con gli altre paese, Vagliami Dio , sarebbe bello di vedere il governo brasiliano mettere tutto questo impegno che ha spesso con Battisti per aiutare il popolo brasiliano, Banda di cretine.
    Allora hanno deciso di lasciarlo qua, libero..eh bene viva il paese del carnevale!!! Domani chissà diventa politico e candidato a sindaco de una città…e vince!! Perché no? tutto normale a Brasile! e dopo 10 anni gli fanno anche diventare “enredo” di una scuola di samba e contano sua vita in samba nella via, cercato di donne e se lui gioca pane e offre birra mentre canta, il miserabili lo trovano un grande, manca solo che vicino a lui, mezzo ubriaco, vieni ballando il nostro ex presidente.

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