Sondrio: Rossano Cochis lascia la Valtellina


SONDRIO – Detenuto Cochis Rossano: fine pena mai. Nel carcere di Sondrio è l’unico a dover scontare l’ergastolo. In Valtellina ci è rimasto per sette anni, da domani cambia aria e torna a Milano, per la precisione al carcere di Opera. Solo di notte, però. Di giorno l’ex braccio destro di Renato Vallanzasca potrà uscire dalla prigione per prestare servizio alla comunità di recupero Il Gabbiano.

«Ho chiesto di andare a Milano per poter lavorare nella comunità che abbiamo lì». Volta pagina, ancora una volta, Rossano Cochis, o Nanun, come pare che lo chiamasse Francis Turatello, uno dei boss della mala milanese degli anni ’70, lo storico amico-rivale di Vallanzasca con cui per anni ha diviso la scena criminale di mezza Lombardia. Ma di soprannomi Cochis ne aveva parecchi. Mandingo, per esempio. Ma anche “lo specialista del mitra”, come lo chiamavano i cronisti di quegli anni.

«Era l’uomo-mitra più strepitoso che abbia mai visto. Con quell’aggeggio faceva quello che voleva. Correva incontro a chi gli sbarrava la strada. Se ne fotteva che potessero essere in superiorità numerica. Da ex parà si buttava all’attacco e non faceva un passo indietro» diceva di lui Vallanzasca. Per Renato era semplicemente Ross. È con lui che aveva progettato e messo a punto il sequestro di Manuela Trapani, la figlia sedicenne del presidente dell’Inter.

Furti, sequestri, rapine. Acqua passata. Roba pesante, pesantissima, ma di oltre trent’anni fa. Poi l’arresto, il processo, la condanna. All’ergastolo. Ventisette anni di prigione e, nel 2002, la concessione del regime di semilibertà, per la maggior parte vissuto in Valtellina. Di notte in carcere a Sondrio, di giorno al lavoro al Gabbiano di Tirano. Vita nuova: mai più un solo problema con la giustizia. Difficile trovare qualcuno che abbia da dire qualcosa su un ospite tanto ingombrante e, tutto sommato, ancora inquietante.

Anzi, a Tirano si parla di Cochis come di uno che sta al suo posto, uno che rispetta le regole, una persona onesta. L’ultimo a stupirsi è lui, Rossano: «Onesto? Certo: quando facevo il bandito lo facevo in modo onesto, adesso che faccio la persona a posto faccio in modo onesto anche questo».
A Tirano l’ex membro della banda della Comasina, oggi sessantenne, non ha conosciuto soltanto nuovi amici, ma anche la donna con cui si è unito in matrimonio. Sarà anche per questo che c’è un po’ di nostalgia nell’addio alla Valle. «Io qui mi sono trovato sempre molto bene – racconta -, anche se, diciamolo, la gente di montagna è un po’ gnucca. E più vai in montagna più lo noti. Da ragazzo frequentavo le zone di Treviglio, anche lì è la stessa cosa. Se vai verso Morbegno, per esempio, è già diverso».

Fonte: La Provincia di Sondrio

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One comment on “Sondrio: Rossano Cochis lascia la Valtellina
  1. simona ha detto:

    Leggendo tutti questi casi rimango sconvolta perchè mi rendo conto che questo paese e una perdita d’acqua in ogni dove, criminali veri che non si fanno scrupoli di nulla che hanno nella mente solo odio e morte, poi si arrabbiano se hanno “fine pena mai”! io non mi sento tutelata il timore e forte per le persone che assistono, ma la colpa e in noi cittadini perchè permettiamo a queste persone di essere mantenute con i nostri soldi quei sorrisi dietro le celle…. sono consapevoli dei loro crimini sicuramente facendo i padroni anche in carcere, perchè dovremo noi chiedere una pena molto ma molto penosa, come le carceri Americane in alaska, per un omicidio 100 anni per un tentato omicidio 50 anni per guida senza patente 3 anni, questo lo trovo appropriato diciamo che per certi fatti compiuti con efferatezza l’unica pena che conosco è: “la pena di morte” io non perdono a prescindere perchè lo stato dovrebbe in casi così cruenti? come per gli omicidi di bambini, questo paese non mi piace ma sono Italiana per cui che faccio? conosco nonostante fossi piccina i crimini degli anni 70 (orribili) dei comunisti, ma qui vivono bene se una persona “normale” sentisse rivolgersi la parola “ergastolo” credo che si ucciderebbe perchè è impensabile rimanere chiuso tutta la vita….. ma qui no! in Italia no! qui sta da di pacchia immagino che questi esseri vivano con tutti i confort, avevo una amica che e guardia carceraria mi diceva “sai si che mi dicono gli ergastolani? “aprimi serva dello stato” e te che rispondevi? gli aprivo fossi matta, non conoscendo quel mondo risposi “con il cavolo io gli avrei menato” lei sorrise…. mi disse si parli così perchè non conosci la realtà, ma tramite internet tv giornali una l’idea se la fa, ma ritorno alla frase iniziale (io rimango sconvolta). Ma so bene in che paese vivo per cui non posso pretendere che siamo come la Svezia totale controllo siamo allo sbando, rimango atresì basita da Pannella e la Bonino COME FANNO A DIFENDERE CERTA GENTE CHE VOGLIONO FARLI USCIRE PERCHè SOFFRONO SONO POVERINI……perchè questo non lo dicono alle famiglie dei morti ammazzati ai figli alle mogli, il cattivo viene tutelato il buono………….fottuto.

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