Malati di mente o carne da macello? Il dramma degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.


L’Italia è piena di luoghi comuni. Alcuni riguardano anche la cronaca giudiziaria ma spesso, quando i media si occupano di omicidi efferati (e per l’imputato si prospetta la possibilità di essere sottoposto ad una perizia psichiatrica), sulla stampa tuona lo sdegno dei giustizialisti.

“Ecco, adesso l’assassino verrà considerato pazzo e la farà franca! Ce lo ritroveremo libero in un attimo, pronto ad uccidere ancora!”, si legge tra le righe di quotidiani e settimanali.

L’ultimo caso eclatante è stato quello del pugile ucraino che per la strada massacrò di pugni, uccidendola, una donna filippina. La tragedia avvenne lo scorso 6 agosto a Milano.

“Ora potrebbe essere prosciolto per schizofrenia paranoide” titolava a caratteri cubitali Il Corriere della Sera qualche giorno fa.

Conseguentemente, nell’opinione pubblica, aumenta la convinzione dell’esistenza di un automatismo giuridico per cui, al vizio totale di mente, consegue, ex lege, la libertà per l’imputato.

Non è così.

Senza addentrarmi in complessi tecnicismi che risulterebbero comprensibili esclusivamente agli addetti ai lavori, cercherò di spiegare ai lettori di “Notte Criminale” cosa accade generalmente quando una persona sotto processo per un crimine così efferato viene riconosciuta inferma di mente, ossia incapace di intendere e di volere.

Nel nostro ordinamento, oltre alle pene criminali (ossia le pene inflitte a coloro che vengono giudicati colpevoli di un reato) esistono le misure di sicurezza (ossia le sanzioni inflitte a delinquenti socialmente pericolosi e psicologicamente turbati).

La principale differenza tra pene detentive e misure di sicurezza è quella per cui mentre la pena è improrogabilmente determinata nella sua massima durata, la misura di sicurezza è indeterminata, dovendo per sua natura cessare con il venir meno dello “stato di pericolosità della persona”.

Alla scadenza del periodo stabilito, il magistrato di sorveglianza valuta se l’individuo sia ancora pericoloso e, in caso affermativo, proroga la misura di sicurezza. E ciò avviene di continuo, sino alla cessazione della pericolosità sociale. Quindi, in teoria, la misura di sicurezza può anche durare per tutta la vita della persona.

Premesso questo, è corretto affermare che l’individuo incriminato per un delitto efferato, se ritenuto incapace di intendere e di volere in seguito ad una perizia psichiatrica, verrebbe assolto perché non imputabile.

Tuttavia il medesimo individuo, proprio in virtù dell’atrocità del delitto commesso, verrebbe ritenuto dal giudice socialmente pericoloso.

In questo caso l’imputato, seppur assolto per vizio totale di mente, viene sottoposto ad una misura di sicurezza.

La misura di sicurezza che viene comunemente applicata ai “pazzi criminali” è la permanenza in un ospedale psichiatrico giudiziario.

Una tempo queste strutture venivano chiamate manicomi criminali ma, nel 1975, con l’entrata in vigore della legge Basaglia, il nome venne sostituito con quello, per alcuni meno cruento, di ospedali psichiatrici giudiziari.

In Italia ne furono istituiti sei, quasi tutti nel centro sud. La sostanza, tuttavia, non cambiò. Erano e rimangono, eccetto rarissime eccezioni come l’O.P.G. di Castiglione delle Stiviere, disumani luoghi dell’orrore.

Io, com’è noto, scrivo e mi occupo esclusivamente di processi penali e posso assicurare come l’ospedale psichiatrico giudiziario sia ben peggiore del carcere.

Non immaginate cliniche di lusso dove i pazienti si godono la vita liberi e felici. L’ospedale psichiatrico giudiziario è in tutto e per tutto una struttura detentiva, esattamente come il carcere. Agenti di polizia penitenziaria ovunque, perquisizioni, controlli, celle chiuse a chiave e sbarre alle finestre. La differenza è che le persone che vi sono rinchiuse vivono in maniera a dir poco agghiacciante: spesso abbandonati a loro stessi, in condizioni igienico-sanitarie vergognose e imbottiti di psico-farmaci.

Una persona rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario è destinata in breve tempo a trasformarsi in un relitto umano.

Coraggioso, sconvolgente ed illuminante è stato il documento della commissione d’inchiesta del Senato della Repubblica redatto in seguito ad alcuni “blitz” effettuati negli O.P.G. italiani.

Invito voi, cari lettori di Notte Criminale, a guardare questo video con attenzione:

La giustizia degli uomini, in quanto tale, è fallibile per definizione e può capitare che un colpevole sia assolto o che un innocente venga condannato. Gli errori giudiziari sono “umani” ma, proprio perché in un senso o nell’altro incidono comunque sulla nostra libertà e sulla nostra sicurezza, è giusto che siano costantemente sotto un fascio di luce e monitorati dai media.

Una cosa è certa: la pazzia e gli ospedali psichiatrici giudiziari non salvano nessuno.

Gianluca Arrighi

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2 comments on “Malati di mente o carne da macello? Il dramma degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
  1. Marco ha detto:

    Il nostro è un paese unico in tutto, negli O.P.G. sono detenute certamente anche persone pericolose, ma ne abbiamo viste altre incomprensibilmente prigioniere di un sistema estremamente e follemente intollerabile. Assistiamo negli ultimi anni a delitti efferati, che hanno avuto un impatto mediatico rilevante, in alcuni casi non credo fosse necessario una laurea in psichiatria per giudicare i colpevoli, incapaci di intendere e di volere. Essi però anche se in alcuni casi sono stati ritenuti tali, non so perchè sono stati rilasciati in breve tempo. Gli psichiatri indicati dai tribunali, per l’opera di riconoscimento di patologie o meno, lavorano sempre in totale onestà? Un uomo come quello che abbiamo visto, essere stato condannato a 30 anni di reclusione per banda armata, perchè ne sconta 34 ed è ancora lì dentro? A parte il fatto che in Italia, chi ha commesso i crimini più efferati della nostra storia, non ha mai pagato per tanto tempo ed in quelle condizioni, mi domando gli psichiatri che lo hanno tenuto in cura e non sono stati capaci di curarlo, dopo decenni, perchè invece di prolungargli la pena, non vengono sottoposti a giudizio ed in caso di reato non vengono imprigionati? I magistrati che avallano tale metodologia dal 1975 perchè proseguono nel loro lavoro e non vengono anch’essi giudicati? Il destino disegnato da Dio per un uomo, è molto spesso triste ed ingiusto, ma perchè possiamo permettere che ci sia la mano di un uomo a peggiorarne il cammino? Come al solito i due pesi e due misure, tradiscono ciò che il nostro agghiacciante paese vuole nascondere da ormai troppo tempo, ciò può abbindolare chi non sa, ma di contro offre prove sempre più schiaccianti per chi sa!

  2. Manfredo ha detto:

    Sempre efficace Arrighi. Chiaro e divulgativo come pochi.
    Manfredo Bianchi

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