L’Intervista a Vera Politkovskaja, figlia di Anna, uccisa per la libertà


Il tempo non cancella. Il tempo sbiadisce forse solo i colori dei ricordi: offusca l’immagine, la messa a fuoco..ma le ferite..no, quelle no.
Non lo fa nemmeno a Suzzara dove alle 21:30 dello scorso 17 maggio, nell’ambito della campagna 2011 “Dar voce alle voci” di Mondo in cammino era attesa Vera Politkovskaja la figlia di Anna assassinata dentro l’ascensore del suo palazzo mentre stava rincasando.

Anna Politkovskaja era la giornalista più famosa della Russia e non solo. Stimata e ammirata per coraggio e indipendenza ha denunciato fino alla fine gli orrori della Cecenia condannando, attraverso le sue parole, l’Esercito e il Governo russo. Sempre in prima linea pronta a “scrivere ciò che vedeva” ha raccontato da protagonista i più grandi avvenimenti accaduti negli ultimi anni come la tragedia del Teatro Dubrovka, dove oltre ad assistere gli ostaggi, mediò con il governo.

Armata di penna è sempre stata temuta per ciò che scriveva, per la forza delle sue parole e per questo,dopo un primo tentato avvelenamento, venne uccisa con un proiettile in testa il 7 ottobre 2006. Giorno che, per una strana coincidenza, era anche il compleanno dell’allora presidente russo Vladimir Putin.

Vera, più di ogni altro lo sa. Oggi ha poco più di trent’anni, è una giornalista e madre di una splendida bambina Anja. Vera ha vissuto sulla sua pelle la perdita di un donna grande solo per essere mamma ma, nel caso di Anna, non solo.

Cerca di nascondere il nervosismo, celare il dolore che le provoca il ricordo giocherellando nervosamente con le mani ma non facendo mai cadere l’attenzione su quanto Leonardo Coen dice sulla madre e su di lei. Parole che non guarda ma che, non si lascia sfuggire chiedendo all’interprete di ripetere quando ne perde qualcuna.

Come a darsi conforto, di tanto in tanto si accarezza il collo. I suoi occhi azzurri s’infiammano di rosso e non possono riuscire a mascherare quelle lacrime che lì nascono e muoiono.
Sembra fragile come un fiocco di neve, ma ha la sua stessa forza. Provate a prendere un fiocco di neve, impossibile. Provate a vedere come unito a tanti altri, può provocare una valanga. Vera è forte, come il fiocco di neve che danza piano.

L’orecchio rimane teso all’interprete e a Coen, un po’ come la sua voce che cerca forza nelle parole. L’importanza di quelle, è troppo cara a lei ed alla sua famiglia.

Notte Criminale, la ringrazia per l’intervista concessa.

Per i russi, il male minore è stato Putin o la Cecenia?

Sicuramente il male minore è la Cecenia, perché è la regione non può portare il male in se stessa quindi la Cecenia, non porta il male

In Italia, i giornalisti sono stati uccisi per mano della mafia. In Russia per mani che fanno pensare allo Stato. Quanto, secondo te, è Stato la mafia?

Il mondo criminale e lo Stato esistono insieme. La maggior parte degli esecutori di quelli che sono definiti “omicidi programmati” appartengono agli ex servizi segreti o a quelli esistenti. Oggi come oggi, il potere va insieme al mondo criminale. Sono una cosa unica.

Quanto la stampa russa, dopo la morte di tua madre, ha aiutato te e la tua famiglia?

Io non posso dire che dopo la morte di mia mamma i giornalisti ci hanno aiutato molto. Ci hanno aiutato rispetto all’inchiesta giornalistica in atto. Per quanto riguarda i dati che stanno stampando e hanno stampato molti, sono falsi. Dati per i quali non siamo stati contattati, non siamo stati interpellati e non corrispondono alla realtà. Quindi ci sono un sacco di informazioni sbagliate che stanno circolando.

Putin non ha partecipato ai funerali, perché secondo te?

Non lo so…

Come tu e la tua famiglia avete interpretato questa assenza?

Non l’abbiamo interpretata in qualche maniera. In quel momento non l’abbiamo commentata perché non abbiamo pensato a questa cosa.

E oggi se potessi farlo come lo faresti?

Considerando quello che Putin ha detto dopo l’omicidio su mia madre, rispetto alla sua attività, alla sua vita ed alla sua morte, credo che voi lo sapete bene, noi, non aspettavamo la sua presenza

E’ stato un messaggio per il Paese?

Si, io credo di si

Putin, in qualche modo, vi è comunque stato vicino dopo?

No.

La libertà di stampa in Russia, oggi, ha lo stesso peso di allora?

O come prima o peggio

Anche internet?

Sicuramente con internet la libertà d’informazione è stata aiutata. Attraverso internet abbiamo saputo cose che prima non potevano essere apprese. Nonostante questo, la Russia, è talmente grande che ci sono delle zone dove la gente non sa neanche dell’esistenza di internet. Molta gente abita in zone sperdute, chiuse dove internet non arriva. L’unica informazione che ricevono è per mezzo della carta stampata che arriva loro.

Io oggi da Mosca posso navigare su internet, posso informarmi su cosa è accaduto nel mondo e posso ampliare il mio punto di vista rispetto a come questi fatti vengono commentati. In varie zone della Russia, questo, però, non è ancora possibile.

C’è, se c’è, chi come tua mamma cerca di mettere in luce fatti e nomi che vogliono restare nascosti?

Sicuramente esistono dei giornalisti che fanno il lavoro come lo faceva mia mamma. Questi lavorano per giornali che vengono considerati dell’opposizione perché non gli è possibile lavorare in quelli di stato. Un’altra cosa. Quegli argomenti che trattava mia madre, però, sono morti con lei. Adesso non li tocca più nessuno.

Tu e i cittadini russi, perché non vi sentite protetti dalle forze dell’ordine?

Perché è così. Così è lo Stato. Non dà la sensazione di sentirsi difesi. Possiamo contare solo sulle nostre forze.

Tua madre era una giornalista investigativa. Molte persone importanti la incontravano segretamente per passarle delle informazioni. In pubblico, però, facevano finta di non conoscerla. Secondo te, è possibile che tra questi ci sia il mandante dell’omicidio di tua madre?

Non tra quelli da cui riceveva informazioni. Io credo che dall’ufficio talmente bello ed importante del mandante, non escono informazioni per i giornalisti.

Tua mamma ha sempre denunciato il legame criminalità-esercito-Stato. Se tu oggi guardi l’Italia, la vedi libera da questa “mala unione”?

Purtroppo, non ho i dati sufficienti per trarre delle conclusioni, quindi non posso rispondere a questa domanda.

In Italia si è soliti dire che “il silenzio uccide” . Possiamo dire che in Russia, purtroppo, sono le parole a uccidere?

Si, credo che ogni regola abbia le proprie eccezioni e questo, fa parte delle regole.

Marina Angelo

Montaggio Giovanni Mercadante

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One comment on “L’Intervista a Vera Politkovskaja, figlia di Anna, uccisa per la libertà
  1. Marco ha detto:

    Domande ben poste, mi pare che tra la russia e l’Italia la differenza sia minima. In Italia come in Russia, la mafia e lo Stato sono contigui, da noi come da loro, questo si dice sommessamente e soprattutto si evita di parlare di tali argomenti, perchè si dice non interessino nessuno. Purtroppo in parte è vero, gli Italiani quando sentono determinati racconti, si distraggono con grande facilità, son cose troppo grandi, rispondono in genere, quei pochi che se ne interessano rimangono sempre troppo pochi. Questo fa sì che l’italiano dia sempre colpa di ciò che accade ad una determinata categoria, che sia la politica piuttosto che le mafie o altro ed in questo modo perde l’essenza della verità, quella verità che gli consentirebbe di capire il mondo ed il proprio paese. Internet è sicuramente importante, ma come da loro sono ancora i giornalisti della carta stampata a fare la differenza, sono sempre e solo loro ad essere ospitati e manifestare così le proprie opinioni, opinioni sempre monche, svuotate di ogni verità, nessuno mai tratterà in televisione ed in prima serata, il rapporto tra servizi, politica, mafie, massoneria e magistratura. Chissà per quanti decenni ancora il mondo vivrà con le stesse regole, dettate da qualcuno. Solo il popolo in totale autonomia, non guidato da forze terze potrà cambiare le fasi della storia.

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