Esplosione nella notte a Milano. Si gira il film sulla strage di Piazza Fontana


Ore 23.39, le vetrine esplosive della Banca nazionale dell’agricoltura saltano con un botto sordo e un fuoco d’artificio; le Fulvie si ribaltano, volano fumo bianco e fogli. Poi l’applauso liberatorio: buona la prima. La bomba che alle 16.37 di venerdì 12 dicembre 1969 cambiò la storia d’Italia è tornata a scoppiare per finta in una notte di maggio, venerdì. Lì, in piazza Fontana, prestata al set del film di Marco Tullio Giordana, quello de «I cento passi» e «La meglio gioventù». Il primo, sulla «madre di tutte le stragi».

Set blindato, il regista milanese anche di più. Avvicinato dopo mezzanotte, durante la pausa-cestino dietro l’abside del Duomo, a malapena ammette che «il film uscirà nel 2012». Non dice se, e dove sarà girata la caduta di Giuseppe Pinelli da una finestra della questura, memoria divisa («ucciso innocente» e «morto innocente») su lapidi parallele. Il Pinelli cinematografico, Pierfrancesco Favino, è lì che parla in romanesco con Luigi Calabresi, cioè Valerio Mastandrea pronto al ciak nei panni del commissario, figura centrale nel «Romanzo di una strage». La piazza è inaccessibile, ogni transenna presidiata dalla security che rimbalza un’incursione al minuto, spiegando che «No, i mezzi li hanno deviati su via Larga» a milanesi pochissimo informati. Ma basta dire «film» per trasformarli in curiosi, lo sguardo che s’infila tra i teli neri tirati su contro i flash, vietatissimi.
Tra i pochi ammessi alle riprese c’è Alberto Contri, presidente della Lombardia Film Commission, che nel ’69 era in via Bianca di Savoia e pensò subito, come tanti, all’esplosione di una caldaia. Per la Commission che vuole lanciare il set Milano è un cambio di passo, questo film da dieci milioni di euro prodotto da Cattleya, una delle “major” italiane, che andrà probabilmente a Cannes. «A Torino avevano ricostruito anche via Larga, non è stato facile convincerli a girare pure a Milano offrendo servizi e non finanziamenti». Una decina di giorni, in piazza Duomo, alla scuola Madre Cabrini di Porta Romana, nell’Aula 101 della Statale, al cimitero (il funerale di Pinelli), ieri a Palazzo di Giustizia, gli ultimi ciak lunedì.

Giordana si è mosso con discrezione. Ha parlato una notte con Fortunato Zinni, sindaco di Bresso ed ex impiegato della Bna sopravvissuto alla strage; gli ha chiesto una consulenza tecnica e il suo libro, «Nessuno è Stato». E l’ha invitato sul set, ma «non me la sono sentita. Però la sua scelta fa onore al cinema italiano, dopo 42 anni di latitanza. Ed è giusto girare in piazza Fontana». Il regista ha parlato anche con i familiari delle vittime, conferma Paolo Silva, figlio di Carlo, uno dei 17 uccisi dalla strage (88 i feriti) che con l’Associazione va nelle scuole per spiegarla a ragazzi a volte convinti sia opera delle Brigate rosse. «L’importante, per noi, è che racconti il fatto come è avvenuto, né più, né meno. Per fare chiarezza, e per lasciare una testimonianza, potente come sa fare il cinema, ai giovani. Credo che, da persona sensibile, abbia tenuto conto di noi. Il resto lo vedremo col film».

di Giulia Bonezzi
Fonte: Il Giorno

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