I pizzini erano falsi. Fermato Massimo Ciancimino


Dovevamo intervistarlo in questi giorni Massimo Ciancimino. Sapevamo che a breve sarebbe entrato in prigione e puntualmente è avvenuto oggi a Parma. L’accusa è calunnia aggravata nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro in merito a dei pizzini ,che lo stesso Ciancimino aveva consegnato all’autorità giudiziaria, risultati poi falsificati ma leggiamo e riportiamo dal Corriere della Sera

Massimo Ciancimino è stato fermato a Parma su ordine della Procura di Palermo con l’accusa di calunnia aggravata nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro. Ciancimino junior, da mesi supertestimone della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, è stato fermato su ordine dei pm Ingoria, Di Matteo e Guido Ciancimino sarebbe anche accusato di truffa pluriaggravata perché i «pizzini» che accusano l’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, secondo la Polizia scientifica, sarebbe falsi. Il fermo è stato eseguito dalla Dia di Palermo. Ciancimino, già condannato per riciclaggio, è testimone in diverse inchieste di mafia tra cui quella sulla presunta trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato.

IL DOCUMENTO – Il figlio dell’ex sindaco mafioso del capoluogo ha prodotto alla procura palermitana documenti tra cui uno che sarebbe stato «manomesso» in cui c’è il nome del direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. Il documento è una fotocopia di un foglio redatto da Vito Ciancimino, padre di Massimo, con un elenco di nomi di personaggi delle istituzioni che avrebbero avuto un ruolo nella cosiddetta «trattativa». Da una perizia ordinata dalla Dda e consegnata giovedì ai magistrati che conducono l’inchiesta, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido, si evincerebbe che il nome di De Gennaro sarebbe stato scritto in epoca successiva alla redazione del manoscritto.

L’ACCUSA A DE GENNARO – Nello scorso dicembre, Ciancimino era stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Caltanissetta per calunnia nei confronti di De Gennaro, attualmente direttore di un’agenzia di intelligence. Ciancimino, importante teste nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia e le stragi del 1992, ha accusato De Gennaro, a capo del Dis (dipartimento per le informazioni di sicurezza), di essere stato molto vicino al «signor Franco», l’agente dei servizi che avrebbe avvicinato il padre per cercare un contatto con i boss mafiosi all’epoca delle stragi di mafia. Secondo i magistrati, i «pizzini» che Ciancimino avrebbe portato a sostegno della sua tesi sarebbero falsi.

LA DIFESA – «Sono sereno. Mi accusano di avere consegnato un documento non autentico, ma io rimango sereno» ha detto all’Agi, raggiunto telefonicamente, Massimo Ciancimino, attualmente alla questura di Bologna. Mi accusano, ma resto sereno – ha spiegato al cronista – mi sa che non ci sentiremo per un po’…». (AGI)

Proprio sull’argomento “Ciancimino” Gioacchino Genchi, in una nostra recente intervista, ci disegnò  il personaggio e ci parlò dei suoi particolari rapporti con apparati dello Stato . E una sua particolare affermazione fa riflettere. Rileggiamo il passaggio:

Fu lei a segnalare alla procura di Palermo il traffico telefonico di un cellulare, che era in uso a Massimo Ciancimino, il figlio di Don Vito, cosa c’era in quei tabulati?

C’erano e ci sono degli elementi importanti che consentono di capire, di calmierare, di riscontrare sotto certi profili e sotto certi altri di ridimensionare le dichiarazioni di un soggetto che non doveva essere considerato un mito, un dio, un santo, ma che era il figlio di un criminale che era Don Vito Ciancimino. E quindi le dichiarazioni di Ciancimino sono importanti perché svelano dei raccordi, degli intrecci, dei rapporti importanti con apparati dello Stato. Però quando Ciancimino inizia a parlare di qualcuno che non deve essere toccato diventa poco affidabile, poco credibile o pericoloso. Io sono dell’avviso che mai bisogna sposare i pentiti, uno i fidanzamenti li deve fare fuori dall’ambito dei pentitismi.

Ritengo che Ciancimino, probabilmente, prima di accusare altri debba chiarire l’origine del suo patrimonio. Perché tutto quello che proviene da sua nonna, da suo nonno è giusto che gli rimanga. Ma tutto quello che proviene dall’attività del padre se non da attività esclusivamente illecite, io ritengo che lui le debba restituire allo Stato, che ne è il proprietario e il titolare. Per il resto le dichiarazioni di Ciancimino, secondo quanto ci ha insegnato Falcone, vanno lette, vagliate e riscontrate. Nei mie tabulati, che io feci acquisire alla Procura di Palermo moltissimi anni fa, ci sono dei riscontri ineguagliabili sui contatti di Ciancimino con apparati dello Stato, con la Presidenza della Consiglio, col Ministero dell’Interno, con apparati giudiziari in circostanze precise che riguardano anche la vicenda giudiziaria di suo padre: la storia del passaporto, i suoi rapporti con le istituzioni di cui poi ha riferito. Quindi basta leggere e incrociare le due cose, per capire quello che c’è di buono da prendere da Ciancimino e quello che probabilmente va solo scartato.

Per chi non avesse visto l’intervista:

Intervista a Goacchino Genchi I parte

Intervista a Gioacchino Genchi IIe III parte

Fonte: Corriere della sera

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