Muammar Gheddafi: Very strong measures


Una pioggia di missili Tomahawk si è abbattuta su Tripoli aprendo un nuovo conflitto a due passi dalle nostre coste e di colpo, guardando quelle immagini, il nastro della storia sembra riavvolgersi velocemente. E se domani Gheddafi tornasse al potere? Un’ipotesi remota che aprirebbe (anche in casa nostra) una sanguinosa caccia ai dissidenti – senza confini né regole – a cui abbiamo già assistito molto tempo fa.

Muammar Gheddafi, giovane colonnello fonte Epa, Afp, Ansa

Dentro lo scatolone di sabbia, dove un popolo oppresso da quarantadue anni attende la caduta del suo Rais, tutto torna a mostrarsi come trent’anni fa. Era il 1980 e Gheddafi si era già attaccato sulle spalline i gradi da colonnello. Era già lo stravagante dittatore beduino, che nel tempo abbiamo imparato a conoscere, e lo spregiudicato tiranno dalle sette vite con cui oggi, come allora, abbiamo sempre fatto buoni affari. Nel 1980, quando la Francia di Giscard d’Estaing gli tese un agguato nel cielo di Ustica (che costò all’Italia l’abbattimento del Dc9 Itavia), il suo regime era già in piedi da undici anni, e lui, il Muammar, era già un nostro partner commerciale da servire e riverire. E il 1980 è anche l’anno in cui la dissidenza libica in Europa, ma in particolare in Italia, subisce colpi durissimi da parte del regime gheddafiano.

La caccia al dissidente inizia tra marzo e aprile. Il 27 aprile è lo stesso Gheddafi, nel corso di una cerimonia presso l’Accademia Militare di Tripoli, a lanciare un ultimatum per il rimpatrio dei fuoriusciti: “tornate in Libia o vi uccidiamo tutti”.

Wheelus Field

La data ultima per il rientro in Patria di tutti i dissidenti residenti all’estero è l’11 giugno 1980, giorno del decimo anniversario della cacciata degli americani dalla base libica di Wheelus Field. “Chi non torna sarà giustiziato”, afferma il 3 maggio, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Roma, un membro del Comitato Popolare della Rappresentanza libica. A fine maggio il capo dell’Ufficio Popolare libico per le rappresentanze diplomatiche estere, Ahmed Shahati, convoca gli ambasciatori della Comunità europea accreditati a Tripoli e formalizza la richiesta del suo Governo: “ogni oppositore dovrà essere consegnato, in caso di rifiuto ci saranno pesanti ritorsioni”. E’ solo una formalità, perché Tripoli da almeno due mesi ha già sguinzagliato in mezza Europa decine di emissari del suo spietato Servizio di sicurezza. La loro missione è mostruosamente chiara: convincere i dissidenti a rientrare in Libia o, in caso di rifiuto, eliminarli fisicamente. E’ l’inizio di una guerra tra spie e oppositori. In un dispaccio datato 21 maggio, classificato dal Sismi “segretissimo”, un diplomatico libico definisce i dissidenti “criminali usurpatori di ricchezze del popolo, nemici della rivoluzione circolano impunemente in Italia, ove, protetti da connivenza autorità svolgono attività antilibica” e “se costoro non saranno riconsegnati al popolo libico verranno prese very strong measures contro Italia e contro malfattori.

Francesco Cossiga

Autorità italiane dovranno sopportare conseguenze di loro scelte”. Le conseguenze si palesano poche settimane dopo. La mattanza avviene sotto gli occhi del Governo italiano e del nostro Servizio segreto militare che il 9 giugno, alla vigilia della scadenza dell’ultimatum, trasmette al Presidente del Consiglio Francesco Cossiga un appunto sulla presenza (e sulle sorti) dei dissidenti libici in Italia. Il nostro controspionaggio conosce quanti sono e dove sono ma, tuttavia, afferma che il problema non può che risolversi “al di fuori degli schemi tradizionali e consentiti” e con il “supporto politico che appare più che mai necessario, per affrontare quegli aspetti che, istituzionalmente, sono collocati al di fuori dei compiti e delle prerogative del Servizio”. Tradotto vuol dire che sarà Gheddafi, e i suoi squadroni della morte, a decidere per loro. Nel frattempo, tra Roma e Milano, cinque cittadini libici vengono assassinati e due si salvano per miracolo.

Roma, 21 marzo. Il primo attentato viene commesso ai danni di Salem Mohamed El Ritemi, un imprenditore edile libico a cui nell’autunno del ’78 il regime ha sequestrato tutti i suoi beni costringendolo all’espatrio. El Ritemi a metà febbraio scompare dall’albergo “Commodore” di Roma, dove risiedeva. Il suo cadavere viene rinvenuto il 21 marzo successivo, all’interno del portabagagli della sua autovettura parcheggiata in viale Castro Pretorio. Il 22 aprile c’è già un colpevole: la polizia arresta per sequestro di persona, omicidio e favoreggiamento il cittadino libico, Mohamed Meguahi Marghani, che però sarà scarcerato per mancanza d’indizi il 16 agosto. Il procedimento a suo carico si concluderà in istruttoria il 4 giugno 1981 con il proscioglimento dai primi due delitti (sequestro e omicidio) per insussistenza del fatto e il rinvio al giudizio per il terzo (favoreggiamento). I magistrati scrivono che “la matrice del fatto va ricercata in ambienti ostili agli esuli libici” e non può trascurarsi la circostanza che la salma di El Ritemi, spedita in Libia per la tumulazione, sarà rimandata in Italia “in quanto pertinente a persona non desiderata”.

Roma, Cafè de Paris, via Veneto

Roma, 19 aprile. Il secondo omicidio avviene a due passi dall’Ambasciata Statunitense, al “Cafè de Paris” di via Veneto. Mentre sta bevendo una bibita Aref Abdul Giaidli, commerciante libico con passaporto di copertura tunisino, viene assassinato a colpi di pistola da un sicario. Quasi in flagranza viene arrestato un altro cittadino libico, Youssef Uhida, che afferma di aver ucciso il suo connazionale in nome di una organizzazione libica filogovernativa. Uhida dice agli inquirenti che Giaidli è un nemico del popolo, per aver complottato in patria contro Gheddafi e dopo l’espatrio anche contro il regime. Dice di aver incontrato la vittima sei giorni prima del delitto e di aver invitato Giaidli a far ritorno in patria. “Da Parigi mi sono spostato a Roma – racconterà Uhida alla polizia italiana – solo ed esclusivamente per uccidere Aref Abdul Giaidli. Ieri sera ho esploso più colpi di pistola contro l’Aref con l’intenzione di ucciderlo, omicidio che peraltro avevo lungamente premeditato”.

Aref Abdul Giaidli era un parente di Omar El Maeggi, uno dei capi dell’organizzazione che nel ‘71 aveva tentato di destituire Gheddafi. “Amando Gheddafi perché ha dato il potere al popolo libico – aggiungerà il sicario -, mi sono sentito in dovere di uccidere Aref. Quando incontrai l’Aref la prima volta gli dissi “o torni in Libia o stai zitto nel senso che non devi mai parlare male della mia patria. L’Aref mi rispose che sarebbe tornato in patria quando voleva. A questo punto lo avvertii che se non fosse tornato in Libia avrei proceduto al suo omicidio”. La salma di Gialili verrà rispedita in Italia “perché non gradita”, insieme a quella di El Ritemi, il 30 aprile con un volo delle linee nazionali libiche diretto a Fiumicino. La Corte d’Assise condannerà Uhida alla pena dell’ergastolo, resterà in carcere in Italia fino al 5 ottobre 1986.

Roma, Hotel Torino, Via Principe Amedeo

Roma, 10 maggio. Il terzo attentato avviene all’interno del bar dell’albergo “Torino” di via Principe Amedeo. Abdallah El Khazuni viene ucciso a colpi di pistola, alcuni testimoni riferiranno di averlo notato in compagnia di altri suoi connazionali ma grazie alla testimonianza della moglie, poche ore dopo verrà arrestato per favoreggiamento il cugino, Mohamed Falhi El Khazuni. A detta della vedova l’uomo è un collaboratore dei Servizi segreti libici che proprio il giorno precedente all’assassinio aveva rinnovato a suo marito l’invito a lavorare per il controspionaggio “per guadagnare soldi e riconquistare la libertà in Libia”. Il giudice istruttore lo prosciolse il 24 novembre, a suo discarico il Sismi affermerà “di non essere a conoscenza del fatto che il prevenuto appartenesse ai Servizi Segreti libici”.

Roma, 20 maggio. Il quarto omicidio gli emissari del regime di Gheddafi lo compiono all’interno della pensione “Max” di via Nazionale. La polizia trova Mohamed Fuad Boujar in un lago di sangue, raggiunto da numerose coltellate al torace e al basso ventre e strangolato con una corda di nylon. Accanto al cadavere c’è un tovagliolo di carta su cui è scritto: “Il nome di Dio è grande, il 1° Settembre esiste. Chi scappa via dal Paese, i comitati popolari ti ritrovano ovunque. Viva il 1° Settembre e i comitati rivoluzionari libici in Roma”.

31 agosto – Libia con un colpo di stato militare, il colonnello Muammar Gheddafi prende il potere

Il regime aveva requisito a Boujar gran parte dei suoi averi e prima di arrivare in Italia si era rifugiato in Tunisia. Dell’omicidio verrà accusato Abdelkader Alì Zedan. Il pomeriggio del fatto aveva dato appuntamento a Boujar e sosteneva che la sua venuta in Italia era una vera e propria missione di morte, che quell’omicidio era una delle tante “esecuzioni” perpetrate dal regime libico. In appello fu prosciolto dalla Corte d’Assise.

Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī

Roma, 21 maggio. Due individui all’uscita del ristorante “El Andalus” di via Farini affrontano Mohamed Salem Fezzan. Uno di loro è armato, impugna la pistola ed esplode alcuni colpi. Fezzan prova a scappare, rientra di corsa nel locale e qui viene raggiunto da altri due colpi. Nessun proiettile lo colpisce, si salva miracolosamente. Uno dei due sicari, Belgassem Mansur Mezawi, viene arrestato quasi in flagranza all’angolo tra via Farini con via Manin, mentre corre verso via Gioberti.

Estratto da “Fuga all’inferno e altre storie” di Muammar Gheddafi

Roma, 11 giugno. Il sesto attentato viene commesso il giorno in cui è prevista la scadenza dell’ultimatum. Mohamed Saad Barghalì provano a ucciderlo nella sua abitazione, in via Accademia degli Agiati. Lo raggiungono più colpi di arma da fuoco, di cui uno alla testa, ma riesce a sopravvivere e a raccontare tutto. Ad aggredirlo è tale Abdelmabi, anch’esso cittadino libico, in Italia da diciassette giorni. I due si conoscono bene, quel giorno guardano la tv e pranzano insieme, poi Abdelmabi invita più volte Barghalì a rientrare in Libia, ma lui non ne vuole sapere. Terminato il pranzo Abdelmabi estrae di scatto la pistola grida “Gheddafi, Gheddafi!” e spara tre volte al suo amico. Il sicario dichiarerà che dopo l’11 giugno tutti i libici residenti all’estero avevano l’obbligo di rimpatriare e che anche lui aveva il compito di fare opera di convinzione e in caso contrario di giustiziare i suoi connazionali, così come aveva fatto con Barghalì. Abdelmabi verrà condannato a 19 anni ma morirà poco tempo dopo, per infarto, nel carcere romano di Rebibbia.

Banconota da 1 dinaro della 4ª serie (1988) raffigurante Muammar Gheddafi.

Milano, 11 giugno. A distanza di meno di quattro ore viene giustiziato un altro dissidente. Si tratta di Azzadine Lahderi, un personaggio di primo piano per polizie e Servizi occidentali. Il delitto avviene all’interno della stazione centrale di Milano nei locali del posto telefonico pubblico. Lahderi viene freddato con sei colpi di pistola, esplosi a distanza ravvicinata, che lo raggiunsero al volto, all’emitorace e alle spalle. Il libico è noto al nostro controspionaggio per aver tenuto contatti con agenti dei Servizi del suo paese. In un documento del Sismi datato 21 aprile Lahderi viene identificato nella fonte “Damiano”, “originatrice di tutte le notizie sin qui acquisite ed utilizzate in ordine ai Servizi Speciali libici”.

Giancarlo Elia Valori

Lahderi, inoltre, risulterà ben accreditato, sempre in qualità di informatore, anche presso la stazione Cia di Roma. Il libico era anche in contatto diretto con il direttore piduista del Sismi, Giuseppe Santovito, e come tramite per ottenere appalti pubblici in Libia con il manager Giancarlo Elia Valori. Nel ’69, in concomitanza della presa del potere di Gheddafi, Lahderi con la sua famiglia espatriò dalla Libia e si stabilì a Bolzano. Circa un mese prima dell’agguato aveva ricevuto numerose telefonate da parte di Abdallah El Senussi, dirigente del Governo libico, e in particolare di Said Mohammed Rashid, capo dei Tribunali Rivoluzionari libici, che pretendeva il suo rientro in Libia. Rashid contatta Lahderi per convincerlo a rimpatriare e lui accetta di incontrarlo in Svizzera. L’incontro salta e la mattina dell’11 giugno, giorno dell’ultimatum di Gheddafi, Lahderi rientra a Milano in treno proveniente da Zurigo. Alle 18, mentre sta per entrare in una cabina telefonica interna alla stazione, un sicario, Mohamed Khalifa, gli spara una raffica di colpi di pistola. Khalifa sarà riconosciuto come uno degli uomini del gruppo di fuoco agli ordini di Rashid, entrambi saranno condannati all’ergastolo il 27 novembre 1986 dalla Corte d’assise di Milano.
Il Giornale del 24 gennaio 2011

Il nome di Said Mohammed Rashid, mandante dell’ultimo omicidio compiuto in Italia dai Servizi libici, è comparso recentemente in un comunicato di Finmeccanica dove veniva annunciato l’accordo tra l’azienda di Stato italiana e il governo libico per una fornitura ferroviaria da 541 milioni di euro. L’agente cacciatore di dissidenti, Said Mohammed Rashid, è il numero uno delle Ferrovie di Stato libiche e il 22 luglio 2009 a Tripoli è stato lui stesso a firmare il contratto per la megafornitura con Finmeccanica. Per la giustizia italiana Rashid, che ha chiesto recentemente al tribunale di Milano la revisione del processo, è un latitante che deve scontare l’ergastolo per aver organizzato l’assassinio di Azzadine Lahderi.

Fabrizio Colarieti

 

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4 comments on “Muammar Gheddafi: Very strong measures
  1. ISABELLA ha detto:

    IL MOTOR CHE TUTTO MUOVE
    Non se ne abbia a male il “narcisismo” del Fratello Antonio Baldassarre se, nel titolo e nel contenuto di questa Velina, è menzionato per secondo, dopo il Fratello Giancarlo Elia Valori.
    Del resto, non è colpa nostra se l’evergreen Valori ci sembra più in auge del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, nonché Ex Presidente RAI.
    Più in auge e più dinamico nella gestione di quel back-office del potere dove si decidono tante cose con più incisività e solidità di quanto non faccia la politica ufficiale, troppo spesso velleitaria, chiacchierona e priva di reali tattiche. Per non parlare delle strategie…
    Il Fratello Valori, al contrario, da decenni è sulla cresta dell’onda, trasversalissimo tra destre e sinistre, capace di rafforzarsi e potenziarsi ad ogni cambio di legislativo e/o esecutivo.
    E il Fratello Professor Giancarlo Elia Valori non è solo trasversale nella nostra piccola italietta…
    No, fedele al principio iniziatico della coincidentia oppositorum, Egli spazia da una tradizionale ed ostentata amicizia con il milieu ebraico internazionale a frequentazioni amichevoli e ravvicinate con importanti esponenti del “mondo islamico”; si muove con disinvoltura nel bacino mediterraneo, ma ha solidi rapporti anche nelle Americhe e nell’Europa centro-settentrionale.
    A Oriente come a Occidente.
    Non sono questi, oltre tutto, i punti cardinali di riferimento per un Massone?
    Meglio ancora, per un Massone che nel 1963 (a soli 23 anni) era già “Cameriere di Cappa e Spada” presso la Curia Vaticana e che in seguito è divenuto anche Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana?
    Com’è noto, Valori fu iniziato Massone nel Grande Oriente d’Italia nel 1965, presso la Loggia Romagnosi.
    Lui racconta poi che, già l’anno dopo, a causa del suo “progetto di dialogo” tra Massoneria e Cattolicesimo, fu sottoposto a processo massonico ed “espulso”.
    Ahi, Fratello Giancarlo! Ma i “bravi cattolici” non dovrebbero raccontare sempre la verità…?
    Tra il 1961 e il 1970 fu Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Giordano Gamberini, il quale inaugurò un fitto e fecondo dialogo tra Vaticano e Massoneria… Figuriamoci se in quel clima di ritrovata “cordialità e collaborazione” un pio Cattolico Massone come Valori non sarebbe stato adeguatamente valorizzato…
    E’ che spesso uno se la racconta un po’ come gli pare.
    Ma in questa sede non ci interessa concionare rispetto alle vere ragioni della provvisoria uscita di questo Fratello dalla sua prima Loggia.
    Infatti, era la prima, ma non sarebbe stata l’ultima.
    Ad inizio anni ‘70, il Fratello Licio Gelli (anch’egli cresciuto massonicamente nella “Romagnosi”) accolse amorevolmente il Fratello Valori nella P2.
    E, dunque, di nuovo, a tutti gli effetti, nel G.O.I. di Palazzo Giustiniani.
    Dopo che nel 1981 le perquisizioni di Castiglion Fibocchi, chez Maitre Gelli,portarono alla luce gli elenchi “piduisti” (elenchi incompleti, molto incompleti, ve lo garantiamo Noi di Grande Oriente Democratico…) e il nome di Valori vi campeggiava come affiliato ma successivamente “espulso”, il “busillis” fu spiegato dallo stesso Fratello in questione ricorrendo a una presunta, quasi immediata, incompatibilità rispetto alla gestione gelliana della P2.
    Cioè il pio Valori, turbato dalle occulte trame di potere tessute dal Venerabile Burattinaio (Sic!) se ne sarebbe distaccato, dedicandosi alla coltivazione di “fiori di loto” e “viole mammole”…
    Tanto candore “floreale”, purtroppo, mal si concilia con le voci che corsero e corrono sui pesanti conflitti interni alla stessa P2, in cui la coppia Valori-Pecorelli fu momentaneamente “tacitata”: il povero Fratello Mino Pecorelli perdendoci la vita, morto ammazzato, l’immarcescibile Fratello Giancarlo Elia Valori costretto solo a mettersi un po’ da parte, in attesa di imminenti rivincite.
    Che arrivarono prontamente, altroché se arrivarono.
    E il Fratello Valori risorse come l’aurea Fenice. Buon per Lui.
    Ma in questa sede non intendiamo soffermarci troppo lungamente su questa interessante figura di Libero Muratore cattolico, eroe di “più mondi”, sempre un po’ in bilico tra Roma, Teheran, Beirut e Tel Aviv…
    Lo faremo in seguito, se e quando lo faremo.
    In questa Velina vogliamo solo comparare tre intellettuali massoni, tre illustri professori appartenenti alla Libera Muratoria: il citato Valori, Antonio Baldassarre e Claudio Bonvecchio.
    Eh già, perché il Fratello Valori non è soltanto accreditato come un Massone potente, molto potente, in Italia e all’estero. Il Fratello Valori è anche dotato di un incontestabile valore intellettuale.
    Prova ne siano le diverse “lectiones magistrales” tenute in tanti contesti prestigiosi, in ogni angolo del pianeta.
    Prova ne siano le tante pubblicazioni intriganti e generalmente apprezzate.
    Come, ad esempio, il recente volume: Il Futuro è già qui, Rizzoli, Milano 2009.
    Un libro indiscutibilmente interessante, dedicato -tra le altre cose- ad esaltare le grandi potenzialità presenti e future dell’area mediterranea, una “regione” che dovrebbe costituire un “centro di interessi privilegiato” per l’Italia ma anche per l’Unione Europea, sotto tutti i punti di vista: politico, economico, culturale.
    Perciò ci si stupisce che i relatori e gli intervenuti alla presentazione di questo libro fossero dei perfetti sconosciuti, tutte persone di nessun peso nell’ambito degli assetti di potere italioti…
    Pensate, al Palazzo della Cancelleria di Roma (dove si è svolta la kermesse), a presentare il volume del Fratello Giancarlo Elia Valori c’era soltanto Antonio Catricalà (Presidente Autorità Garante della concorrenza e del mercato), Antonio Martone (Avvocato Generale presso la Cassazione), Antonio Maccanico (già Segretario Generale della Camera dei Deputati, Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Presidente di Mediobanca, Deputato, Senatore, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ministro, attualmente Presidente dell’ Associazione Civita), Paolo Savona (Presidente Unicredit Banca di Roma) e Tarak Ben Ammar (Vice Presidente de La Centrale Finanziaria e storico socio e sodale del Fratello Presidente Silvio Berlusconi).
    Tra gli intervenuti , personaggi ancora più anonimi e modesti: il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta (con delega ai Servizi di Sicurezza), il Generale Giorgio Piccirillo dell’A.I.S.I. (Agenzia Informazioni per la Sicurezza Interna, Agenzia che ha sostituito il SISDE), Il Presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, il Presidente del Gruppo Gmc-Adnkronos, Giuseppe Marra, l’Amministratore Delegato di Telecom Italia Franco Bernabé, Il Presidente dell’Enel, Piero Gnudi, Andrea Monorchio, ex Ragioniere Generale dello Stato e Presidente della Commissione Controllo Autorità dei Lavori Pubblici, Monsignor Natalino Zagotto, Direttore e Vicario Episcopale del’Ufficio per la Vita Consacrata, nonché Priore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Gaetano Gifuni, già Segretario Generale del Senato e della Presidenza della Repubblica, il Finanziere Roman Zaleski, il Presidente dell’Unioncamere Lazio, Andrea Mondello, il Presidente del Collegio Sindacale della Camera di Commercio di Roma, Giovanni Sapia, ex Direttore Generale INPDAI, il Presidente dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, Luigi Giampaolino ed altri Signori di egual blasone…
    Ma l’ex Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Roma, Achille Toro, non c’era?
    Ma come? Un così grande amico e conversatore telefonico del Fratello Giancarlo Elia Valori, non c’era?
    Forse, dopo essere stato infine inquisito dopo tante inchieste da lui gestite in modo “assai discusso e discutibile”, stava a casa a rimuginare su qualcuna delle sue “buone opere” al servizio della Giustizia (non certo a vantaggio di amici e amici degli amici, come sussurrano i maligni…): buone opere come il sequestro dell’ “Archivio” di Gioacchino Genchi (Vicequestore della Polizia di Stato e Consulente di molte procure italiane in diverse importanti inchieste); Archivio dove, guarda la combinazione, si trovavano le intercettazioni di molte telefonate tra lo stesso Achille Toro e il Fratello Giancarlo Elia Valori.
    Telefonate svoltesi in periodi di tempo in cui il Procuratore Aggiunto Toro era incaricato di indagini relative ad imputazioni che riguardavano molti amici e sodali del Fratello Valori.
    Addirittura, i due si sentivano quando il Fratello Valori era imputato presso la Procura di Roma per le vicende legate alle licenze Umts…Quando si dice la combinazione e la “coincidenza significativa”!
    In ogni caso, lasciamo l’ex Procuratore Aggiunto Achille Toro alle riflessioni sulla sua vita al servizio della Giustizia e alla linea di difesa da assumere rispetto all’inchiesta che lo vede indagato: quell’inchiesta sui “Grandi Eventi” (Mondiali di nuoto 2009, G8 alla Maddalena, Celebrazioni per i 150 anni dello Stato italiano etc.) in cui sono coinvolti tanti altri Galantuomini, dal Sottosegretario Guido Bertolaso a Angelo Balducci, Diego Anemone e altri personaggi della cosiddetta “Cricca”…
    E lasciamo il valoroso Fratello Valori alle sue sottili disquisizioni di Filosofia dell’Economia, di Socio-antropologia Teleologica sul Futuro dell’Umanità e di esaltazione retorica dell’Area Mediterranea.
    Lasciamolo a tali dotte dissertazioni che è meglio… e consente a tutti di “volare più alto” rispetto a tante altre vicende dai contorni un po’ più prosaici…
    Ma si sa, certi intellettuali massoni, mentre additano agli altri sublimi “volte iperuranie”, per se stessi si accontentano di scenari assai più pragmatici, talvolta proprio “terra-terra”…

    Ora dedichiamoci un po’ all’ “antico massone prestigioso”, Fratello Professor Antonio Baldassarre, così come è stato di recente definito in un articolo per il Corriere della Sera, dal giornalista Goffredo Buccini (per vedere l’articolo, clicca sulla Sezione del Sito http://www.grandeoriente-democratico.com : Documenti e Rassegna stampa oppure direttamente su Corriere della Sera del 14 giugno 2010 by Goffredo Buccini: “La battaglia dei massoni all’ombra dei partiti” ).
    Pare che il Fratello Baldassarre se la sia presa un po’ a male…
    Così come se la prese a male quando diversi anni fa-così ci riferiscono- il famigerato giornaletto “Cuore” pubblicò il suo nome (lievemente storpiato: Antonio Baldassarri anziché Baldassarre con la “e” finale) in un elenco di massoni indubitabili e acclarati.
    In effetti, allora come oggi, ci pare che il Fratello Antonio non abbia tutti i torti nella sua stizzosa reazione.
    Allora gli storpiarono il nome, oggi lo definiscono addirittura “antico”…
    Antico a Lui? Ad un uomo che, a dispetto della settantina ormai raggiunta, si tiene in bella e buona forma con lo sci, i massaggi, l’abbronzatura, le vacanze e un certo “dongiovannismo” che, se non è paragonabile a quello del Fratello Silvio da Arcore, e se raramente è coronato da successo, tuttavia regala tutta intera l’illusione dell’eterna giovinezza…
    Purtroppo si tratta di illusione, certo, ma riteniamo abbastanza indelicato togliere anche questa ad un Uomo ché è già stato duramente provato dai postumi traumatici della sua defenestrazione dalla RAI, dal suo mancato re-inserimento (almeno finora) in qualche incarico all’altezza del suo passato di Presidente della Corte Costituzionale, dalla recente batosta elettorale nell’elezione a Sindaco per il Comune di Terni (giugno 2009: batosta subita nonostante molte forze “fraterne”, di destra e di sinistra… si siano spese per annullare il grande divario che esisteva di partenza rispetto al candidato- poi vincente, Grazie a Dio- Leopoldo Di Girolamo).
    Un uomo, il Fratello Antonio Baldassarre, duramente provato anche perché è stato recentemente indagato dalla Procura della Repubblica di Genova per “concorso in millantato credito” e, udite, udite, anche dalla Procura di Roma “per aggiotaggio informativo”, in una vicenda in cui è coinvolto insieme all’amico e collega e Fratello Giancarlo Elia Valori (si tratta di questioni legate al tentativo di acquisizione di Alitalia).
    Perciò, scusateci, ma non Ci sembra il caso anche di alludere alla sua età e ai suoi capelli bianchi, dandogli dell’ “antico”.
    Preghiamo il giornalista Goffredo Buccini di chiedere umilmente perdono al Fratello Baldassarre, in ginocchio, con il capo cosparso di cenere, e magari auto-infliggendosi qualche punizione con il cilicio: magari se lo farà prestare da Paola Binetti, su segnalazione del Fratello Baldassarre che, benché Massone, al pari di Valori (ma in età più tarda, provenendo in origine dalle file del PCI) non disdegna e anzi apprezza molto le frequentazioni curiali e vaticane.
    Certo il Fratello Antonio si professa “ateo”, ma di quel genere di “ateismo” nuovo, inaugurato da tanti altri intellettuali amanti del Potere “a prescindere” (a partire da Marcello Pera, Ferdinando Adornato e Giuliano Ferrara)…
    Quel genere definito “Ateismo Devoto”, tanto più utile al Vaticano del supporto (umanamente assai più autentico) di cattolici “adulti”e sinceramente credenti. Questi ultimi, infatti, sono esprits forts, poco disposti ad obbedire in modo asinino alle spesso anacronistiche pretese del Magistero di subordinare l’attività legislativa e governativa di un Paese laico alle sue ingerenze ultra-clericali.
    Il pluri-indagato Fratello Professor Antonio Baldassarre, comunque, pare se la sia presa con il Corriere della Sera e con il giornalista Buccini, anche per altre ragioni.
    Egli, nei giorni scorsi, scriveva la seguente Lettera (pubblicata prima sulla Rivista on-line Terni Magazine http://www.ternimagazine.it e poi anche dal Corriere della Sera, con replica di Goffredo Buccini):

    “Leggo sul Corriere del 14 giugno un articolo a firma di Goffredo Buccini in cui questi, citando un ‘ricorso’ di Gioele Magaldi contro l’elezione per la terza volta del Gran Maestro della Massoneria avvocato Gustavo Raffi, sottolinea che tale elezione è stata resa possibile a seguito di un ‘parere giuridico’ di un antico massone prestigioso come Antonio Baldassarre. A parte che i pareri sulla possibilità di rielezione sono stati espressamente richiesti dall’avvocato Raffi al Prof. Massimo Zaccheo e a me proprio in quanto non massoni (al fine di escludere eventuali coinvolgimenti nella questione degli estensori) e che gli stessi pareri sono autonomamente giunti alla medesima conclusione (positiva), in realtà il principio di completezza dell’informazione avrebbe dovuto comportare che il giornalista avesse citato anche la sentenza del giudice Covelli che ha respinto la presentazione del ricorrente e le sue false insinuazioni, riconoscendo l’imparzialità e la terzietà degli estensori dei citati pareri.
    Antonio Baldassarre”

    “Come il Professor Baldassarre sa bene, il Giudice Covelli ha respinto l’istanza cautelare dei ricorrenti ma la causa di merito è ancora pendente davanti al Tribunale Civile di Roma: solo per questo non mi sono dilungato, nell’articolo, a descrivere una vicenda giudiziaria complessa che contrappone esponenti del Grande Oriente. Indicando, a suo avviso erroneamente, il professore come massone non intendevo offenderlo, com’è di tutta evidenza (l’aggettivo ‘prestigioso’ tronca sul nascere qualunque dubbio in proposito), né revocarne in discussione l’imparzialità (non sarebbe comunque compito mio). G.B.”

    Ci sembra che, per quanto lo riguardi, la “replica” di G.B. (Goffredo Buccini), sia inappuntabile e intellettualmente onesta.
    Lo stesso non si può dire per l’incredibile e scandalosa Lettera del Fratello Baldassarre.
    Che non definiremmo come un “massone prestigioso”, ma semplicemente come un massone che vuole occultare di essere stato e di essere tale (l’iniziazione ha carattere indelebile e non cessa mai, durante la vita, nei suoi effetti e conseguenze).
    Il “prestigio” infatti, lasciamolo a chi, Libero Muratore alla luce del sole, abbia ben operato nella società civile, a vantaggio dei suoi simili, recando in tal modo beneficio sia ad altri esseri umani che alla Fratellanza alla quale ha avuto l’onore e il privilegio di essere ammesso.
    Non capiamo invece quali “buone opere” Il Fratello Baldassarre abbia compiuto in favore del Grande Oriente d’Italia o della collettività sociale in cui ha mosso i suoi passi.
    Certo non gli si possono ascrivere “a merito” il parere legale scritto “a uso e consumo” del “golpe massonico” del Fratello e Amico Gustavo Raffi, né le ipotesi di reato per cui è indagato dalla Procura di Genova e di Roma e, meno ancora, la pessima gestione della RAI, allorché ne è stato (fortunatamente per poco tempo) Presidente.
    Ma vediamo più da vicino la Lettera del Fratello Baldassarre al Corriere, lettera che torniamo a definire “scandalosa” e “piena zeppa di menzogne spudorate”.
    Intanto facciamo definitiva chiarezza su un punto: il Prof. Antonio Baldassarre fu iniziato apprendista massone nel Grande Oriente d’Italia negli stessi anni in cui alcuni massoni romani del G.O.I., dopo l’appropriazione di Palazzo Giustiniani da parte del Senato della Repubblica, si riunivano in Via degli Specchi.
    Il Fratello Antonio Baldassarre venne iniziato in Massoneria negli stessi anni in cui, a partire dalla nomina dell’8 agosto 1986 da parte del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, inizia come “giudice” a frequentare quella Corte Costituzionale di cui diverrà il più giovane Presidente della storia nel 1995.
    Soprattutto, il Fratello Antonio Baldassarre viene portato nel Grande Oriente d’Italia dal Fratello Elvio Sciubba.
    Chi era Elvio Sciubba, si diranno i più giovani (e meno consapevoli) fra i cronisti?
    Elvio Sciubba è stato anzitutto un importante massone, 33°grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato.
    Ma è stato anche un importante membro della Loggia P2, sopravvissuto al suo apparente “crollo” (e sottolineiamo “apparente”), nonché un punto di riferimento costante, durante la Guerra Fredda, dell’Ambasciata americana a Roma e della Central Intelligence Agency di Langley, Virginia; della cosiddetta C.I.A., insomma.
    A Via degli Specchi, a Roma, Il Fratello Elvio Sciubba condusse per mano il Professor Baldassarre all’iniziazione quale Apprendista Libero Muratore. E consigliamo il Fratello Antonio nel non insistere nella sua “smentita”, perché ci sono ancora documenti e testimonianze delle sue frequentazioni a una Loggia che poi, per diverse vicissitudini, fu “dispersa”, così come il Fratello Sciubba fu sottoposto ad alcuni procedimenti disciplinari massonici.
    Anzi, visto che nella sua Lettera al Corriere della Sera, Antonio Baldassarre parla di “false insinuazioni” a proposito di Gioele Magaldi in relazione a questa vicenda, gli consigliamo fraternamente di desistere da questo atteggiamento e di ritirarsi “con la coda fra le gambe”. Altrimenti, conoscendo la facilità del ricorso alla Querela da parte del nostro Direttore e Fratello Magaldi, il Presidente Emerito della Corte Costituzionale potrebbe trovarsi nell’ imbarazzante situazione di rispondere in Tribunale della sue dichiarazioni volte ad attribuire (con spudorata faccia tosta) patenti di “falsità” a chi rende note cose straconosciute agli “addetti ai lavori” e ignote solo per il grosso pubblico e per parte degli operatori mediatici.
    Ma nella sua Lettera, la propensione alla menzogna del Fratello Baldassarre non si limita alla negazione della sua identità di massone; no, egli si permette anche il lusso di citare a sproposito la Dott.ssa Covelli, Giudice del Tribunale Civile di Roma (alla quale, peraltro, facciamo le condoglianze per un recente lutto che pare l’abbia colpita).
    Baldassarre dice (mentendo spudoratamente) che la Giudice Covelli “ha respinto la presentazione del ricorrente e le sue false insinuazioni, riconoscendo l’imparzialità e la terzietà degli estensori dei citati pareri” (Sic!!!).
    Come si permette Antonio Baldassarre di “mettere in bocca” a un Magistrato affermazioni che questi non ha mai fatto, né oralmente né per iscritto?
    La Giudice Covelli non solo non ha respinto la “presentazione del ricorrente” (la “causa di merito” circa l’ineleggibilità di Gustavo Raffi a Gran Maestro per il quinquennio 2009-2014 non è stata ancora trattata), ma non ha respinto alcuna insinuazione e men che mai ha riconosciuto (perché mai avrebbe dovuto farlo?) l’imparzialità e la terzietà degli estensori dei citati pareri.
    Imparzialità e terzietà che, per quanto riguarda il Fratello Baldassarre, non ci sarebbero state nemmeno se Egli non fosse stato massone: può essere “terzo e imparziale” un Signore che, da diversi anni, si presenta all’Assemblea annuale del Grande Oriente d’Italia (Gran Loggia di Rimini) oppure ad altri eventi nella sede nazionale del G.O.I. (Villa Medici del Vascello) “a braccetto” del Gran Maestro Raffi e si intrattiene con lui fino a sera tarda, tra grandi bevute, mangiate e amabili pacche sulla spalla, baci e abbracci?
    Certo, a proposito di “insinuazioni”, quelle che Noi di Grande Oriente Democratico non reputiamo assolutamente degne di fede sono le “voci” secondo cui lo stesso Fratello Antonio Baldassarre si sarebbe vantato con il Gran Maestro Raffi, rassicurandolo sull’esito finale del procedimento pendente presso la Terza Sezione del Tribunale Civile di Roma (relativo alla carenza o meno di jus eligendi per Raffi, quale Gran Maestro per un terzo mandato e 15 anni consecutivi, anche in palese deroga di alcune norme ispiratrici della Commissione e della Legge Anselmi sulla P2).
    Secondo queste voci (a nostro parere indegne di fede), Antonio Baldassarre si sarebbe vantato con Raffi, dicendo che lui e il Prof. Zaccheo erano in grado, attraverso il marito della Dott.ssa Covelli, di esercitare pressioni su questa integerrima Giudice, nonché su altri dello stesso Tribunale Civile di Roma.
    Si tratta con tutta evidenza di “insinuazioni” senza fondamento, ma se anche fosse vero (e Noi di G.O.D. non lo crediamo) che Baldassarre vada in giro a dire o a pensare di poter porre in essere indebite “pressioni”, tutto ciò si scontrerebbe con l’onestà e l’assoluta incorruttibilità della Giudice Covelli e degli altri Magistrati del Tribunale Civile di Roma, qualità che abbiamo avuto modo di poter constatare in termini indubitabili.
    E comunque, benché il Fratello Baldassarre sia stato recentemente inquisito per “concorso in millantato credito” dalla Procura di Genova, non pensiamo assolutamente che Egli possa spingersi ad azioni così spregevoli di “millantato credito” ai danni dell’immagine e della reputazione dei Magistrati del Tribunale Civile di Roma, solo per “farsi bello” con il suo amico e Gran Maestro Raffi.
    Infine, a proposito della “massonicità” di Antonio Baldassarre, giova ricordare che egli, nel 2005, aveva chiesto (senza peraltro ottenerlo) al nostro Direttore Gioele Magaldi (all’epoca Maestro Venerabile della Loggia Monte Sion di Roma), di “fare iniziare” come apprendista libero muratore suo figlio, Paco Baldassarre. Anche su questo non temiamo smentite, perché ci sono ampie testimonianze.
    Così come non temiamo smentite sul fatto che sia stato iniziato in Massoneria (da qualche tempo ha anche il grado di Maestro) nel Grande Oriente d’Italia, e proprio nella Loggia Monte Sion di Roma, il Fratello Roberto Giovannelli, nel 2002 nominato Segretario/Assistente del Presidente RAI Antonio Baldassarre.
    Chi è Roberto Giovannelli?
    Nel 2002, proprio Il Fratello Baldassarre lo definiva pubblicamente il suo prezioso “braccio destro”, un uomo con cui aveva un’amicizia quarantennale…
    Roberto Giovannelli, classe 1943, già Responsabile della formazione quadri e dei trasporti della CGIL di Terni, già area PCI, è un uomo che, “in piccolo”, può essere paragonato, per trasversalità e ubiquità delle sue amicizie e relazioni, al Fratello Giancarlo Elia Valori.
    Certo, Il Fratello Roberto Giovannelli non è un intellettuale (anzi, a suo riguardo, più d’uno ha usato il detto: “Contadino, scarpe grosse e cervello fino…”) ma questo non toglie che si tratti di un uomo furbo, abile, scaltro e sempre pronto a fiutare il “vento del Potere”, ovunque esso soffi…
    Così, mentre il Fratello Antonio Baldassarre costruiva una carriera “luminosa” e “brillante”, occupando poltrone di evidente spessore istituzionale (Presidenza Corte Costituzionale, Presidenza RAI), il Fratello e “amico quarantennale” Roberto Giovannelli tesseva e ritesseva utilissime trame nel “back-office” del Potere e del Sotto-Potere, accreditandosi come utile interlocutore dell’entourage dell’Ex Direttore del SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) Generale Niccolò Pollari, di diversi Generali della Guardia di Finanza, di Alti Ufficiali del Corpo dei Carabinieri, di alcuni Gabinetti di Ministero, di importanti Dirigenti sindacali, politici e dell’amministrazione burocratica dello Stato.
    Per non parlare di giornalisti vari, di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo e, dulcis in fundo, di alcuni storici Top Manager RAI, alcuni dei quali ancora molto ben installati nelle proprie poltrone.
    Uno fra tutti, Gianfranco Comanducci-amico comune di Giovannelli e dell’ex Direttore Generale Agostino Saccà (la “trasversalità” e naturale “capacità di empatia umana” di Giovannelli è tale che egli ha potuto essere amico di costui, nonostante quest’ultimo sia sempre stato acerrimo nemico del suo amico quarantennale Baldassarre).
    Gianfranco Comanducci è attualmente uno dei quattro Vice Direttori Generali della Rai, con Deleghe alla gestione del Personale. Ma Giovannelli è buon amico anche dell’attuale Consigliere di Amministrazione RAI Alessio Gorla, ex Dirigente RTI, Delegato Mediaset in Sudamerica e tra i principali Organizzatori e Coordinatori della campagna elettorale di FORZA ITALIA nel 1994.
    Ci facciamo una domanda: ma non è che per caso, in barba ai “tagli” e ai “sacrifici” cui sono sottoposti tutti gli italiani, tutti i ministeri, tutte le forze dell’ordine, la Magistratura, gli enti nazionali e locali dello Stato, in RAI si usa ancora elargire profumatissime CONSULENZE a chi in realtà non reca alcun valore aggiunto al Servizio Pubblico della RAI Radiotelevisione italiana?
    Chiediamo ufficialmente lumi al riguardo ai Responsabili del Personale della RAI, ma ci risulta che fino a poco tempo fa il suddetto Fratello Roberto Giovannelli continuava a usufruire di un costoso (per i contribuenti che pagano il canone RAI) Contratto di Consulenza, a fronte di un lavoro che (dicono i maligni) consisteva soprattutto nel continuare a curare le proprie relazioni e i propri contatti di interesse personale, sotto il “mantello protettivo” del marchio RAI e con consistente remunerazione in termini di quattrini (sin dal febbraio 2003, allorché decadendo Baldassarre come Presidente, sarebbe dovuto “andare a casa” anche il suo Assistente/Segretario e “braccio destro” Roberto Giovannelli).
    Noi, conoscendo e apprezzando le indubbie qualità professionali di Giovannelli, ma anche la sua indiscutibile integrità morale, siamo certi che Egli-per senso dello Stato e orrore degli “sprechi” e delle “consulenze” elargite per aderenza clientelare- abbia da tempo rinunciato al Contratto di Consulenza RAI, qualora si sia reso consapevole che esso viene remunerato a fronte di scarso o nullo apporto al predetto Servizio Pubblico.
    Se invece tale Contratto di Consulenza perdurasse, siamo certi che esso comporta un esborso da parte della Rai (e dei contribuenti) in ragione di certi, documentabili e irrinunciabili servigi che il Giovannelli offre all’Azienda di Viale Mazzini.
    Invitiamo comunque i Responsabili interni dell’azienda Rai ad attivare un’Ispezione generale e approfondita sulle tante, troppe Consulenze elargite a piene mani negli ultimi anni e, qualora tale Ispezione latitasse o venisse fatta con superficialità, invitiamo anche la Magistratura italiana competente a voler fare accertamenti e verifiche su questa “voce” delle Uscite/Costi dell’Azienda diretta attualmente da Mauro Masi.

    La nostra comparazione di intellettuali massoni, iniziata con il Fratello Giancarlo Elia Valori e proseguita con il Fratello Antonio Baldassarre, si chiude con una rapidissima presentazione del Fratello Professor Claudio Bonvecchio.
    Dichiariamo subito che, se dovessimo stilare una “classifica relativa” tra questi tre Professori massoni esaminati, la simpatia e l’apprezzamento di Grande Oriente Democratico andrebbero indiscutibilmente al Fratello Bonvecchio. Perciò, metteremmo costui al primo posto, il Fratello Valori al secondo e il Fratello Baldassarre al terzo, se non altro per le troppe menzogne scritte nella sua recente Lettera al Corriere della Sera…
    Insomma, Antonio! Un po’ di contegno e ritegno!
    Sei o non sei anche apprezzato Docente di Institutiones iuris civilis publici presso la Pontificia Università Lateranense? Nonché amico dell’ex Rettore di detta Università, Sua Eccellenza l’Arcivescovo Salvatore (detto “Rino”) Fisichella, già Vescovo Ausiliare di Roma, già Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e attuale Presidente del Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione? E allora, comportati bene e non dire bugie, per di più in pubblico! Che altrimenti ti cresce il naso…
    Tornando al Fratello Bonvecchio, diciamo subito che, potendone osservare la recente intervista di Klaus Davi su KlausCondicio in visione su You Tube (vedi l’intervista riportata sul sito ufficiale del G.O.I.: http://www.grandeoriente.it ) non nascondiamo come il predetto Fratello ci ispiri soprattutto molta tenerezza…
    Certo non ne condividiamo l’atteggiamento reticente e “negazionista” ricalcato quasi alla Lettera sull’intervista del Gran Maestro Raffi concessa a Lucia Annunziata: quando qualcuno intervista Raffi o i suoi Colonnelli, costoro non sanno mai nulla…Non sanno chi sia Massone fra i cosiddetti VIP…Glissano sull’identità massonica di determinati politici, giornalisti, magistrati, alti ufficiali, alti burocrati, banchieri, esponenti della Curia o dell’Episcopato…A sentir loro la Massoneria inizia i suoi affiliati solo tra innocui e insignificanti operai e impiegati (A Noi, in Massoneria, di impiegati e operai è capitato di incontrarne lo 0,1% sul totale del Fratelli…).
    E non condividiamo, di Bonvecchio, la “non-spiegazione” del perché le donne non dovrebbero essere ammesse in Massoneria: Bonvecchio ha farfugliato che è così per Tradizione…
    In nome della Tradizione, allora, tanto varrebbe non aver abbattuto neanche l’Ancien Regime, il Potere Temporale della Chiesa, la discriminazione in base alla nascita, al censo o alla razza; lo stesso “diritto di famiglia” italiano, tardivamente riformato pochi anni fa nelle sue direttive misogine, paternaliste e maschiliste.
    In nome della Tradizione bisognerebbe negare alle donne il diritto di studiare, esercitare determinate professioni, persino votare o avere capacità giuridica.
    Si vergogni di queste “fregnacce” sulla Tradizione il Fratello Bonvecchio e si ricordi che il suo Gran Maestro Raffi, nel 1999 e ancora nel 2004, giurava di voler affrontare e risolvere il problema delle donne in Massoneria (chiedendo il voto dei Fratelli anche in base a questo impegno), perché gli sembrava “vergognosa” (sono parole Sue) la condizione delle Stelle d’Oriente del G.O.I., libere muratrici di Serie C che vengono iniziate e accolte solo in quanto mogli, sorelle o figlie di Massoni Maschi, dai quali sono controllate e dirette quasi si trovassero “in stato di minorità”.
    Inoltre, ci ha fatto sbellicare dalle risa il Fratello Bonvecchio, allorché, incalzato sul punto dall’intervistatore Klaus Davi, ha affermato che Gioele Magaldi e Grande Oriente Democratico sarebbero tollerati e non colpiti da ritorsioni da parte dell’establishment raffiano, in quanto “in seno al Grande Oriente d’Italia guidato da Gustavo Raffi si accetta il Dissenso e lo si rispetta”…
    Ah,ah, ah… meglio delle barzellette del Fratello Berlusconi!
    Queste altre “frescacce” però, il Fratello Bonvecchio non le vada a raccontare al candido, inconsapevole e sprovveduto Klaus Davi (e all’altrettanto ignaro pubblico di You Tube); le racconti piuttosto ai Fratelli intimiditi, minacciati, perseguitati, danneggiati in mille modi soltanto per aver osato “alzare la testa” ed esprimere liberamente le proprie opinioni critiche rispetto a Raffi e alla sua gestione del G.O.I.
    Il Fratello Bonvecchio racconti queste “favole” al Fratello Gioele Magaldi, che dal maggio 2007, nonostante due sentenze di reintegro disposte dal Tribunale Civile di Roma, ancora non ha potuto riprendere a frequentare i normali lavori di Loggia…E che, il prossimo 14 luglio, la IV Sezione della Corte Centrale Massonica (secondo i maligni, di strettissima aderenza raffiana) si appresta nuovamente a tentare di “espellere” dal G,O.I. (sempre secondo voci maligne che si rincorrono in questi giorni)…
    Ma nonostante (o forse anche in ragione di) tutte queste amenità spassose elargite da Bonvecchio a Klaus Davi e agli spettatori della sua trasmissione KlausCondicio, il sentimento che Egli ci ispira, come dicevamo sopra, è soprattutto la tenerezza.
    In effetti, ad ascoltare attentamente la sua intervista, ci si rende conto che il Fratello Professor Bonvecchio è in buona fede. Era in buona fede quando, durante le elezioni 2009 per la Gran Maestranza (invalide e inquinate dalla partecipazione dell’ineleggibile Raffi) sciorinava le sue tesi all’insegna del sacrificium intellectus di “brechtiana memoria”: anche se fosse una “forzatura”, diceva più o meno, bisogna eleggere Raffi perché Costui è inviato dalla Provvidenza ed è e sarà, in saecula saeculorum, il miglior Gran Maestro Possibile…
    Ed era in buona fede all’intervista di Klaus Davi, quando quasi su ogni domanda ripondeva pressappoco così: “non mi risulta… io non so, se c’ero non ho visto… se ho visto non ho sentito… se ho sentito non ho capito… non ho mai conosciuto massoni così, colì o colà…la Massoneria di Raffi e un’Eterna Primavera di Beltà e Progresso civile e spirituale…”.
    Il Fratello Bonvecchio, ne siamo ormai certi, era ed è in buonissima fede.
    Quando egli nega o afferma di non sapere e non capire, non mente. Evidentemente, a lui come ad altri onesti intellettuali arruolati sul Carro raffiano (un altro che ci sembra “errare” in buona fede è il Fratello Professor Morris Ghezzi) la premiata Ditta “Gustavo Raffi & Giuseppe Abramo” non ha ritenuto di compartecipare le sottili strategie e tessiture di potere pluriennale che da Villa Medici del Vascello si irradiano verso altri santuari del Potere Italiota, per fare ritorno al Gianicolo sotto forma di utili e dividendi di varia natura.
    Ecco perché il Fratello Claudio Bonvecchio e il Fratello Morris Ghezzi ci ispirano anzitutto tenerezza, comprensione e fraterna simpatia: sono le “inconsapevoli foglie di fico”, utilizzate strumentalmente da un Potere che tiene moltissimo a mascherarsi e a celare la sua vera natura.
    Poi, non possiamo non apprezzare la solida e interessante produzione scientifica del Fratello Prof. Bonvecchio (così come quella del Prof. Ghezzi, in altri ambiti di studio), segnatamente sulla tradizione gnostica e sulla simbologia esoterica, trattate alla luce di una strumentazione filosofica di elevato spessore e di rara capacità ermeneutica.
    Alla luce di ciò, al Fratello Prof. Bonvecchio (e al Fratello Professor Ghezzi) rivolgiamo un augurio sincero: AD MAIORA! Speriamo un giorno di poter collaborare fraternamente all’edificazione di un Grande Oriente d’Italia che sia davvero “una casa di vetro” e che, invece di nascondersi dietro “mille maschere”, possa contribuire a migliorare concretamente la vita (soprattutto morale e spirituale) dei suoi adepti, così come dei cittadini italiani tutti, disperatamente bisognosi di una Massoneria “che sappia fare bene il suo mestiere”, per il Bene e il Progresso dell’Umanità e alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

    Chiudiamo questa non breve (ma necessaria) Velina del 5 luglio 2010 con l’anticipazione che, nelle prossime ore, verranno pubblicate su http://www.grandeoriente-democratico.com delle interessanti novità (soprattutto in termini di ATTUALITA’ POLITICA) nella Sezione Comunicazioni dei lettori/visitatori e un Editoriale di Gioele Magaldi dal titolo: “PDL, PD e Massoneria. Silvio Berlusconi e Gustavo Raffi fra gioco delle parti, disastro economico e istituzionale, DDL intercettazioni”

    LA REDAZIONE di Grande Oriente Democratico

  2. […] misteri è la sovranità limitata e gli americani che fanno quel che vogliono, come nel cielo di Ustica, come sotto i cavi della funivia del Cermis, come sulla Route Irish di Baghdad dove Nicola Calipari […]

  3. […] © Fabrizio Colarieti – Notte Criminale […]

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