PAROLE CRIMINALI: LA LINEA DI CONFINE di Gianluca Arrighi


Mi sentivo decisamente meglio.

Ero ancora nella mia stanza, stavo terminando di mettere nel borsone tutte le mie cose. Di lì a poco il dottor Stevens sarebbe venuto a salutarmi e a farmi firmare le scartoffie necessarie per le mie dimissioni.

I sei mesi che avevo trascorso in quella clinica non erano stati poi così terribili. Piuttosto costosi, sì: d’altra parte era un rifugio dove i ricchi potevano guarire dai loro esaurimenti nervosi privilegiati. Ebbene, io avevo guarito il mio, pareva. Era giunto il tempo di andarsene.

“Starà benone, signor Doyle”, disse con tono cortese il dottor Stevens, entrando nella mia stanza.

“Mi chiami Paul, dottore…abbiamo passato insieme così tanto tempo qui dentro che posso tranquillamente affermare come lei sia un amico, ormai, oltre ad essere il mio strizzacervelli preferito!” risposi, sorridendogli, mentre chiudevo la zip del borsone.

“D’accordo signor Doyle, anzi Paul, mi raccomando però …torni qui la prossima settimana per una visita di controllo e si riposi. Se la prenda con molta calma, niente lavoro per almeno un paio di mesi, ok?”

Il dottor Stevens mi piaceva. Un uomo sincero, un infaticabile professionista totalmente immerso nella sua professione. Mi identificavo con lui.

“Promesso. Mi creda, sono consapevole di quanto mi è accaduto. E soprattutto di come sia accaduto. Devo sempre ricordarle che sono stato io a farmi ricoverare spontaneamente nella sua clinica?”.

Lui sorrise. “E a me non piace doverle sempre ricordare come una delle ultime cose che ha fatto là fuori sia stata quella di inveire contro un personaggio di uno dei suoi libri mentre era seduto al ristorante”.

“Bè…sì…mi sono un po’ lasciato prendere la mano. Ma fa parte del mio modo di scrivere, i miei personaggi devono sempre sembrarmi reali”.

“Questa volta, Paul, lei ha superato il limite tra realtà e fantasia. Devo essere certo che abbia elaborato questo fatto prima di lasciarla andare con serenità”.

“Ha ragione” – affermai annuendo – “L’ho oltrepassato. Ma solo momentaneamente. Avevo lavorato troppo. Adesso sto bene, davvero. Non succederà più”.

Il dottor Stevens mi fece strada verso l’uscita.

“Si ricordi, Paul, della percentuale che mi spetta qualora nei suoi libri dovesse utilizzare qualcuna delle mie idee…altrimenti dovrò farle causa!”, mi disse facendomi l’occhiolino.

Mi fece ridere.

“Caro dottore, se solo sapesse. Gira e rigira dietro ad ogni dentista, impiegato, fattorino o avvocato si nasconde uno scrittore con una riserva illimitata di fervide idee!”

“Lei ha un grande talento, Paul. Ma non oltrepassi la linea di confine, d’accordo?” concluse il dottor Stevens, congedandomi.

Era fatta. Stavo facendo rientro nel mondo reale. Appena fuori dalla clinica incrociai Brooke, l’infermiera che si era occupata di me durante la degenza.

“Signor Doyle” – mi disse, arrossendo un pochino – “da quando è arrivato non ho mai avuto il coraggio di chiederle una cosa. Me lo fa un autografo?”

Teneva tra le mani, porgendomelo, una copia de Il piacere di uccidere, il mio ultimo romanzo, che stava ancora vendendo bene, nonostante fosse trascorso più di un anno dalla sua uscita.

“Un libro meraviglioso e avvincente, signor Doyle, l’ho letto due volte. Conosco i nomi di tutti i personaggi a memoria! E poi il protagonista, lo spietato assassino Johnny il Biondo, è formidabile, nella sua malvagità letteraria, s’intende. Mi sembra quasi di conoscerlo…è così reale nelle sue descrizioni…che…pensi…non mi sorprenderei di incontrarlo per la strada!” disse Brooke con entusiasmo, mentre il leggero rossore sulle sue guance aumentava a vista d’occhio.

Era una ragazza così carina. Prima che avessi il tempo di chiedergliela, mi diede anche una penna. Le sorrisi, presi il libro e glielo restituii firmato e con una dedica.

“Io l’ho incontrato Johnny il Biondo. Credimi, Brooke, non te lo consiglio!”.

Lei trasalì. “Mi dispiace, signor Doyle, non volevo….”. Poi si rasserenò: “Ahhh….lei mi prende sempre in giro! Abbia cura di lei, io aspetterò con ansia il suo prossimo libro!”.

Durante il viaggio in taxi verso casa, pensai alla storia che avevo in mente. Mi tormentava da settimane, chiedendo di essere scritta. I particolari stavano prendendo forma e i pezzi del puzzle si stavano incastrando alla perfezione, pronti per essere messi su carta. No…no…l’avevo promesso al dottor Stevens. Niente lavoro. Per il momento tutto doveva rimanere lì, nella mia testa.

Stavo rientrando nel mio appartamento, finalmente. Il mio rifugio. Dafne se n’era presa cura durante la mia assenza. Ormai stavamo insieme da quasi cinque anni. Le piante sul terrazzo erano cresciute e fiorite. Il frigorifero era pieno. Un post-it appuntato sul pc mi avvisava che Dafne sarebbe arrivata alle otto, portando la cena.    Era stupendo essere a casa. Tutto era di nuovo al suo posto.

Avrei avuto mille cose da fare, ma potevo e dovevo aspettare. Prima una doccia, poi un sonnellino sul divano. Per la prima volta, dopo tanto tempo, ero io a condurre la mia vita. Quel periodo oscuro era finito, grazie alle premurose cure del dottor Stevens. Non c’era bisogno di rivangarlo, mai più.

“E’ fantastico averti di nuovo qui! Stai proprio bene, sai?”

“Sto davvero bene, Dafne, grazie. Credimi, non mi avrebbero dimesso se non fosse così”.

“Com’è stato? Orribile? A me puoi dirlo…”.

“Mah…diciamo questo: avrei potuto divertirmi di più. Tu dovresti saperlo, Dafne, mi sei sempre stata vicina e la tua presenza mi ha dato molta forza mentre ero in clinica. Sei stata l’unica a venire, sai?”

Gli occhi di Dafne si spalancarono. “Questo perché tu mi hai fatto promettere di non dire a nessuno dov’eri! Un sacco di gente mi ha chiesto di te! Sempre e costantemente. Comunque l’importante è che sei tornato, e ne sono felice. Quando potrai rimetterti al lavoro?”.

“Non dovrei affrettare i tempi, ma a dire il vero mi sento già pronto. Il prossimo libro si sta scrivendo da solo nella mia testa. Il medico ha detto di aspettare, ma in tutta franchezza non ho mai creduto che questa faccenda fosse tanto seria come pensano tutti, compresa te. Stavo semplicemente lavorando troppo. Il mio cervello era sotto pressione. In futuro starò più attento. Vedi, Dafne, il mio modo di scrivere…”.

“E’ proprio questo il punto! Il tuo modo di scrivere!” – mi interruppe lei – “Lo vivi troppo intensamente, Paul. A volte mi fai rabbrividire”.

Nei giorni che seguirono ripresi in mano la mia vita. Effettuai le visite di controllo nella clinica del dottor Stevens che confermarono come, ormai, fossi in gran forma.

Alla fine, non potei più rimandare l’inizio della stesura del nuovo libro. Eravamo entrambi pronti. Feci provviste di snacks e caffè. Mi chiusi nello studio. Per creare.

Scrivevo velocemente. Dopo circa una settimana mi sentivo come avvolto da un bozzolo familiare. Sapevo che all’esterno esisteva un mondo, ero conscio del telefono che squillava e della presenza di Dafne, ma l’unica cosa che contava era la tastiera del pc e le frasi che si manifestavano sullo schermo.

Il giorno lasciava il posto alla notte e poi di nuovo al giorno. Le pagine si accumulavano. Solo questo mi rendeva felice.

“Sei sicuro che non sia troppo presto? Hai ricominciato a scrivere con i tuoi ritmi folli. Sono un po’ preoccupata per te…”, mi disse Dafne, in una calda serata di fine agosto, mentre eravamo seduti in terrazzo davanti agli avanzi di una squisita cena cinese consegnata a domicilio.

“Va tutto bene ed io mi sento magnificamente”.

Ed era vero. Ricordo come un capitolo cruciale giunse al termine in una notte così tarda, che persino le luci dei lampioni sembravano stanche. Mi sentivo forte, esaltato, immortale.

Non so esattamente quanto tempo trascorse.

Una mattina, dopo aver bevuto la mia solita tazza di caffè, mi diressi verso il bagno.

Nel corridoio, in una pozza di sangue, giaceva Dafne, senza vita.

Gridai, disperato.

Fui pervaso dal terrore.

Chi poteva aver fatto una cosa simile? La finestra del corridoio, quella che dava sul terrazzo, era spalancata e il vetro ridotto in frantumi. Qualcuno era entrato in casa e l’aveva uccisa, mentre io, disgraziato, ero chiuso nello studio, isolato dal mondo, a scrivere!

Era tutta colpa mia!

Chiamai la polizia e nel giro di pochi minuti gli agenti giunsero in casa. Mi fecero un sacco di domande. Effettuarono una serie di meticolosi rilevamenti scientifici.

Da quel giorno non sono più riuscito dormire.

Forse, però, ho capito chi può aver ucciso Dafne. Dovrò dirlo ai giudici, anche se non penso mi crederanno.

Il processo è vicino.

Naturalmente ho paura. Ma ho anche un libro da terminare. Sono quasi alla fine, all’epilogo.

E intanto scrivo.

Ma non sono solo.

Devo sempre tenere d’occhio il mio compagno di cella, Johnny il Biondo, che tiene d’occhio me.

Fonti fotografiche :

“Il settimo sigillo ”

www.albertoponturo.it

GIANLUCA ARRIGHI

Gianluca Arrighi nasce a Roma il 3 ottobre del 1972, è sposato e ha due figlie.
Avvocato penalista di successo, nel 2009 si è affermato come scrittore “legal-crime” pubblicando il romanzo “Crimina Romana”, subito rivelatosi un best seller.
Vive e lavora a Roma.
Collabora con diverse testate giornalistiche nazionali in qualità di opinionista e scrittore.
Nel 2010 Arrighi inizia a scrivere una serie di racconti noir per alcune note riviste, settimanali e mensili.
I racconti riscuotono un tale successo tra i lettori da dover essere ripubblicati a più riprese.
In seguito alla cessione dei diritti cinematografici, da “Crimina Romana” verrà presto tratta una fiction tv.
L’argomento “legal-crime” del suo nuovo romanzo, di prossima pubblicazione e che sta suscitando grande curiosità tra i lettori, è tuttavia ancora coperto dal massimo riserbo.

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28 comments on “PAROLE CRIMINALI: LA LINEA DI CONFINE di Gianluca Arrighi
  1. Alessandra ha detto:

    Semplicemente…perfetto! Suggestivo, avvincente, pieno di suspence e di atmosfera e…grande colpo di scena finale! Pubblicherete altri racconti di Arrighi?
    Alessandra

    • nottecriminale ha detto:

      Beh direi proprio di si, cercheremo di tirare fuori il meglio dal “nostro” avvocato-scrittore

      • Alessandra ha detto:

        Wow! Ma voi che avete un filo diretto con Arrighi, avete anche qualche news sul suo nuovo libro? Ho letto, non ricordo bene dove, che sarà un romanzo-verità, la vera storia di una donna italiana condannata all’ergastolo. Voi avete qualche altra dritta?

    • nottecriminale ha detto:

      Alessandra, confermiamo ma, per adesso, non è possibile sapere altro, ovviamente Notte Criminale pubblicherà ogni novità in anteprima…quindi, continua a seguirci e continua a non perdere di vista Arrighi…presto, nuove “nuove”!

  2. Nottambula ha detto:

    Bellissimo La linea di confine! Conoscevo l’avvocato Arrighi perchè l’avevo visto qualche volta in televisione e avevo letto di lui sui giornali quando si occupava di alcuni processi, sapevo anche che da poco aveva anche iniziato una carriera parallela di scrittore, ma non avevo ancora letto niente di suo! Mentre leggevo il racconto mi sono emozionata! Bello, bello, bello!

  3. Enrico ha detto:

    Bellissimo racconto! Letto tutto d’un fiato!

  4. Giulia ha detto:

    Ho letto il racconto di Arrighi quasi in apnea! Sono riuscita a riprendere fiato solo dopo il sorprendente finale! Davvero molto carino, complienti a voi e all’avvocato-scrittore! Ma la nuova rubrica “parole criminali” come funzionaerà? Ci sarà un nuovo racconto ogni settimana? Oppure ogni quanto?

    • nottecriminale ha detto:

      Giulia, grazie per i complimenti che passeremo sicuramente all’avvocato-scrittore 🙂

      La nuova rubrica avrà un aggiornamento periodico che contiamo di fare una volta a settimana sempre che la cronaca non occupi il suo spazio con argomenti scottanti!
      Continua a seguirci e informa i tuoi amici!:)

    • nottecriminale ha detto:

      Parole Criminali saranno anche incipit di nuovi libri o stralci di libri già in libreria, cerchiamo di dare più scelta possibile con autori dal noir al giallo (i migliori chiaramente). I racconti dell’avvocato-scrittore saranno una costante della rubrica.

  5. Francesco ha detto:

    Great! A quando il prossimo noir? Ho visto poco tempo fa un programma sulla Rai dove avevano invitato Gianluca Arrighi per presentare il suo libro e per discutere del rapporto tra letteratura noir e cronaca nera. E’questo che mi piace di lui, il fatto che si capisce che c’è sempre un fondo di verità in quello che scrive. Una verità che l’avvocato Arrighi conosce bene perchè probabilmente la “vive” nel lavoro che fa, sempre a contatto con la giustizia penale e con chi commette i veri delitti. Finalmente un nuovo (era ora!), bravo e originale scrittore del mio genere preferito. A quando il prossimo noir?

  6. Benedetta ha detto:

    in una parola: avvincente! Ottima scrittura! Racconto carico di tensione che tiene con il fiato sospeso dall’inizio alla fine! Complimenti a voi e all’autore!

  7. Marco ha detto:

    Il racconto non è niente di che. Ma il punto è un altro. Arrighi deve decidere se fare l’avvocato o fare lo scrittore. Non è giusto, a mio avviso, che lui si faccia pubblicità come scrittore per avere poi vantaggi come avvocato e sottraendo magari clienti a chi, come me, è un avvocato bravo almeno quanto lui. Vorrei proprio sapere quanto lo pagate per scrivere sul vostro sito. Pubblicità per la professione e guadagni come scrittore. Ripeto, non lo trovo giusto.

  8. ema ha detto:

    io conosco personalmente Gianluca Arrighi, è un avvocato bravissimo e svolge la professione con zelo e dedizione nonchè con estrema sensibilità! Il fatto poi che abbia anche il dono della scrittura rende “giusto” il suo successo come scrittore! Chi sa fare bene l’avvocato faccia l’avvocato, chi sa fare sia lo scrittore che l’avvocato può fare entrambe le cose!

    • Marco ha detto:

      Cara Ema, guarda che Arrighi lo conosco anche io. E’ un bravo avvocato, è vero, ma deve scegliere che lavoro svolgere. O fa l’avvocato o fa lo scrittore! Non ti sembra ingiusto che lui, utlizzando la popolarità che gli deriva dal fare lo scrittore, sottragga potenzialmente clientela ai suoi colleghi?
      E’ questo che mi urta e la mia, ti assicuro, non è invidia.
      Rivolgendomi invece alla redazione del blog, non mi è stato ancora risposto quanto viene da voi pagato Arrighi per pubblicare i racconti sulla vostra rubrica. Mica avrete dei problemi a diffondere questi dati, no? Resto in attesa della risposta. Grazie.
      Marco

      • nottecriminale ha detto:

        Gentile Marco,

        ogni uomo può scegliere di fare più cose nella sua vita, proprio perchè unica.
        Avere tanti interessi e affiancarli alle proprie capacità, non è un reato (almeno non ci risulta). Quanto, come e se Arrighi viene pagato, mi scusi, ma non credo siano affari che possano in alcun modo riguardarla nè servirle ad aumentare il suo numero di clientela.

        Arrighi, infatti, da quello che ci risulta, non era meno o più bravo nello svolgere la professione di avvocato prima di deliziarsi con la scrittura ( e mi permetta di dissentire sulla sua inesistenza di invidia a dir poco tangibile), nè la sua professionalità è migliorata o peggiorata con libri o racconti. Sà, se la gente la pensasse come lei, probabilmente l’Arrighi scrittore declasserebbe quello avvocato e viceversa…invece, stando alle sue statistiche (ci preme sapere quale fonte ha utilizzato per reperire dati sensibili di uno studio legale) il suo valore è in crescita. Di questo, a differenza sua, ne siamo felici.

        Può sempre iniziare a scrivere se pensa che il valore e la notorietà siano direttamente proporzionali a ciò che si fà (per noi è il contrario: è la bravura a renderti noto) e per un breve racconto, se interessato, saremo felici di visionarlo ed eventualmente pubblicarlo.

        Sperando di essere stati sufficientemente esaustivi, le auguriamo una felice giornata

  9. Giorgia Tavani ha detto:

    Ho letto il racconto di Arrighi, carino ma non è così eccezionale 😦 scusate se lo dico, seguo da un po’ il vostro blog e alcuni commenti potrei quasi dire che forse se li è scritti da solo, sono esagerati! Su argomenti ben più ‘pesanti’ di questo racconto, in Notte Criminale ci sono meno commenti e su Arrighi così tanti! Non mi fido!
    Questa estate ho letto casualmente alcuni suoi racconti su una rivista da spiaggia, penso ci fosse anche questa Linea di Confine. Allora in primis non trovo professionale ripubblicare qualcosa di già visto, dovrebbe sfornare per voi cose nuove! In secondo luogo, relativamente ad Arrighi come scrittore, trovo le trame piuttosto avvincenti come idee, ma la sua scrittura non mi convince, è come se fosse debole, troppo semplice, quasi da ragazzino.
    Mi dispiace essere in controtendenza con le opinioni di apprezzamento…questa è solo la mia personale impressione di accanita lettrice del genere noir. Spero di leggere altri testi di Arrighi per ricredermi, magari con commenti meno fasulli. Cordialmente, Giorgia

    • nottecriminale ha detto:

      Cara Giorgia,
      come per tutti gli altri commenti, abbiamo fatto pervenire anche il tuo al tanto discusso avvocato Arrighi…
      Ci sembrava giusto fosse direttamente lui a rispondere, così, di seguito:

      Gentile Giorgia,
      la prima cosa sulla quale mi sento di poterLa tranquillizzare è che i commenti, da Lei definiti “esagerati e fasulli”, non sono stati scritti da me e, per mia fortuna, sono autentici. Anzi, colgo l’occasione per ringraziare le decine e decine di migliaia di persone che hanno apprezzato e continuano ad apprezzare i miei libri e i miei racconti, anche qui su Notte Criminale.
      La rivista che questa estate ha pubblicato alcuni miei racconti è il settimanale VIVO.

      Ora, sarà anche una rivista “da spiaggia” (come l’ha definita Lei e mi permetta, forse, con un tono leggermente dispregiativo), tuttavia VIVO vende ogni settimana in edicola oltre 500.000 copie. E’ inoltre un periodico che vanta, tra i suoi numerosi lettori, anche colte signore accanite del genere noir; esattamente come Lei, gentile Giorgia, che proprio sulla rivista ha avuto modo di leggere i miei racconti.
      Lo straordinario successo che la rubrica “I gialli dell’avvocato Arrighi” ha riscosso la scorsa estate sul settimanale VIVO ha portato Notte Criminale a ripubblicare alcuni racconti, ma Le assicuro, gentile Giorgia, che presto ne arriveranno degli altri del tutto inediti.

      Quanto alle critiche, mi spiace che la mia scrittura non incontri i Suoi gusti. Personalmente ritengo che un modo di scrivere semplice e fluido rappresenti una caratteristica positiva ed è, tra l’altro, ciò che maggiormente apprezzo io quando leggo un libro. Ma questa è solo una mia opinione e, come tale, lascia il tempo che trova.

      D’altra parte, gentile Giorgia, un autore non deve ambire all’utopistico consenso totale e assoluto. Nessuno è così bravo da non trovare detrattori pronti, per invidia o per reale convinzione, a criticare, ad equivocare ed a proferire malignità.Chi si espone al pubblico si espone anche, necessariamente, a critiche feroci. E’ questo, ahimè, il “prezzo” della popolarità.

      Tuttavia, gentilissima Giorgia, non si ostini. Se non Le piace ciò che scrivo, eviti di leggermi. Nessuno La obbliga. Non c’è nulla di peggiore che la “costrizione letteraria”. In Italia e nel mondo ci sono tantissimi ottimi scrittori (molto più bravi di me) che Le regaleranno letture assai più piacevoli di quelle a cui Lei si è dovuta sottoporre la scorsa estate e qui, su Notte Criminale.

      Un caro saluto,

      Gianluca Arrighi

  10. ema ha detto:

    Di certo Arrighi tra la professione forense e la nuova professione di scrittore, non ha certo il tempo e la voglia di scriversi i commenti da solo! che cosa ridicola!

  11. Laura ha detto:

    Gentile Giorgia,
    penso che la sua critica nei confronti di Arrighi sia strettamente di carattere personale e pertanto dettata dall’eccessiva invidia.
    Trovo veramente ignobile da parte sua, pensare che Arrighi si possa scrivere commenti da solo… invece di leggere il genere “noir”, le consiglio vivamente di leggere manuali di comportamento.
    Distinti saluti
    Laura

  12. Anna ha detto:

    Personalmente mi trovo in disaccordo con la lettrice Giorgia. Quest’estate mi sono appassionata molto ai racconti dell’avvocato Arrighi e come me tutti i compagni di ombrellone. Non nascondo la mia predilizione al genere noir ma devo senza ombra di dubbio spezzare una lancia a favore dello scrittore Arrighi il quale, prorio grazie alla fluidità del racconto ed alla semplicità,che tuttavia non sfocia mai in banalità,ha saputo coinvolgere e d entusiasmare anche chi preferisce tutt’altro genere. Consiglierei alla lettrice Giorgia di sfogliare il libro di Arrighi che, per mio modestissimo parere, risulta molto avvincente ed interessante. Giorgia: non potrai che cambiare idea.
    Anna

  13. Franco ha detto:

    Ho letto il commento di Giorgia e l’ho trovato davvero assurdo! Ovviamente non per le critiche, che sono sempre legittime, ma per la cosa ridicola dei commenti. Personalmente ho letto tutto di Arrighi, sin dal suo bel libro d’esordio Crimina Romana nel 2009. A me Arrighi piace e cito testualmente dal Giornale dello scorso 11 marzo: “con il suo romanzo d’esordio Gianluca Arrighi si afferma come uno dei migliori autori nel panorama italiano della nuova generazione di scrittori noir”. Il pdf dell’articolo è consultabile online e anche su facebook. E’ incredibile a cosa porta l’invidia! In Italia ogni volta che inizia ad affermarsi un nuovo scrittore, subito iniziano a diffondersi le malignità (vedi, per tutti, Giorgio Faletti, che appena è diventato famoso tutti hanno cominciato a dire che non è lui a scrivere i libri!!!). E tutto questo invece di essere contenti per il successo di un nuovo scrittore!
    Sono proprio d’accordo con la risposta che ha dato Arrighi sul blog, se a quesya Giorgia non piace Arrighi, non lo legga e basta! Concludo con una frase di Henry Fielding: “Il valore genera l’invidia nelle menti meschine e l’emulazione nelle anime grandi”. E con questo ho detto tutto.
    Franco

  14. Marco ha detto:

    Ma quanto è bravo Arrighi, ma quanto è bello Arrighi…sono quasi stucchevoli questi commenti! Basta! Non capisco questa levata di scudi a favore di Arrighi che, essendo un bravo avvocato, sa benissimo difendersi da solo. A me e alla signora Giorgia Tavani non piace lo scrittore Gianluca Arrighi. Non sarà mica un delitto, no????? Tutta la mia solidarietà a Giorgia.
    Quanto alla redazione di notte criminale ribadisco, una volta per tutte, di non essere affatto invidioso.
    E spero che la polemica si chiuda qui.
    Vi invio i migliori saluti.
    Marco

    • nottecriminale ha detto:

      Caro Marco

      de gustibus et coloribus non est disputandum! Se è vero che ci piacerebbe soddisfare quelli di tutti, è altrettanto vero che non obblighiamo nessuno, a leggere la rubrica Parole Criminali, piuttosto che ControCanto, Le Pillole di Lupacchini o i vari post in genere (lo sottolineiamo con l’uso della rete a cui ci siamo affidati perché per antonomasia, è il mezzo di comunicazione più libero –almeno fino ad oggi).

      Immagino tu stia seguendo molto Parole Criminali e la cosa ci fa molto piacere. Non ti sarà sicuramente sfuggito, allora, come in calce ad ogni racconto (ancora pochi perché da pochi mesi la stiamo curando) ci sia la firma di altri autori che contribuiscono, insieme ad Arrighi, ad arricchire le nostre pagine attraverso forme e tipi di scrittura sicuramente differenti come Ballario o Roversi. Il nostro grazie, oltre ad ogni singolo lettore, va ad ognuno di loro ed in egual misura. La sinergia di una squadra non è guerrigliare all’interno, né gareggiare al “chi è il più bravo” (per noi, scusaci, lo sono tutti) ma piuttosto unire le forze per raggiungere degli obiettivi. Uno di questi è quello di soddisfare il maggior numero di esigenze di ciascuno di voi, o almeno, eliminando qualsiasi forma di presunzione, provarci nel miglior modo possibile.

      La polemica, qualora ne fosse nata una in questo scambio di pensieri e domande, è, a nostro dire, più una sana forma di discussione. Forme comunicative non affatto dannose o distruttive, al contrario, assai interessanti perchè aiutano a guardare con gli occhi altrui ciò che sei (quindi i vostri occhi che guardano Notte Criminale oltre lo schermo, godono sicuramente di più diottrie rispetto ai nostri che, invece, sono abituati a guardarla da una prospettiva differente -ovvero l’interno-) Tutto ciò crea un “commercio” di idee, opinioni e spiegazioni da ambo le parti (a proposito, le scorse volte hai fatto riferimento ad una quantità -più che qualità- di dati sensibili di cui, però, non ci ha ancora fornito la fonte).
      Non pensiamo certo di rubare il mestiere né a te, né ad Arrighi…le nostre, nei limiti del possibile, sono solo risposte alle domande che ci ponete (tra l’altro tu ci ha sollecitato ben due volte). Rispondere è cortesia non un’arringa difensiva soprattutto perché non siamo dentro un’aula di tribunale fortunatamente!. 🙂 Permettici però di dissentire, laddove (sempre per una questione di diottrie) non riusciamo a vedere quel male di cui siamo indirettamente “accusati” solo perché possiamo, fortunatamente, vantare di ottimi contributi. Il nostro è un lavoro di team, ogni partecipazione è da noi stimata e avvalorata. La cosa può più o meno piacere e, va bene la critica quando è costruttiva per migliorare la “ricetta” ma, quando diventa motivo per guastare i sapore all’interno o all’esterno di una lettura, perdonaci, ne facciamo volentieri a meno. (ovviamente la risposta in linea diretta è per te e non per Giorgia la quale ha già avuto una replica che non ti chiamava in causa)

      Nel caso della rubrica Parole Criminali, e quindi non in riferimento ad articoli da noi redatti e più facilmente criticabili per sostanza, nomi, fatti ed avvenimenti concreti e reali, non parlerei, come dici, di solidarietà. E’ un fatto di gusto che, come ci sottolinei, non riguarda affatto – nel caso specifico dell’Avvocato Arrighi – la sua doppia professione e professionalità come invece ci era parso di capire precedentemente. A questo punto, il problema, non si pone.
      Proprio per crescere tutti attraverso la rete, mettiamo a disposizione, oltre la possibilità di pubblicare con noi dei brevi racconti (ti rinnoviamo l’invito ad inviarcene uno) anche degli spazi pubblicitari (come potete vedete già attivi a destra della home, per “Il Giorno” e “Agenzia Fotogramma”). quindi se interessato/i sapete dove e come contattarci!

      per il resto, grazie ancora a tutti per seguirci così numerosi

      Notte Criminale

  15. Giorgia ha detto:

    Sono rammaricata, avvocato Arrighi, se Lei si è sentito offeso dalle mie critiche. Io svolgo una professione completamente diversa dalla Sua e non ho dunque alcun motivo di invidiarLa, nè tanto meno sono stata costretta a leggere i Suoi racconti. Li ho letti volentieri perchè mi è capitato di sfogliare Vivo e perchè seguo Notte Criminale. Tutti leggiamo tante cose, talune ci piacciono, altre meno, ho semplicemente espresso la mia opinione, senza che questo nasconda invidie o istinti denigratori. Relativamente ai commenti ‘fasulli’ resta una mia opinione ed ipotesi, sorta dal raffronto con altri argomenti di questo bellissimo blog che è Notte Criminale che hanno riscosso meno ‘chiacchiericcio’. Incuriosita dalla figura di Arrighi avvocato e scrittore, ho ricercato del materiale su internet per ‘informarmi’ meglio sulle Sue opere e su come scrive. In alcuni Suoi personali commenti e su un video rai che ho trovato su Youtube, Lei utilizza parole ed espressioni simili ai commenti in calce al racconto qui su Notte Criminale quando parla del Suo modo di scrivere e mi sono ‘insospettita’. Molto semplice.
    Porgo cordiali saluti.
    Giorgia

    • nottecriminale ha detto:

      Cara Giorgia,

      ti ringraziamo per i complimenti. Il piacere della lettura dovrebbe appartenere a tutti. purtroppo oggi, sempre meno gente legge e si informa. Sui gusti non mettiamo bocca, le critiche aiutano a crescere e migliorare. Riferiamo comunque ad Arrighi che, per ragioni di tempo ha raccolto in un’unica risposta, affidata a noi di Notte Criminale, più riferimenti ai numerosi commenti precedenti.

      continua a seguirci!:))

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