l’Intervista a Gianluca Arrighi


Gianluca Arrighi, avvocato penalista e scrittore, autore del best seller “Crimina Romana”

Perché il crimine diventa mito?

Perché anche il migliore degli esseri umani ha dentro di sé una “parte oscura”. Quindi, di conseguenza, percepiamo il male come un pezzo possibile della nostra vita. Cerchiamo di tenerlo lontano da noi, ma al tempo stesso ne subiamo il fascino perverso e seduttivo ogni volta che lo vediamo impossessarsi di un nostro simile. In qualche modo è come se, guardando il male, percepissimo una visione astratta di un qualcosa che, in modo latente, è presente nella nostra anima. Il crimine diventa mito perché, da sempre, nell’immaginario umano è presente l’eroe buono e l’eroe cattivo. E sono ambedue vivi, forti, carismatici. Che poi sia sempre il bene a vincere l’eroe buono ad avere la meglio, questo ce l’hanno raccontato quando eravamo bambini. La realtà degli adulti è ben diversa.

Il male e il crimine esistono, sono una condizione trascendentale dell’etica, che a sua volta è una condizione trascendentale della esistenza umana. E il termine trascendentale vuol dire, in sostanza, condizione di possibilità. Ossia è trascendente ciò che è massimamente universale. Infine non si può omettere un riferimento alla particolare epoca in cui viviamo. Siamo nell’era mediatica, dove il crimine ha conquistato un ampio spazio su televisioni e giornali, che indulgono sempre più costantemente su scene di violenza e di sangue.La morbosa curiosità dell’opinione pubblica sui particolari più raccapriccianti dei delitti o per la vita privata e sentimentale degli assassini sono dei tipici esempi di catarsi: vediamo qualcun altro realizzare ciò che noi non faremmo mai, riuscendo così a scaricare la tensione prodotta da quelle parti di noi che potrebbero compiere qualche gesto malvagio. Il crimine ha poi il fascino dell’eccezionalità. Chi riesce a comportarsi in modo immorale, chi riesce a compiere delitti efferati senza provare rimorso è un uomo particolare, unico, superiore. In qualche modo il criminale è una persona che osa, che si libera dal vincolo sociale, che si distingue dalla massa. Gli esseri umani sono complessi e contraddittori e negare il male può rivelarsi un’impresa pericolosa. E’ proprio quando cerchiamo di cancellare il male dalla nostra vita che rischiamo di esserne posseduti. Siamo uomini e, quindi, fallibili e incoerenti per definizione. E quando tentiamo, scioccamente, di essere perfetti, ci trasformiamo in ciò che prima odiavamo. Spesso senza neppure rendercene conto.

Quando affermi che “In qualche modo il criminale è una persona che osa, che si libera dal vincolo sociale, che si distingue dalla massa” intendi che il rischio all’emulazione, vista la realtà che stiamo vivendo, è alto oppure…

Certo che mi riferisco al rischio dell’emulazione. Soprattutto per coloro che hanno una psiche più fragile o che conducono una vita grigia e anonima, i quali talvolta credono che la trasformazione in “eroi cattivi” possa emanciparli da quella che ritengono essere la loro mediocre esistenza.

Spettacolarizzare il male attraverso film, fiction ed editoria, secondo te, aiuta la giustizia a fare “giustizia”?

La spettacolarizzazione del male attraverso film, fiction ed editoria non aiuta nè la giustizia nè a “fare giustizia”. Quello che accade ogni giorno nei tribunali penali, la giustizia reale e quotidiana che si occupa di reati comuni è ancora, fortunatamente, svincolata dai media. Quando però ci si imbatte nei processi “mediatici” (che rappresentano, comunque, una percentuale irrisoria rispetto al carico giudiziario) tutto cambia. In questi casi, talvolta, magistrati, avvocati, imputati, persone offese e testimoni si trasformano in attori e questo ruolo “cozza” indubbiamente con quello loro attribuito dal codice di procedura penale.

Se il crimine ha “il fascino dell’eccezionalità”, ricercare e ripercorrere i luoghi dei delitti come un pellegrinaggio, non credi stia diventando una regola senza rispetto di niente?

E’ proprio perchè il crimine ha il fascino dell’eccezionalità che, quando viene spattacolarizzato, crea effetti collaterali morbosi, come i pellegrinaggi nei luoghi del delitto. L’uomo, allo stesso tempo, cerca, teme ed evita il male. Quindi è come se il turismo macabro potesse in qualche modo esorcizzare la parte oscura presente in ognuno di noi. Altra cosa è, ovviamente, la mancanza di rispetto nei riguardi di coloro che sono, a vario titolo, coinvolti in un procedimento penale e che, di conseguenza, stanno vivendo un episodio doloroso della loro vita.

Perché da avvocato hai sentito l’esigenza di raccontare 13 storie che tu stesso hai seguito professionalmente, in forma romanzata? e perché hai scelto di raccontarle dal punto di vista dell’avvocato difensore e non semplicemente attraverso i fatti?

Quanto al mio primo libro “Crimina Romana”, l’idea è nata quasi per gioco un paio di anni fa e mi è stata suggerita da una giornalista della Rai che aveva seguito alcune mie imprese… “giudiziario-mediatiche”. Ora, invece, dopo il successo di “Crimina Romana” (da cui, sembra, vogliano addirittura trarre anche una fiction tv) la scrittura è diventata una realtà concreta ed ho appena terminato la stesura del mio nuovo romanzo. Al recente salone del libro di Torino, il “giovane Arrighi” è stato paragonato ai mostri sacri del genere crime, come Carofiglio, De Cataldo e Lucarelli. Scrivere è una nuova e stimolante esperienza, intimamente collegata alla mia professione, in quanto ciò che scrivo è sempre ispirato alla mia vita di avvocato.Ho raccontato i fatti dalla prospettiva del difensore per il semplice fatto che quella è la dimensione dalla quale io vivo e percepisco, ogni giorno, la commissione di un crimine e la conseguente celebrazione di un processo.

Crimina Romana” il saggio dell’avvocato penalista Gianluca Arrighi, Alberto Gaffi editore.

Quanto la componente personale è importante per il successo/insuccesso di un caso e quanto, divenuta componente commerciale, per il successo di un libro?

La componente personale è certamente importante per il successo o meno di un caso. Quanto al successo di un libro, i processi penali, mediatici o meno, raccontano sempre storie di uomini e donne che avranno comunque la vita segnata dalla commissione di quel reato. Quindi, in astratto, ogni vicenda giudiziaria può essere raccontata in un libro. Bisogna vedere, poi, se il libro viene scritto bene o male

Perché, secondo te, l’Italia resta il paese dei casi irrisolti?

Recentemente, quanto ai casi italiani irrisolti, il presidente Napolitano ha parlato di “opacità dello Stato”. Io non ho una vera risposta a questa domanda. Ritengo, però, che per risolvere i casi di stragi, spesso invischiate con intrighi internazionali e intrecci eversivi, ci voglia uno Stato “forte”. E questa non mi sembra sia mai stata la principale caratteristica dello Stato italiano.

Marina Angelo

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3 comments on “l’Intervista a Gianluca Arrighi
  1. […] This post was mentioned on Twitter by marina angelo and marina angelo, marina angelo. marina angelo said: l'Intervista a Gianluca Arrighi : http://wp.me/pZjvA-Nl […]

  2. […] unico, uomo, visione astratta, vita, vita di avvocato, vita grigia, vita privata, vivi NOTTE CRIMINALE Post Published: 14 dicembre 2010 Author: aggregatore Found in section: Notizie e […]

  3. Pollo ha detto:

    E quando secondo lei lo Stato è forte?

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