L’INTERVISTA al Senatore Achille Serra II parte


In questo circuito dove vittime e carnefici sembrano confondersi, quindi, anche il figlio di Vallanzasca, Maxim, è una vittima?

«Vallanzasca ne ha fatte di vittime oltre che quelle che purtroppo ha eliminato fisicamente. La mamma ha passato una vita di sofferenze per questo figlio, di tragedie interiori come si può facilmente immaginare. Il fratello di Vallanzasca è stato una vittima: dapprima coinvolto da lui e con lui in fatti criminali poi addirittura ha cambiato il cognome, si è ravveduto. Sono tante le vittime che Vallanzasca ha fatto, sia fisicamente che moralmente».

Ciò non toglie che i familiari delle vittime hanno le loro sacrosante ragioni per insorgere…

«I familiari delle vittime hanno sacrosantamente ragione di insorgere per quest’ultima cosa di invitare Vallanzasca a Venezia…»

Piuttosto che dal punto di vista criminale, perché, ad esempio, non è stato fatto un film sul poliziotto senza pistola?

«Si è tentato di fare un film sul “Poliziotto senza Pistola”, cioè sul mio libro, ma questo, caratterizzava particolarmente la figura di Vallanzasca e allora, proprio per questo motivo, io mi sono rifiutato. Il mio libro ha altri contenuti tra questi anche la banda Vallanzasca. ma gli atri contenuti che sono quelli della vita di un poliziotto, dell’uomo poliziotto, dei rapporti privati del poliziotto, delle difficoltà economiche enormi che può trovare un poliziotto  o un carabiniere in una città che non è la tua come Milano, dove la vita costa di più e tante altre cose che ho cercato di accennare in quel libro ma, quello che interessava, era Vallanzasca ed allora io ho rifiutato l’autorizzazione a fare un film sul mio libro.

Lei chiede “perché non si scrive su un poliziotto?” Questo, bisognerebbe chiederlo a produttori e registi…probabilmente, perché non fa notizia mentre fa notizia il criminale. Allora io che sono, e lo dico senza nessuna remora, un estimatore di Michele Placido che conosco, trovo che fare un film su Vallanzasca può anche andar bene purchè, e qua non faccio una critica (perché non ho visto il film e quindi non sono in grado di farla), non si sia esaltata la figura del criminale. Io sono rimasto un po’ stupito quando, quella figura viene assegnata a Kim Rossi Stuart che è  un idolo delle donne, perchè questo, rischia di esaltare la figura del criminale. Io mi ricordo che il fascino, non consisteva tanto nell’aspetto fisico quanto nell’idea del capo, del bandito, del bel Renè… »

Tornando al film su Vallanzasca le critiche avanzano, senza ancora averlo visto. Lei cosa ne pensa in merito?

«Io non critico il film, perché sarebbe fuori luogo non avendolo visto, quindi se il film è il racconto di un periodo storico e criminale, beh allora è storia. Ma critico, ho criticato e continuerò a criticare il fatto che si inviti Vallanzasca. Il palcoscenico, pur avendo detto lo Stato ha il dovere di rieducare (se ci riesce) e di avviare dopo aver fatto scontare la pena al lavoro, o il tappeto rosso no perché rimane, fondamentalmente, un uomo che ha ucciso tante persone…per limitarmi ad alcuni reati».

Uno dei primi film su Vallanzasca è del ’77 «La Banda Vallanzasca». Una delle prime volte che lo si approfondisce televisivamente è in «La storia siamo noi» Rai Educational. Oggi, perché il film è prodotto dalla Fox?

«Non le saprei rispondere…non sapevo neanche questa cosa»

Qual è il suo punto di vista come poliziotto, come uomo e come politico, rispetto al crimine. e perché quest’ultimo viene mitizzato?

«Perché viene mitizzato non lo so e non potrei dare un giudizio. L’ultimo matrimonio di Vallanzasca (peraltro si è separato da una donna che lo ha sempre adorato-questo mi risuta personalmente-…Incredibile che cosa non ha fatto questa donna per lui…ma poi lui ha deciso di lasciarla e di risposarsi con una donna che, credo, non lo abbia mai visto, con una donna che,credo, lo abbia letto sui giornali, cioè, con una donna che comunque non ha avuto un rapporto fisico con lui se non –e questo non lo so- solo attraverso le sbarre) eppure una donna si innamora di lui al punto di sposarlo, di sposare un uomo che è in carcere, di sposare un uomo che esce per andare a lavorare e rientra in carcere. Come si fa da parte mia, e mi consenta, anche da parte sua, a spiegare un fenomeno di questo genere…io non lo so.

Quello che invece da poliziotto, da politico posso dire è che ci sono da parte dello stato errori grossolani e quando parlo dello Stato parlo di governi di centrodestra, di centrosinistra: non faccio distinzioni. Quando parlo di criminalità e di quello che si può fare, non faccio mai una distinzione politica perché credo che le ideologie e la politica, con la criminalità, non dovrebbero proprio dividersi…sottolineo: le ideologie e la politica.

Lo Stato ha operato sempre male nel meridione, per esempio, dove sono cresciute mafia, ‘ndrangheta e da ultimo soprattutto ‘ndrangheta e attenzione a quello che sto per dire perché ho l’impressione che la ‘ndrangheta ci darà dei dispiaceri forti, perché oggi è l’organizzazione criminale – a mio avviso- più potente che c’è nel nostro Paese. Più della mafia e più della camorra. Si è cercato di contrastare sempre questi fenomeni con  polizia, carabinieri e magistratura che, hanno sempre dato dei risultati belli, hanno dato tranquillità alla gente e tutto quello che si vuole, ma che hanno vinto soltanto delle battaglie e non la guerra  contro queste organizzazioni.

Anche quando andavo nei licei a parlare ai giovani, ho sempre detto “io credo che queste organizzazioni si debbano contrastare su due fronti: lavoro e cultura” (cultura intesa come scuola). Quando ero Prefetto a Palermo io mi ricordo che andavo in certe zone del palermitano dove riscontravo oltre il 50% di diserzione scolastica e oltre il 50% di disoccupazione. Se uno non lavora e se non va a scuola, diventa un gioco da ragazzi per le organizzazioni criminali acchiapparselo e dargli  cinquanta euro in mano (allora cinquanta mila lire) e dirgli: “mi vai ad ammazzare un attimo quel signore?”. E per di più, nell’ambito dell’organizzazione, diventi anche un personaggio. Ecco, questo, non è che non lo si sia capito nei governi di centro destra e centro sinistra, ma siccome i governi sono transitori, passano e, allora, guardano a quello che può dargli un’immagine in televisione o sui giornali, ad esempio l’arresto di questo o di quello che serve, si, ma non è assolutamente un fatto definitivo».

Quindi Lei condanna lo Stato e avvalora le parole di Placido?

«Ho stima per Placido, ma le sue dichiarazioni in merito, mi pare siano state eccessive. Non si può fare un paragone tra qualcuno che ha dei processi in politica con un criminale come Vallanzasca».

Marina  Angelo


LINK AI POST CORRELATI:

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/10/24/lintervista-al-senatore-achille-serra-i-parte/

https://nottecriminale.wordpress.com/2011/01/15/lintervista-al-senatore-achille-serra-iii-ed-ultima-parte/

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5 comments on “L’INTERVISTA al Senatore Achille Serra II parte
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