La seduzione del male. Il “Dandy” della Magliana che dalla tomba torna in tv


Dandi, Alessandro Roja

Dunque  l’eterno riposo della salma di Enrico De Pedis, meglio conosciuto come il “Renatino” che capeggiò la Banda della Magliana e fu ucciso nel febbraio 1990 in un regolamento di conti, verrà probabilmente interrotto per via della riesumazione. Non è però sicura né imminente l’apertura del sepolcro eccezionalmente situato nella cripta della basilica di Sant’Apollinare in Roma: “una decisione non è stata ancora presa”, ha dichiarato in settimana il procuratore della Repubblica  Giovanni Ferrara; e comunque si procederà solo “previo con il Vicariato di Roma”.

procuratore della Repubblica  Giovanni Ferrara

Meglio così; la suspence è probabilmente apprezzata dai tanti appassionati di misteri italiani o come minimo della versione pop (ovvero il libro, il film e la seria televisiva “Romanzo criminale”) della Banda che dominò il panorama malavitoso di Roma per più di un decennio.

Per mezzo di rapine, spaccio di droga, riciclaggio di denaro, sequestri ed omicidi De Pedis, in combutta con Maurizio Abbatino (detto “Crispino”), Edoardo Toscano (“Operaietto”), Franco Giuseppucci (“Fornaretto”) ed altri gentiluomini, divenne ricco e, almeno così sostengono alcuni, gran benefattore per i più bisognosi del suo quartiere. Proprio a motivo di questa presunta generosità pare gli fu accordato il permesso speciale di essere tumulato fra le sacre mura di una chiesa, privilegio ormai concesso solo a santi e pontefici. In fondo, come ha dichiarato Giulio Andreotti, De Pedis non era certo un benefattore per tutti, “ma per Sant’Apollinare sì”.

Santa Apollinare,  Roma,(Fonte ANSA)

La Banda della Magliana, così chiamata perché il suo nucleo originario era originario di quel quartiere della Capitale, sebbene altri membri provenissero da altrove (De Pedis era infatti di Trastevere) incrociò nel corso della sua sanguinosa parabola colleghi di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Ma non solo; intorno a Renatino e Crispino sembrano darsi appuntamento quasi tutte le vicende e le situazioni più oscure della storia d’Italia tra la fine degli anni Settanta ed i primi Novanta, come l’eversione neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari, la loggia P2, le morti di Mino Pecorelli e Roberto Calvi.

Perfino nel buco nero della nostra storia, la strage alla stazione di Bologna del 1980, c’entrerebbe la banda, a parere di qualcuno. In effetti, è difficile escludere a priori che un’organizzazione criminale così potente non abbia reso, in un modo o nell’altro, i suoi malefici servigi ai fomentatori del caos imperversante durante gli anni di piombo. È bene però ricordare che si tratta spesso di supposizioni, mai pienamente confermate nelle sedi giudiziarie.

Oltre al caso Calvi, allo scandalo del Banco Ambrosiano e della finanza vaticana, un altro grande mistero coinvolge la banda della Magliana e l’ombra del  Cupolone. È infatti per fare un po’ di chiarezza sulla scomparsa della quindicenne Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, che forse si procederà all’apertura della tomba di De Pedis. Secondo Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano ed amante di Renatino negli anni ’80, la Orlandi sarebbe stata uccisa poco dopo il suo rapimento nel 1983 e poi gettata in una betoniera a Torvaianica proprio da De Pedis. Si sarebbe trattato di un favore fatto a monsignor Marcinkus, presidente dello Ior e coinvolto negli scaldali ad esso collegati, che voleva dare un segnale alle gerarchie vaticane.

Un possibile identikit di Emanulea Orlandi adulta elaborato al computer nel 2005

Dunque il caso è stato riaperto, nonostante risulti dubbia l’attendibilità della Minardi; la signora ha avuto in passato qualche problema con gli stupefacenti e sostiene che assieme al cadavere della Orlandi fu fatto sparire quello del figlio undicenne di Domenico Nicitra, ex socio d’affari di De Pedis. Però il piccolo Nicitra fu ucciso nel 1993, dieci anni dopo la scomparsa della Orlandi e tre dalla morte di Renatino. Non rimane che attendere l’apertura della tomba nella cripta di Sant’Apollinare per vedere se un qualche indizio confermerà questo scenario inquietante.

DomenicoNicitra

Ma, come abbiamo già detto, la suspence dovrebbe essere gradita a tutti gli appassionati di complotti, almeno quanto lo è la semplificazione. È infatti rassicurante far risalire tutto il marcio ad un’unica fonte, figurarsi un Grande Vecchio, spietato burattinaio che muove i protagonisti delle peggiori malefatte.

Se la teoria del complotto è rassicurante, più inquietanti ci paiono invece il culto cresciuto intorno ai protagonisti di “Romanzo criminale” ed il fatto che molti suoi appassionati possano leggere acriticamente la versione della storia d’Italia raccontata dall’opera letteraria che lanciò il fenomeno. L’autore del romanzo, Giancarlo De Cataldo, affianca l’attività di scrittore con quella di Giudice di Corte d’Assise a Roma (o forse è più corretto dire il contrario). Attribuendo alla Banda della Magliana un ruolo in gran parte dei misteri d’Italia, ha dichiaratamente fatto opera di mera fiction. È però quasi inevitabile che la voce di un giudice su questioni così delicate ed oscure risulti agli occhi del grande pubblico molto autorevole e degna di assoluta fiducia. Insomma, il rischio che si corre non è tanto quello di attribuire all’arte il compito di arrivare là dove non riesce la giustizia per mancanza di prove, ma quello di influenzare la platee.

Stefano Sollima, Giancarlo De Cataldo

Se già il romanzo è stato un successo, ancor più lo è stato il film che ne ha tratto Michele Placido nel 2005. Sul grande schermo i malavitosi romani erano impersonati da giovani attori (Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Riccardo Scamarcio) noti non solo per le doti recitative ma anche per l’aspetto fisico così apprezzato da signore e ragazzine. Il fascino del criminale ne è uscito ulteriormente rinforzato (stesso discorso vale per l’ultimo film di Placido, dedicato ad un Renato Vallanzasca raccontato come un fuorilegge nemico del potere ed impersonato dal bel Kim Rossi Stuart). L’audience della versione pop della Banda della Magliana è aumentata ulteriormente con la serie televisiva ispirata al film e girata da Stefano Solima. Siamo alla seconda serie, appena iniziata su Sky cinema, ed i primi due episodi hanno già ottenuto un notevole successo, avendo incollato allo schermo almeno trecentomila spettatori.

Renato Vallanzasca

Che la vita criminale possa attrarre i più giovani, non è un mistero. La passione forse insana per la Magliana cinematografica e televisiva è diventata anche oggetto di riflessione ed indagine in un blog chiamato “Notte criminale”. I giovani spettatori sono molto influenzabili, ma non è certo il caso di cadere nel facile moralismo o di invocare alcun tipo di censura. Più che altro occorre sperare che i fan adolescenti del Dandy (come viene ribattezzato Renatino) trovino più uno sfogo catartico che uno stimolo imitativo.

Luca Negri

Fonte: L’Occidentale

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