Banda della Magliana. Un’agenzia poco produttiva: Il delitto Pecorelli? La costruzione di un castello di fandonie.


Tommaso Buscetta era una persona di qualità. Con la carriera bloccata da un difetto (l’irresistibile attrazione per l’altro sesso) che ad altri potrebbe oggi costare molto di più… E quindi nella sua collaborazione con la giustizia ha dimostrato coerenza, lucidità, precisione. Quando ricostruisce il delitto Pecorelli può riferire quello che gli hanno detto, che è sempre la verità e il minimo indispensabile (se valgono e sono state applicate le regole che lui stesso ha definito fondamentali e vigenti prima dell’irruzione sulla scena di quei tamarri dei corleonesi). Quindi si limita a indicare mandanti (i fratelli Salvo) e utilizzatore finale (Andreotti) dell’omicidio del giornalista degli scandali. Non sa e non dice chi possa avere eseguito il “contratto”.

Tommaso Buscetta

E su questa finestra di opportunità che si inserisce il tentativo di Vittorio Carnevale di elevare la qualità della sua collaborazione giudiziaria. Siamo nell’estate del 1993: il Paese è scosso da una crisi di regime legata all’ondata giudiziaria di Mani pulite e dall’offensiva del terrorismo mafioso.

A molte domande la risposta è trovata nel peso smisurato dei complotti e dei poteri occulti.

Il cognato del defunto “Operaietto” ovviamente non sa una mazza di quello che è successo una sera di febbraio di quattordici anni prima a via Tacito ma mette assieme quello che ha letto sui giornali (le dichiarazioni di Buscetta) quello che nella banda si diceva dei testaccini (essere cioè legati alla mafia e impicciati con i servizi segreti), lo spirito dei tempi e quello che si immagina che gli inquirenti si vogliano sentir dire da lui. Il “coniglio” – è questo il soprannome del nuovo pentito di seconda generazione della banda della Magliana  – è invece una persona semplice: e quindi tira semplicemente una linea retta.

Pippo Calò, Enrico De Pedis, Danilo Abbruciati

Chi era l’amico di Pippo Calò? Abbruciati. Chi era l’uomo al vertice di tutti i traffici e le relazioni pesanti? De Pedis. E colloca così entrambi sulla scena del delitto. E’ sfortunato però: perché quel giorno entrambi erano detenuti. Anche in dibattimento, quando gli contestano l’evidente falsità lui insite, attribuendo la falsa informazione al cognato (senza tema di smentite: Toscano è defunto ormai da qualche anno). E così alla fine Carnevale si beccherà una condanna per calunnia.

Edoardo Toscano, Vittorio Carnevale

Gli inquirenti non demordono e commettono un’imperdonabile leggerezza: prima di acquisire la deposizione di un altro pentito, Antonio Mancini, che a differenza del “coniglio” faceva parte della prima cerchia del sodalizio criminale ma aveva trascorso gran parte della vita in carcere (e senza soluzione di continuità gli ultimi dodici anni) gli leggono i verbali di Carnevale e quindi tolgono automaticamente originalità e credibilità al suo contributo.

Antonio Mancini

Del resto i due hanno trascorso insieme dei mesi in carcere, proprio nella primavera estate ’93 e hanno avuto un intenso scambio di corrispondenza proprio immediatamente prima degli interrogatori sul caso Pecorelli, come dettagliatamente ricostruito dall’avvocato Prioreschi, difensore del senatore Vitalone, in una lunga intervista a Pino Nicotri, nel libro “Cronaca criminale”. Alla fine Mancini si renderà protagonista in dibattimento di un vortice di successive versioni sul “mandato omicidiario”: una trentina circa.

Fabiola Moretti

La terza “pentita” a mentire spudoratamente sul caso è Fabiola Moretti, che sarà sbugiardata proprio dal suo ex avvocato, chiamato a deporre al processo: a lui aveva detto che lei non conosceva assolutamente il senatore Vitalone salvo poi, dopo aver raggiunto il suo compagno Antonio Mancini sul fronte dei collaboratori di giustizia, riesumare dettagliatissimo ricordi e finire sbugiardata Il ristorante dove colloca la cena tra Renatino e l’ex magistrato era stato distrutto da un incendio qualche mese prima della data indicata.

Senatore Claudio Vitalone

A completare il quadro arriva l’ultimo pentito, il più prestigioso, il “Freddo”, Maurizio Abbatino. Socio fondatore della banda, intimo di Giuseppucci e di “Marcellone” Colafigli, un capo della frazione anti-testaccina, finito emarginato dai suoi per aver pensato solo alla soluzione dei suoi problemi giudiziari (risolti con una finta malattia e l’evasione dalla clinica con tanto di fuga in Sud America).E’ la sua “resa” a innescare l’ “Operazione Colosseo” con decine di arresti e la ricostruzione di numerosi delitti.

Colafigli, Giuseppucci, Abbatino

Ma è solo al quarantanovesimo interrogatorio che parla dell’omicidio Pecorelli. Cioè solo dopo che, in occasione di un confronto, Mancini gli aveva dato l’imbeccata su due particolari, il ruolo di Carminati e una pistola regalata da “Angiolino il siciliano” in relazione a questo delitto. E in questo modo il cerchio si sarebbe dovuto chiudere: mettendoci dentro da una parte i siciliani (come indicato da Buscetta) dall’altro il fascista amico di “Renatino”, un personaggio abbastanza defilato.

Valerio Fioravanti

Abbatino coglie la palla al balzo (è uno sveglio, anche troppo) e così, tra l’altro, tirando in mezzo l’antico compagno di scuola di Valerio Fioravanti (a sua volta accusato, senza riscontri, di essere stato un killer per conto di Gelli) rilancia il ragionamento sull’antica conserteria fascio-mafiosa-piduista-spionistico-criminale. E ci vorrà qualche anno per smantellare questo castello di fandonie…

..fine seconda parte ma….continua

Ugo Maria Tassinari

LINK AI POST CORRELATI:

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/11/13/unagenzia-poco-produttiva-prima-parte/

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/11/23/delitto-pecorelli-luncia-cosa-che-non-manca-a-palermo-sono-i-killer/

La Stampa

Fonti: Ansa, l’Unità, Il Giornale, La Repubblica, La Stampa

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4 comments on “Banda della Magliana. Un’agenzia poco produttiva: Il delitto Pecorelli? La costruzione di un castello di fandonie.
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