L’INTERVISTA ad Emanuela Piantadosi Presidente Vittime del Dovere: la “doverosa” premessa per anticipare l’esclusiva Notte Criminale


Notte Criminale è instancabile nel cercare la risposta al “perché il crimine diventa mito”. Lo fa senza giudizi o pregiudizi ma facendosi, legittimamente ed umanamente, delle opinioni su ciò che vede, sente o, quando proprio le tenebre sembrano voler nascondere, intravede. Ambisce all’obiettività e all’essere sopra le parti ma, si accorge di essere umana e, proprio per questo, dà voce a tutti coloro i quali hanno incrociato, direttamente o indirettamente,  nel proprio cammino, purtroppo o per sfortuna, il crimine.

Misfatti che, sebbene abbiano fatto arricchire criminali e bande, hanno sempre e comunque devastato vite, a volte eliminate ma, sempre e comunque, hanno disintegrato quelle di chi era, è ed è rimasto legato alle vittime di “guerre criminali”. Guerre spesso senza perché, guerre sancite all’interno di un gioco delle parti, quelle delle vittime e quelle dei carnefici. Ruoli che, come per un mazzo di carte, vengono a piacere mescolati e, magari, anche giustificati con la parola “libertà”.

La stessa che sancisce i confini invalicabili tra mio e tuo; la stessa che, pur di scappare alle manette e fuggire dalla cassa per pagare il conto, fa vincere la prima mano di un ignobile partita all’assassino ma, nei casi più fortunati, tra buoni e cattivi, proprio come il copione del criminal – show imposto negli ultimi tempi, rende onore ed omaggio alla giustizia.

Sebbene il tutto sembra avere i contorni più o meno sbiaditi della trama di un vecchio film poliziottesco a “pro” di bene (a seconda dei punti di vista o di osservazione), ora e per tutto il corso di “Notte Criminale” si è parlato, si parla e si parlerà di quella realtà comune a tutti o quasi, quella realtà che racconta di uomini in prima linea che, dalla parte del bene e dalla parte del male, si sono scontrati e, senza alcuna controfigura, con un clik, nettamente diverso da quello di un telecomando, si sono spenti.

Certo è che il battito del loro cuore muto e silenzioso, scandisce come un metronomo ancora la vita e i ricordi di familiari, amici e conoscenti che oggi come ieri, non dimenticano ma, al contrario, fanno fatica a dimenticare.

Notte Criminale, per rendere onore e preservare la memoria dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, caduti o feriti nell’adempimento del loro dovere, sacrificando la vita per servire la Nazione, è andata presso la Casa del Volontariato di Monza ad intervistare Emanuela Piantadosi, Presidente Vittime del Dovere.

Inutile dire che aver preparato l’intervista è servito a ben poco, perché questa volta l’interlocutore non aveva nulla a che fare con autori, scrittori, registi o attori. Nessuna interpretazione da copione se non quella del ricordo ancora vivo come l’angoscia di un dolore vissuto sulla propria pelle a spese…del cuore. Vivo non solo in Emanuela e nella luce che illumina ancora oggi i suoi occhi. Occhi di gente che continuano a non trovare rassegnazione né mai hanno solo pensato di poter spegnere il luccichio della speranza.

Occhi alimentati dalla rabbia a pochi giorni dopo la presentazione de “Gli angeli del male” a Venezia, discutissimo film di Michele Placido sulla vita di Renato Vallanzasca, lo stesso uomo che sta scontando le sue colpe in galera e che, non ha mai smesso di raccontare, raccontarsi e far parlare di sé. Il caso… e non un caso qualsiasi.

Già perché il bel Renè, etichettato in questi termini dalla stampa di ieri e di oggi ( vuoi per farlo rientrare brevemente, con il suo nome, in titoli che si allungavano come la macchia che sporcava la sua fedina penale, vuoi per compiacere la bellezza che l’ha accompagnato durante i suoi anni d’oro di una Milano di piombo)  un caso speciale, lo è sempre stato.

Anche adesso che paga giustamente il suo debito all’interno di un’Italia dove, pure la giusta pena o il giusto “scontato”, sembrano essere l’eccezione, e non la regola, per tutti i criminali che, pur stando con entrambe le scarpe dentro ai crimini più crudeli, sono fuori da quelle sbarre che la “libertà” giocata nella battaglia con la giustizia, la farebbero solo intravedere.

Emanuela, figlia del maresciallo dei carabinieri, Stefano Piantadosi (ucciso da un ergastolano in permesso premio fermato per un controllo), e alla guida della onlus, non vuol essere ripresa, quindi niente telecamere, niente video-intervista, almeno non ora, non adesso, non al primo incontro. Una richiesta che va rispettata, insieme al dolore che trasuda da tutti i pori, dagli occhi che, mi scrutano cercando fiducia ma che ogni tanto tradiscono la forza a cui sono stati abituati per sopravvivere facendosi più brillanti o dal timbro della voce che, raccontando un tempo mai troppo lontano, trema ma non cede.

Non cede no, così come non lo ha fatto durante questi anni. Anni in cui, con la stessa tenacia ha lottato e continua a combattere, purtroppo, non solo con le vecchie ferite ma, anche con quelle più nuove, inaspettate o insospettabili.

Ferite che si aprono tutte le volte che si scrive un libro, si produce un film, tutte le volte che Renato Vallanzasca (nel “caso” specifico), semplicemente perché va a lavoro, fa discutere e, tutte le volte che si ritrova a lottare anche, e non solo, contro uno Stato che discrimina le pallottole capaci di uccidere.

Già, a quelle piaghe ormai esistenti, se ne aggiunge un’altra che brucia come fosse sale sulla ferita mai chiusa né, pare, capace di “saldare i conti” con lo Stato nemmeno con la vita…

…continua

Marina Angelo

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2 comments on “L’INTERVISTA ad Emanuela Piantadosi Presidente Vittime del Dovere: la “doverosa” premessa per anticipare l’esclusiva Notte Criminale
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