Togliete dalla chiesa il boss della Magliana


Papa Benedetto XVI

CARO direttore, domenica, in una Palermo assolata e piena di giovani, Benedetto XVI ha ribadito l’impegno morale della Chiesa: “Non abbiate paura di contrastare il male. Non cedete alle suggestioni della mafia che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo”. Parole alte e inequivocabili, prive di retorica e asciutte come nello stile di questo pontefice.

E seguite dal boato di applausi dei duecentomila radunati al Foro Italico. Una giornata che ha fatto rivivere in molti l’emozione di diciassette anni fa, quando il 9 maggio del 1993 ad Agrigento, Giovanni Paolo II lanciò nella Valle dei Templi un’invettiva senza precedenti: “Lo dico ai responsabili, convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio!”. A dimostrazione di quanto la Chiesa possa contro la mafia, dopo aver ascoltato queste parole il sicario Salvatore Grigoli cominciò il percorso di pentimento che lo avrebbe portato a collaborare con la giustizia.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Proprio Grigoli, assassino dell’eroico parroco di Brancaccio Pino Puglisi, celebrato domenica da Benedetto XVI come esempio di eroismo e di virtù cristiana da emulare, assieme ai due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per la prima volta omaggiati da un papa. Una battaglia sincera, questa della Chiesa, che può arricchirsi di gesti concreti, il cui valore simbolico potrebbe dare ancora più forza all’impegno morale.

C’è qualcosa, per esempio, che nessun italiano riesce a spiegarsi, ed è la ragione per la quale uno dei capi della Banda della Magliana, Enrico de Pedis, sia inspiegabilmente sepolto nella cripta monumentale di Sant’Apollinare, una delle principali basiliche di Roma, accanto al grande musicista Giacomo Carissimi. De Pedis, detto Renatino, ultimo capo della più efferata organizzazione criminale romana con ramificazioni nella mafia siciliana e nella camorra campana, organizzazione responsabile di omicidi, detenzione di armi, spaccio di droga, sequestro di persona, estorsioni e fiancheggiamento di gruppi eversivi di estrema destra.

Un’organizzazione che è emersa con pesanti responsabilità nelle pagine più oscure della recente storia italiana. Per rispetto delle vittime e per dare un altro messaggio inequivocabile contro la violenza e la malavita organizzata, la rimozione della tomba di De Pedis da sant’Apollinare e una sua degna sepoltura, come spetta a ogni cittadino, sarebbe un gesto dall’alto valore civile e morale.

Lettera di Walter Veltroni

Fonte: La Repubblica


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