Franco Giuseppucci a ritroso…


Franco Giuseppucci nacque nella Roma di fine anni ’40, nel quartiere di Trastevere in un piccolo appartamento con i genitori e dove rimarrà anche dopo l’omicidio del padre da parte delle forze dell’ordine durante una rapina…

In tenera età, lavora con il padre al forno, ed eredita da lui il soprannome di “Er fornaretto”… L’attività per lui era insoddisfacente, perchè era molto impegnativa e poco remunerativa, così la lasciò e intraprese il lavoro di buttafuori presso una bisca clandestina di Ostia, dove si fece riconoscere per la sua determinazione e forza delle sue braccia… Potrà così dedicarsi alle sue passioni, il guadagno facile, il gioco, le corse… Elementi che caratterizzeranno indelebilmente la sua esistenza…

Giuseppucci aveva una passione unica per il Fascismo e il Duce, tanto da corservarne busti, reliquie, stemmi, medaglie, dischi con incisi i discorsi, gagliardetti: questo gli procurerà il secondo soprannome di “er negro” e farà sì che lui diventi anche un punto di riferimento per i giovani fascisti divisi tra la lotta armata dei Nar e il banditismo.
Sebbene di nascita fosse di Trastevere, intraprese la carriera criminale con una batteria del Trullo… Subito si fa riconoscere per la sua intelligenza e la sua grande dote di leadership. La sua figura sarà ricordata dai suoi compagni come quella di una persona carismatica, intraprendente, anche se il suo vizio del gioco rappresenta il suo punto critico…

Ha conoscenze sia nel mondo dei rapinatori sia dei ricettatori e ciò gli permetterà di lavorare serenamente oltre che a far da tramite…Godendo di una fedina penale ancora pulita, inizia a lavorare per “Renatino” De Pedis, occupandosi di trasportare e conservare armi… La  roulotte, dove ogni tanto si rifugiava dal mondo,  era  la roccaforte “sicura” utilizzata come deposito-armeria. La notizia si sparse velocemente, cosicchè qualcuno lo bruciò con la polizia… Fu incarcerato ma ben presto liberato dal giudice, poichè vi era un vetro rotto, quindi le armi potevano esser state messe lì da chiunque… Una volta scoperto l’infame, il negro lo fece ammazzare! Franco e la sua banda non si faranno mai scrupoli, quando qualcuno intralcerà i loro affari o gli farà un torto, la sua vita sarà appesa ad un filo.

Giuseppucci era riconosciuto come l’anima della banda, non solo per le sue doti di leader ma perchè era stato sia colui che aveva fatto conoscere le varie batterie e messe insieme sia quello che teneva i rapporti con l’esterno. Fu lui, infatti, a far da intermediario con i Napoletani e a concepire l’idea di una sola banda centralizzata talmente forte da poter prendere il controllo di tutta la città: idea neppure concepita dai “marsigliesi”, l’organizzazione criminale più forte presente nella capitale alla metà degli anni 70. Sarà Er negro a convincere gli altri della banda al grande salto di qualità. Sogna insieme ai suoi compagni di controllare le attività illegali della capitale, e in parte vi riesce, ma ciò gli costerà caro…

Ira Tassinari


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Pubblicato su Banda della Magliana, Notte Criminale

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