Rivelazione inedita di Vallanzasca: “Così ho ammazzato il mio miglior amico”


Renato Vallanzasca, nel libro “L’ultima fuga” scritto con Leonardo Coen e presentato oggi alla Mostra di Venezia in occasione del film di Placido “Gli angeli del male”, rivela per la prima volta un delitto finora rimasto segreto. Pubblichiamo alcuni stralci del prologo

Cameroncino numero 1, primo piano della sezione di massima sicurezza, prigione di Novara, 20 marzo 1981. Sono quasi le cinque della sera. Francis Turatello e Renato Vallanzasca, entrambi in pigiama, stanno giocando a belotte, la briscola francese. Odono passi affrettati nel corridoio e voci smorzate. D’un tratto, la porta della cella viene spalancata, subito dopo tocca anche alla cancellata. Vallanzasca si vede comparire di fronte il ventottenne Nino Faro, detto “Sciuscia a pipa”, un esponente di primo piano della banda dei catanesi (…) Un uomo di poche parole, ma dal coltello micidiale: ha capeggiato già due rivolte, è evaso due volte e altre due volte è stato fermato ad un passo dalla libertà. Tiene per la collottola un agente di custodia. “Cos’è, si va a casa?” chiede Renato, e già si sta infilando le scarpe da tennis, le più adatte in caso di fuga. E di corse a perdifiato. “Renato, lo sbarbato è nella sala giochi”.

Lo sbarbato è Massimo Loi, un ragazzo di vent’anni. Agli occhi di Vallanzasca, aveva un pregio: si era reso disponibile ad aspettarlo fuori dall’ospedale Bassi di Milano, per aiutarlo nella fuga. Anche se non era servito, il gesto glielo aveva reso caro. Ma poi, Loi aveva deluso le aspettative di Renato. Durante una rapina, a Como, aveva fatto la bella statuina e aveva chiamato a più riprese Vallanzasca col suo nome di battesimo. Ad Andria, fu per una sua demenziale sbadataggine che ci scappò il morto: chinandosi per raccattare i soldi caduti dalle cassette dei contanti, aveva bellamente appoggiato il fucile sul bancone di fronte all’impiegato della banca che teneva le braccia alzate. Il cassiere se ne era impossessato. Ne nacque una furibonda colluttazione. Un colpo squarciò il silenzio e ferì di striscio lo sbarbato, provocando l’immediata reazione del complice Mario Carluccio, che falciò con una raffica il povero impiegato.

“Quindi, niente evasione (…) vabbé, già che ci sono vado a discutermela”. Perché di cose da chiarire Renato ne ha e tante con il giovane Massimo. (…) Ma soprattutto, Loi aveva fatto da autista a due compari che erano saliti in casa dai genitori di Vallanzasca, per impossessarsi di 100 milioni di lire. Loi aveva sentito Renato parlarne col padre. La rapina era degenerata. Per farsi dire dov’erano i soldi, uno dei due aveva ripetutamente colpito al volto col calcio del fucile il settantenne Osvaldo, spaccandogli una mandibola. Non trovando il denaro, avevano devastato l’appartamento di via Porpora 162. Nessuno aveva mai osato colpire la famiglia di Renato. Solo dei balordi irresponsabili potevano arrivare a tanto. E Loi, che aveva condotto a casa i due rapinatori, era per Renato il maggiore responsabile. Gliel’aveva giurata, non l’avrebbe passata liscia! Turatello resta in cella, per rivestirsi. Vallanzasca, invece, non perde tempo. Faro lo segue. Arrivano in saletta. Dentro, oltre a Loi, ci sono altri tre giovani detenuti e tutti insieme giocano a carte.

“Ragazzi, uscite. Devo parlare con Massimo”. I tre si affrettano a sgommare. Massimo si guarda intorno disperato, è sbiancato in volto. “Renato, cosa è successo?” “Ti avevo detto che dovevamo parlare. Sono qua per farlo. Mi dovrai spiegare bene come è andata la rapina a casa dei miei genitori. Avete massacrato mio padre e tu avevi la faccia tosta di dirmi che mi avresti spiegato tutto e ci saremmo fatti quattro risate. Ecco, fammele fare adesso”.

Massimo comincia a tremare. Piagnucola. Capisce che Renato non è più il fratello grande che credeva, forse adesso Renato assume l’aspetto dell’angelo della morte. “Renato, eravamo fatti, non ci siamo resi ben conto di quello che stavamo facendo… Ti ho sempre voluto bene… se avessi saputo come sarebbero andate le cose non li avrei portati a casa dei tuoi…”. “Sei un bastardo! Tu li hai portati a casa mia sapendo che c’erano dei soldi e sei andato col proposito di portarteli via. Hai fatto tutto per soldi: sei un infame! Ti ho voluto bene. Tu sai cosa ho fatto per te. Ma il tuo modo di ripagarmi merita solamente la morte”. Massimo cade in ginocchio. Si getta ai piedi di Renato. Gli abbraccia le gambe. “Senti, piantala e difenditi!”

Vallanzasca tira fuori dalla tasca due coltelli, uno lo allunga a Massimo. Loi rifiuta di prenderlo. Non sa che fare. Non cerca neanche di scappare. Resta inchiodato al pavimento, lasciando cadere il coltello che Renato gli ha lasciato in mano. “Cornuto, difenditi perché ti sto ammazzando!” grida Renato che lo piglia a schiaffi. “Hai ragione (…) sono stato una merda… perdonami.”. Renato invece continua a mollargli schiaffoni su schiaffoni (…) Loi commette l’errore fatale. Con la forza della disperazione, reagisce… Afferra il coltello caduto per terra, lo ficca nella coscia destra di Renato. È la sua condanna a morte. “Era questo che aspettavo!” Vallanzasca vibra quattro coltellate: due raggiungono Massimo al petto, una allo stomaco, l’ultima alla gola, uno squarcio che gli recide la giugulare. Il corpo si accascia.

06 settembre 2010

LEONARDO COEN e RENATO VALLANZASCA

Fonte: La Repubblica

Add to Google

Bookmark and Share

OkNotizie
tutto blogPaperblog
W3Counter

Tagged with: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Pubblicato su Autori e libri, Film, Vallanzasca
2 comments on “Rivelazione inedita di Vallanzasca: “Così ho ammazzato il mio miglior amico”
  1. Frank ha detto:

    Agghiacciante espressione del male, non semplicemente attraverso le caricature di capre, numeri e simboli, ma attraverso la freddezza e la mancanza di sentimenti che quell’uomo ha trasferito in un corpo, quello di un giovane che implorando pietà viene ammazzato come una bestia.
    Certo, non che il giovane fosse un santo, ma questo articolo fornisce un quadro psicologico di come certi individui ragionano, pianificano e aimè reagiscono contro i propri “fratelli”..

  2. Il giorno 25 settembre 2010, Roberto Coen sarà proprio a Novara, presso la fiera del libro (piazza Puccini) a presentare il libro “l’ultima fuga”. evento organizzato dalla LIBRERIA LAZZARELLI di Novara.
    per info e dettagli,
    0321 629782
    0321 629188
    oppure
    booklovers@alice.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Seguici su Twitter
NOTTE CARDS
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: