L’«angelo» e i demoni


L’ex boss Felice Maniero, a parte gli omicidi, i sequestri, le rapine, le estorsioni e le evasioni (e proprio in virtù di queste) è l’incarnazione di un record. E’ il sopravvissuto più longevo nella storia del banditismo moderno che dopo le prime sette vite, morte con la cattura e la collaborazione con la giustizia, vive da libero una nuova esistenza che gli consente di lavorare, amare, fare shopping, seguire i figli, perfino giocare tornei di scopone. Vivere insomma una normalità che a volte non è concessa nemmeno a chi non ha mai ucciso nemmeno una formica e un lavoro oggi lo perde con lo sconvolgente senso di ineluttabilità che colpisce le vittime dell’ex terra dal tasso di disoccupazione zerovirgola.

Per questo, Felice Maniero ha confessato ad Andrea Pasqualetto, l’inviato del Corriere del Veneto che ha raccolto in esclusiva l’ampia intervista pubblicata ieri, a tratti una vera e propria seduta d’autocoscienza – che tale fortuna non la merita e non ha pagato abbastanza per tutto il male che ha fatto.

Una confessione che fa emergere un paradosso dalla storia dell’ex Boss della mala del Brenta, detto anche Faccia d’Angelo per quel viso eternamente glabro e quasi di cera e oggi inseguito dai rimorsi e dai suoi demoni. Un paradosso che nella sua limpida crudezza diventa didattico ed evocativo della sostanza dello Stato di diritto. Ovvero la separatezza fra legge e coscienza, fra morale e diritto, fra politica alta e demagogia. Lui, l’uomo che ha desiderato e toccato il baratro, pur avendola volentieri utilizzata sembra quasi negare la giustezza del codice italiano che gli ha consentito di riguadagnare la piena libertà; mentre i giudici, quelli che lo hanno condannato e poi liberato, rivendicano il fondamento delle norme che – grazie alla confessione e al conseguente smantellamento della sua banda – gli hanno consentito di cavarsela con «soli» 17 anni di detenzione.


Se per la società e soprattutto per le vittime (le uniche col diritto di gridare l’«inaccettabilità» di certe sentenze anche se spesso sono le più eroicamente moderate) la «legge dell’uomo » a volte è dura da digerire, dall’altro proprio quell’inaccettabilità è la pietra angolare del patto che qui nascendo abbiamo sottoscritto assieme al diritto-dovere di cittadinanza.

Un paradosso, quello portato (involontariamente) alla luce da Maniero, che diventa un pilastro anche di fronte alle decisioni spesso contestate dal «popolo» (o da parte di esso) quando viene liberato l’autore di un delitto odioso e per il quale, soprattutto se straniero o estraneo al profilo autoidentitario, si invoca una legislazione ad hoc.

Una legge che in una sorta di terra di nessuno punisca i rei con la forza e lo spirito di vendetta della civiltà- branco. Certo l’Italia, per le contraddizioni insite nell’impatto della società complessa (immigrazione su tutte), è sempre più sottoposta a sollecitazioni che mettono a dura prova la tenuta del «patto» e la conseguente osservanza dell’altro pilastro fondamentale che dovrebbe essere la «certezza della pena». Ma nonostante la plausibilità dell’esistenza delle sensibilità culturali e politiche più estreme (e appunto spesso demagogiche), la «vicenda Maniero» è paradigmatica.

Lo stesso ex boss è la rappresentazione del sentimento «pubbico» che lo vorrebbe morto o sepolto a vita in un carcere. Egli stesso, pur vivendo una lacerazione interiore, da ex grande criminale che possiede la distanza dei «morti viventi» è come se si guardasse dall’esterno e dall’esterno si giudicasse. Immeritevole, appunto, della libertà e della sua nuova vita.

Se è così perfino per lui, il carnefice, pensiamo quanto difficile possa essere per le vittime o il mondo dei «giusti» capire e accettare la «legge degli uomini». Eppure è così, non si sfugge.

Il sale e il futuro della democrazia e del patto che ci siamo dati e che solo ci tiene (seppur barcollanti) in piedi, pur non essendo rigido è l’unica barriera contro le fughe in avanti, gli estremismi e gli imbarbarimenti di una civiltà che, sempre più stressata anche da qualche «obiettiva ragione», non resiste alla tentazione non solo o non tanto di farsi giustizia da sola ma di crearsi codici interpretativi «individuali» o a volte rappresentati da sintesi politiche troppo frettolose.

Sintesi che hanno forte diritto di cittadinanza ma che, da sole, non irrobustiscono lo scheletro di una società che pur accettando l’inevitabile logica dei conflitti voglia puntare, se non alla piena armonia, alla sua straordinaria approssimazione.

27 agosto 2010

L’editoriale di Alessandro Russello per il Corriere del Veneto

Giù le Bautte !!!

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/08/26/giu-le-bautte/

Vallanzasca oggi guarda ieri: «Sono un pirla che si è bruciato la vita». Maniero oggi guarda…l’Europa!

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/08/25/vallanzasca-oggi-guarda-ieri-%C2%ABsono-un-pirla-che-si-e-bruciato-la-vita%C2%BB-maniero-oggi-guarda-leuropa/

Maniero è libero. Ma c’è ancora chi vuole vendicare il suo “tradimento”?

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/08/24/maniero-e-libero-ma-ce-ancora-chi-vuole-vendicare-il-suo-tradimento/

La vendetta: “Io, come Dio, non gioco ai dadi, e non credo nelle coincidenze”…

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/08/24/la-vendetta-io-come-dio-non-gioco-ai-dadi-e-non-credo-nelle-coincidenze/

Non bastano le lacrime per pagare i conti che non tornano

https://nottecriminale.wordpress.com/2010/08/21/non-bastano-le-lacrime-per-pagare-i-conti-che-non-tornano/


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