Vallanzasca oggi guarda ieri: «Sono un pirla che si è bruciato la vita». Maniero oggi guarda…l’Europa!


Renato Vallanzasca

In relazione agli ultimi fatti che hanno “ripulito” la cronaca nera con la decantata libertà di Felice Maniero, è ascoltando l’intervista fatta a Vallanzasca e soffermandomi sulla multa giudiziaria di 3000 euro non pagata – causa della mancata concessione della libertà condizionata – che, senza ovviamente giustificare nessun crimine né criminale, mi vengono spontanei tanti PERCHE’??


Già…perché, ad esempio, a Maniero non è stato riconosciuto nessun ergastolo, la pena detentiva, cioè, a carattere perpetuo inflitta a chi commette un delitto?

Ristretto come la pena scontata da Maniero a “prezzi davvero stracciati”, non è però il suo “cv criminale” che, volendo restare nell’ambito degli omicidi, mantiene sulla lista dei necrologi 7 anime. Morti di cui Felice, che di angelo ha o ha avuto solo la faccia, se ne attribuisce, però, solo 5. Senza troppa difficoltà, dai 18 anni in poi, passa dalla gavetta alla “vetta” diventando il super boss della mala del Brenta. Altrettanto facile è pensarlo davvero “felice” di trionfare, insieme alla sua banda (colpevole di 17 omicidi compreso quello di Cristina Pavesi la studentessa morta durante una “puntata” dei suoi “show- business”, nell’assalto al vagone postale di Vigonza) in prima pagina per le sensazionali rapine ( come quella al Casinò del Lido di Venezia o all’aeroporto Marco Polo dello stesso capoluogo Veneto).

Fonte Ansa, Il Gazzettino

Volendo tralasciare i furti come il “Franesco I” del Velazquez, mi chiedo se, alla fine, non sia stata proprio la bontà infinita degli angeli del paradiso ad avergli abbonato il furto del mento di Sant’Antonio nella Basilica di Padova, in un pacchetto “all-inclusive” di morti, furti, sequestri, traffici d’armi e droga, associazioni mafiose ed evasioni (più o meno fiscali) per soli 17 anni di reclusione al posto dei 25 (mica male pure i 25). Per un imprenditore del suo calibro, un’offerta del genere in cambio di una confessione, era, ed è stata, irrinunciabile. (I primi patti con lo Stato, Maniero li condusse – e non presi – proprio durante le trattative sul mento Santo).


Strano, ancora, come un super Boss si sia fatto acciuffare così facilmente, quasi per “caso”…

A “causa” della sua portata ed abituato ad una vita extra lusso,  nelle carceri italiane troppo affollate, lo spazio per un delinquente in più, si è faticato a trovare. E così, non potendo avere la souite che meritava al “grand hotel”, il soggiorno è finito dopo “qualche” anno. La sua residenza è passata ai domiciliari ed al soggiorno obbligatorio,  sempre in una “misera” villa.(praticamente era libero ma, non poteva lasciare l’Italia e doveva entrare ed uscire da casa, la villa, rispettando certi orari… effettivamente una fatica se si pensa alle fredde sbarre di un carcere di massima sicurezza o ad una meno accogliente cella d’isolamento)…Ed ancora, tra le pene, non vi è traccia della parola ERGASTOLO, troviamo però: imprenditore e pensione.

Evitando di aprire altre parentesi, meglio tornare al bel Renè, ex leader della Banda della Comasina, che, come Maniero, inizia da giovane a collezionare sensazionali crimini (sarà che da Roma ladrona in su, oltre che sul colpo si punti molto all’immagine…tanto da diventare, come per i boss del sud – non meno “bravi” in sensazioni –  grazie alla stampa che ne segue le vicende, casi mediatici, miti e leggende). A differenza di Maniero, però, Vallanzasca (4 omicidi, 70 rapine e 4 sequestri di persona) è stato condannato a quattro ergastoli e 260 anni di galera. Ad oggi, 60 anni, porta, giustamente, sulle spalle 40 anni di carcere.

Per mancata confessione o per assenza di furti di reliquie in archivio, però, nessuna grazia, da parte di “Santi”, per il bel Renè.

Come giustizia impone, mentre Vallanzasca oltre a vedersi negare dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la grazia, richiesta il 20 settembre 2007,  qualche anno più tardi, a causa di una multa giudiziaria di 3000 euro non pagata, deve rassegnarsi al NO del giudice per la libertà condizionata (Il carattere di perpetuità ddell’ergastolo è mitigato dalla possibilità concessa al condannato di essere ammesso alla libertà condizionale  dopo avere scontato 26 anni, qualora ne venga ritenuto attendibilmente provato il ravvedimento. Tale limite è ulteriormente eroso dalle riduzioni previste per la buona condotta del reo, grazie alle quali vengono eliminati 45 giorni ogni sei mesi di reclusione subiti. D’altro canto la riforma dell’Ordinamento penitenziario del 1987, attraverso le previsioni degli artt. 30-ter, comma 4, lett. d) e 50, comma 5, Legge n. 354/1975, ha contribuito a rimodellare i contenuti dell’ergastolo anche al di là dei profili che attengono alla liberazione condizionale: ha consentito infatti che il condannato all’ergastolo possa essere ammesso, dopo l’espiazione di almeno 10 anni di pena, ai permessi premio, nonché, dopo 20 anni, alla semilibertà ndr) Maniero va in “pensione” (in realtà fa l’imprenditore per “passione”) con sconti, premi e bottino.

E se Renato guardando a ritroso si definisce “un pirla che si è bruciato la vita”, Maniero, dando la possibilità di “smantellare” la sua stessa banda e prevenire altri crimini “pentendosi”, oggi guarda avanti, più precisamente in Europa.

Ricordandoci sempre che non stiamo parlando di Santi in nessun caso, mi sembra giusto mettere a confronto due dichiarazioni legali fatte per i due super boss dell’illegalità in riferimento a nuovi “primi passi”.

Per la “conquistata” libertà di Maniero, il pm Paola Mossa ha affermato: «Maniero ha usufruito degli sconti di pena previsti dalla legge e tutte le sue dichiarazioni sono state confermate dai fatti e da diversi giudici che si sono pronunciati sugli episodi che riguardavano la Mala del Brenta. – spiega Paola Mossa – In tanti casi si è arrivati al pronunciamento definitivo in Cassazione». Il pubblico ministero, poi, ricorda che il pentimento del 1995 ha permesso di avviare alcuni accertamenti non proprio semplici. «Con le dichiarazioni di Maniero – aggiunge – è stata sgominata la sua banda, le decisioni dei magistrati tengono conto di questa collaborazione per cui posso affermare che non ha avuto “regali”. E le misure di prevenzione le ha sempre scontate».

Il primo giorno di lavoro fuori dal carcere di Renato Vallanzasca, Achille Serra, ex questore di Milano (per tantissimi anni nemico numero uno del bel René) dichiarava: «Ha ormai alle spalle 40 anni di carcere. – spiega – Un periodo assolutamente giusto, considerati i crimini di cui è stato protagonista. Omicidi, rapine, sequestri di persona: episodi atroci e drammatici. Vallanzasca rappresenta quasi un’eccezione, visto che in Italia ci sono molti assassini che dopo neanche dieci anni si ritrovano in libertà. Il carcere deve avere una funzione rieducativa quindi ritengo il provvedimento, che gli permetterà di rientrare nella società civile e nel mondo del lavoro, giusto».

Scorrendo la lunga legislazione dei “pentiti”, passando per il patrimonio, fino ad arrivare ai patti con i criminali in cambio di libertà, molti “paesaggi”, secondo il mio punto di vista, restano sospesi nel vuoto di risposte.

Allora, con tutte le dovute e doverose polemiche e critiche  imposte dai casi – tanto per il rispetto delle vittime, quanto per i “danni di emulazione”-  credo che, solleticare le vicende con le pellicole, forse, non è poi così sbagliato. Forse è proprio dalle fiction, dai film o dalle docu-fiction che si scopre qualcosa in più. Forse è proprio facendo giocare la realtà con la finzione che si sciolgono molti nodi. Forse proprio giocando sul e con il fattore “dubbio” che gli omissis vengono utilizzati per la “scena”. Forse le inchieste di oggi hanno bisogno di obiettivi, quelli capaci di arrivare di casa in casa e da parere in parere.

E allora va bene puntare gli indici contro le interpretazioni ma in fondo in fondo, a partire dai fatti, il nostro giudizio ce lo siamo fatti un po’ tutti. Vero, falso? a voi le valutazioni. Le sentenze, purtroppo o per fortuna, sono già passate all’archivio dei casi (ir)risolti.

Marina Angelo

Add to Google

Bookmark and Share

OkNotizie
tutto blogPaperblog
W3Counter

Tagged with: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Pubblicato su arresti, Cronaca, Felice Maniero, Film, Mala del Brenta, News interessanti, Notte Criminale, Vallanzasca
7 comments on “Vallanzasca oggi guarda ieri: «Sono un pirla che si è bruciato la vita». Maniero oggi guarda…l’Europa!
  1. isabella paglia ha detto:

    Ottimo articolo, come ognuno dei suoi, redatto in modo approfondito, con uno stile di facile comprensione, arguto che ti cattura dalla prima all’ultima parola.
    Complimenti Marina Angelo lei è una giornalista di vero talento e sagacia!
    Isabella Paglia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Seguici su Twitter
NOTTE CARDS
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: