Zio Carlo e la Mafia


In quel periodo Cosa Nostra era già entrata nel traffico di droga, e proprio per questa attività il ramo che faceva capo a Calò-Aglialoro e tutti gli altri cognomi avviò i contatti con la banda della Magliana, interessata ad avere rapporti con chiunque potesse offrire eroina e cocaina da rivendere. Siciliani compresi.

Tra i “bravi ragazzi” si cominciò a parlare di quel boss mafioso elegante e taciturno che viveva a Roma, amico di Diotallevi e capace di procurare droga in grande quantità. Il tramite era uno dei più anziani ed esperti della banda, ex rapinatore e sequestratore, salito sui gradini della scala criminale fino a diventare killer e uomo d’affari insieme: Danilo Abbruciati, il quale si riferiva al boss anche in tono scherzoso, come quando Fabiola Moretti gli chiedeva soldi e lui rispondeva: «Che ti credi che so’ Pippo Calò, er cassiere?»

.. Ad alcuni discorsi su Calò partecipò pure Maurizio Abbatino, per nulla impressionato dalla notorietà dell'”uomo d’onore” venuto dalla Sicilia: «A quei tempi non godeva di particolare fama nel nostro ambiente, poichè l’essere “cassiere” della mafia non significava di per sè che egli rappresentasse un vertice di tale organizzazione, dal momento che tale ruolo di vertice, all’epoca, era svolto da Stefano Bontade, la cui morte segnò l’ascesa di Calò.

Da parte mia, comunque, non ebbi mai occasione di conoscerlo e d’incontrarlo, nè prima nè dopo tale evento…Danilo Abbruciati era legato a Ernesto Diotallevi, che ebbi modo d’incotrare, su sollecitazione dell’Abbruciati stesso, poco prima dell’omicidio di Domenico Balducci. In quell’occasione Diotallevi ci venne presentato da Abbruciati come suo tramite con la mafia siciliana, e fu sempre in quell’occasione che si parlo di Pippo Calò come uomo di Stefano Bontade, del quale avevamo cominciato a “lavorare” l’eroina… Dopo la morte di Bontade si chiuse il relativo canale di approviggionamento, senza che si prendessero canali con Calò, nè che questi prendesse contatti con noi, anche perchè noi subimmo degli arresti e nel frattempo morì lo stesso Abbruciati. non posso escludere, comunque, che Pippo Calò fosse rimasto in contatto con i “testaccini”»

Giovanni Bianconi, “Ragazzi di Malavita” Baldini Castoldi Dalai editore (Pag 144)


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Pubblicato su Autori e libri, Banda della Magliana, Film, Notte Criminale

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