Giovanni Bianconi racconta storie, amori e affari sporchi


… C’erano le mogli e c’erano le amanti. Le donne ufficiali dei boss – quasi tutti con doppia o tripla vita- il più delle volte sapevano, ma lasciavano fare, curandosi di mantenere un buon livello economico, le case e i bambini. <<Mio marito>> dicevano << può anche prendersi degli spuntini fuori, ma poi torna a mangiare a casa>>. Le amanati, invece, a volte si trasformavano in un’arma in mano ai poliziotti: successe con Maurizio Abbatino, che, nel maggio 1983, fu arrestato proprio in seguito ai pedinamenti  della sua amichetta, Roberta, giovanissima e di buona famiglia.

La ragazza usciva di casa di buon’ora, e con l’autobus e il taxi arrivava al residence Prato Smeraldo, sulla Laurentina. Faceva un pò di spesa al supermercato, poi entrava nella palazzina numero 57, in un appartamento al piano terra. In quella casa si nascondeva “crespino” e in quella accanto il suo amico “operaietto”, Edoardo Toscano.

I poliziotti, una volta certi che Abbatino fosse dentro, fecero saltare la serratura della porta con un colpo di fucile a pompa, irruppero nell’appartamento lussuosamente arredato e trovarono il ricercato. Subito dopo presero Toscano. Li arrestarono senza che muovessero un dito; nelle case protette da vetri blindati trovarono soldi in contanti e hashish, oltre ad “alcuni contenitori metallici con evidenti tracce di cocaina”.

A Roberta, Abbatino aveva anche procurato un lavoro come commessa in un negozio, e il proprietario che l’aveva assunta detraeva i soldi dello stipendio della ragazza da quanto doveva pagare per l’eroina e la cocaina di cui lo rifornivano quelli della Magliana. Maurizio aveva voluto quell’impiego per l’amante in modo che non avesse problemi ad uscire di casa, e lui potesse incontrarla ogni volta che voleva.

Giovanni Bianconi, “Ragazzi di malavita” Baldini Castoldi Dalai Editore(Pag 106-107)


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Pubblicato su Autori e libri, Banda della Magliana

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