Estate calda serve “arresto Freddo”


La polizia gli stava alle calcagna, ogni tanto lo interrogava, in seguito a controlli occasionali oppure con iniziative mirate, per tentare di incastrarlo: si sapeva che era uno dei terminali del traffico di droga di Roma, ma le prove erano sempre troppo poche. Eppure, dal ’79 in poi, Maurizio Abbatino – per qualche amico “crispino” a causa dei capelli scuri e crespi- entrava e usciva dal carcere con una certa frequenza.

A Regina Coeli e Rebibbia ormai lo conoscevano bene, procedimenti penali su di lui e i suoi amici della Magliana venivano aperti in continuazione, ma non si riusciva mai a “stringere”, e quelli continuavano indisturbati nei loro affari.

Pochi giorni prima che gli venisse notificato un nuovo mandato di cattura, nel maggio dell’83, un giudice provò a fargli dire qualcosa giocando la carta dei soldi. Com’era possibile che lui, Abbatino Maurizio, ventinove anni ancora da compiere, senza fissa occupazione, avesse tutti quei soldi, disponesse di case e macchine di lusso? Forse fu ingenuo il giudice a credere che quel ragazzo magro dal viso già consumato avrebbe confessato chissà che cosa, o forse, invece si aspettava una bugia per risposta e voleva semplicemente vedere che cosa si sarebbe inventato. Fatto sta che “crispino”, con la faccia un pò seria e un pò strafottente del gangster che si sente sicuro e si diverte a prendere in giro chi lo ascolta, rispose << Signor giudice, in questi anni mi sono procurato da vivere con un’attività di vendita ambulante di oggetti religiosi>>.

Un’invenzione perfino divertente, come dovette ammettere, un anno e mezzo più tardi, anche il pubblico ministero: <<Parole che se non fossero pronunciate da una persona che ha commesso omicidi e tentati omicidi farebbero quanto meno sorridere>>. Ma poi il magistrato concludeva amaro: << Parole che dimostrano come Abbatino Maurizio e il suo gruppo siano abituati a prendere in giro la giustizia>>.

Giovanni Bianconi, “Ragazzi di Malavita” Baldini Castoldi Dalai editore (Pag 91-92)


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