I VOLTI CRIMINALI DIVENTANO “DI SERIE”: LA CRITICA


Romanzo criminale è una serie televisiva italiana basata sull’omonimo romanzo del giudice Giancarlo De Cataldo e ne rappresenta il secondo adattamento dopo il film diretto da Michele Placido. Giovani attori riuniti da Stefano Sollima hanno ripercorso le tracce della banda  interpretandone i personaggi. Il risultato è stato un inaspettato successo.

Aldo Grasso per Il Corriere della Sera scrive: Di Romanzo criminale, non si butta via niente. Prima il film di Placido, che era meglio del libro di De Cataldo, anche se il trio Rulli-Petraglia-Placido nell’ultima parte cede alla spiegazione sociale e ideologica e ammoscia il racconto, e poi la serie, che è meglio del film: interessante caso mediatico da studiare. Di solito, nelle trasposizioni, aumenta l’entropia di senso, qui è il contrario. Per intanto, godiamoci la serie che si giova di un respiro più disteso per raccontare quel clima delittuoso, quella malvivenza in cerca di organizzazione, quella Roma fine anni 70 insospettabile e insospettata. Prodotta da Cattleya e Sky Cinema con RTI-Mediaset, sceneggiata da Daniele Cesarano, Paolo Marchesini, Barbara Petronio e Leonardo Valente, diretta da Stefano Sollima, interpretata da Francesco Montanari (il Libanese), Vinicio Marchioni (il Freddo), Alessandro Roja (il Dandi), Marco Bocci (commissario Scialoja) e Daniela Virgilo (Patrizia), la serie parte dall’uccisione di Giorgina Masi, freddata da un colpo di pistola a Ponte Garibaldi per ricostruire le avventure della banda della Magliana, in un intreccio oscuro fra servizi segreti e criminali comuni, fra l’immaginario spaesato di Rino Gaetano e quello ben più radicato di Franco Califano. La serialità permette di dosare meglio le forze, rilanciare il racconto quando perde forza, tenere a bada l’impellente impegno politico degli autori (specie se italiani), soprattutto quando gli eventi premono: gli anni di piombo, le manifestazioni dei gruppi extraparlamentari, la speculazione edilizia, la mescolanza fra delinquenza e politica. Romanzo criminale – intendiamoci, non stiamo parlando dei Soprano – mette in luce anche un insolito lato cialtronesco, litigioso, candidamente efferato delle bande romane. Ogni delitto è volutamente imperfetto perché, sotto sotto, l’autore aspira a diventare famoso.

Roberto Levi per Il Giornale scrive: La serie tv ha una sua ragion d’essere perchè inquadra con cura l’ambiente e le tipologie umane che gravitavano attorno alla Roma degli anni 70, offrendo uno spaccato realistico sia dell’atmosfera malavitosa che del modo di pensare ed agire dei suoi rappresentanti. Giova, al Romanzo criminale in formato fiction, l’essersi affidati a un regista esperto come Stefano Sollima e a una serie di attori non troppo famosi ma efficaci. Non potendo contare su nomi di grosso richiamo, è probabile che gran parte dell’attenzione si sia concentrata – moltiplicandone gli effetti positivi – sulla necessità di esaltare la forza nuda e cruda dell’interpretazione e dell’intensità espressiva.

Alessandra Comazzi per La Stampa scrive:  Ma guarda questi attori. Sono bravi. E certo, vengono dall’Accademia d’Arte drammatica, dal Centro sperimentale di cinematografia, hanno lavorato con Ronconi. Tutte persone che si sono preparate per quel mestiere, non lo fanno solo gli americani. Hanno studiato: le intonazioni, come porgere la voce, come muovere il corpo. Parlano romanesco: sono la banda della Magliana, come dovrebbero parlare, ma lo fanno usando il diaframma. E quindi facendosi comprendere. Dovrebbe essere la regola, invece le italiche fiction sono ben lontane.

Micaela Urbano per Il Messaggero scrive:  Racconto articolato e dettagliato, di ritmo sostenuto, con tanti personaggi in più presi dal libro e con un’attenta ricostruzione degli anni Settanta. Insomma, una serie fedele il più possibile alle pagine di De Cataldo, ben interpretato da un cast che merita di diventare noto.

Mirella Poggialini per Avvenire scrive:  E’ ben fatto, ben diretto, ben recitato, rivela una cura particolare nella confezione e nella puntuale ricostruzione dell’epoca… ma non mi piace. I protagonisti della banda romana sono giovani determinati e feroci. Si dilaniano a vicenda in reciproci sospetti, non esitano a uccidere, diffidano con forte carica di odio: e perciò urta fortemente che nelle presentazioni gli autori e il regista usino sempre, per definire la loro storia di criminali in divenire, i termini “mitico” ed “epico”.

Antonio Dipollina per Repubblica scrive:  Bruciano, gli anni Settanta. Nei ricordi, ma anche nelle sequenze ad alto voltaggio del Romanzo criminale diventato ora una serie tv in dodici puntate su Sky Cinema. Il nucleo originario (il libro di De Cataldo) si è espanso prima al film e ora esplode nella frammentazione del lungo passo da serie televisiva. Operazione ad alto rischio: gli interpreti cambiano tutti, la traccia rimane ma intorno fioriscono annessi e connessi, con respiro superiore. Il rischio era nella forzatura del progetto: dal regista (Stefano Sollima) in giù ne sono usciti piuttosto bene. Si trattava di togliere dove serviva e aggiungere idem. La ricostruzione d’ambiente cattura l’attenzione, intuendo la mole di lavoro (rendere gli esterni urbani degli anni Settanta è come rendere quelli del Medioevo), agli attori giovani ci si abitua subito e poi la storia va, col notevole intreccio di partenza tra tensioni e strategie d’epoca, criminali, politiche, servizievoli – nel senso dei Servizi. Un’altra fiction è possibile. Altri episodi il lunedì sera su Sky Cinema 1, molto più avanti la trasmissione in chiaro su Mediaset.

Stefania Carini per Europa scrive:  Romanzo criminale riesce a eguagliare il film nella fattura: è ben girato, ben recitato, ben scritto. In questo, è superiore a molti prodotti televisivi italiani, e conferma che il satellite è la via italiana alla fiction di qualità, pur con i suoi alti e bassi.

Camilla Costanzo per Libero scrive: Cominciavamo ad annoiarci davvero di fiction costruite solo su star. Non c’era progetto che un produttore potesse far approvare se prima non aveva il consenso di una star. Di un volto noto che portasse ascolti. Doveva arrivare Sky a stimolare di nuovo la competizione, e un po’ di sana concorrenza fa solo bene all’industria tv, malata, ormai, di “codardia acuta”. Noi vogliamo crederci. Per poter dire che vinca il migliore.

IN UNA FRASE…

“Uno degli esiti più riusciti della fiction italiana” Aldo Grasso.

“La migliore serie televisiva mai prodotta in Italia” Andrea Scanzi La Stampa.

“La serie evento dell’estate di Canal+ non è né americana, né francese, né inglese, bensì italiana” Le Figaro.

“Sono pochissime le serie televisive europee belle e meritevoli di essere segnalate”. Le Monde.

“Romanzo Criminale rappresenta per l’Italia ciò che American Tabloid di James Ellroy rappresenta per gli Stati Uniti e la serie è un adattamento avvincente.” Telérama



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