Giovanni Bianconi: Un’altra storia d’armi…


Nella foto: Giovanni Bianconi, giornalista per La Stampa per molti anni, oggi per “Il Corriere della Sera” segue le più importanti vicende giudiziarie e di cronaca.  Bianconi ha scritto vari libri, raccontando con acume e gusto per i particolari le vicende criminali avvenute nella capitale negli ultimi trent’anni: dall’epopea della Banda della Magliana al terrorismo “nero” dei Nar di Giusva Fioravanti. E’ autore di: “A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti”. Baldini & Castoldi, 1992. “Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della banda della Magliana”. Baldini & Castoldi, 1995.  con Gaetano Savatteri, “L’attentatuni. Storia di sbirri e di mafiosi”. Roma, Baldini Castoldi Dalai, 2001.  “Mi dichiaro prigioniero politico. Storie delle Brigate Rosse”. Einaudi, 2003. “Eseguendo la sentenza”. Einaudi, 2008. È uno dei giornalisti italiani che meglio conoscono la storia dei gruppi dell’eversione interna: nei suoi ultimi saggi, ha analizzato con l’ausilio della gran mole di documentazione giudiziaria e dei rapporti investigativi dell’epoca, il fenomeno delle brigate rosse e la complessa – e in parte ancora oscura – vicenda del sequestro di Aldo Moro.


(…) Un’altra storia d’armi, poco tempo dopo, mise in contatto “er negro” con Abbatino e gli altri della Magliana che più tardi avrebbero sequestrato il duca Grazioli. Giuseppucci “lavorava” con Enrico de Pedis. chiamato “Renatino”, uno di Testaccio che era già stato in carcere diverse volte per rapina. Mentre De Pedis si trovava in galere “er negro” doveva custodirgli i “ferri del mestiere” e dopo la scoperta della roulotte al Gianicolo teneva un borsone con pistole, fucili e munizioni nel suo “Maggiolone” Volkswagen.

Un giorno si fermò al bar davanti al cinema Vittoria, a Testaccio, per bere qualcosa, e lasciò le chiavi dell’auto inserite. “Er negro” non era certo l’unico malvivente in giro per il quartiere, e un malavitoso della zona, “Paperino” non si fece sfuggire l’occasione: adocchiata la Volkswagen con le chiavi nel quadro, salì a bordo e si dileguò. Appena si accorse del bottino che c’era su quella macchina “Paperino” provò a combinare quello che certamente sarebbe stato un affare, arrivò al Trullo e vendette le armi a un rapinatore che conosceva al prezzo di due milioni. Giuseppucci non ci si mise molto a sapere che fine aveva fatto la sua macchina e il giorno stesso si presentò dal rapinatore che aveva comprato pistole e fucili per riaverli indietro. Il nome di Enrico De Pedis, conosciuto anche al Trullo, fece si che tutto si risolvesse senza incidenti, e che il “negro” si unisse al gruppo del rapinatore.

Giovanni Bianconi, Ragazzi di Malavita (Fatti e misfatti della Banda della Magliana) Baldini e Castoldi 1995, Pag 24-25

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Pubblicato su Autori e libri, Banda della Magliana

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