BANDITO GALANTE E ‘RAGIONIERE’ DELL’ EVASIONE


MILANO.  Intelligente, quel ragioniere mancato. Coraggioso, sempre il primo a entrare nei locali con la pistola in pugno. Simpatico, anche: Scometto quest’accendino d’oro di Cartier che fra dieci giorni sarò libero, disse a un funzionario il giorno dopo l’ arresto per la rapina nel supermercato di viale Monterosa, il 14 febbraio del 1972.

E brillante, spendeva un sacco di soldi in champagne, la sera, nei night, con i suoi ragazzi della Comasina. Achille Serra, capo della mobile di Milano, conosce bene Renato Vallanzasca, detto René. Ma René è soprattutto spietato: Il carcere lo ha cambiato, all’ inizio della sua carriera di bandito della Comasina aveva un codice d’ onore, ma nell’ 84, al supercarcere di Novara, ha tagliato la testa a un ragazzo di 20 anni, Massimo Loi, ci ha giocato come fosse un pallone e poi l’ ha deposta sul cesso, un limone in bocca per spiegare l’ esecuzione.

Quattro ergastoli, oltre 150 anni in sovrappiù da scontare, un numero imprecisato di delitti disseminati sulle strade d’ Italia, due rapimenti, due fughe dalla prigione, sempre pagate con la corruzione. E poi la guerra con il clan di Francis Turatello per il controllo delle bische clandestine. Una lotta per la supremazia che si è trasformata in amicizia: il 14 luglio, nel carcere romano di Rebibbia, Vallanzasca si sposa con Giuliana Brusa, una ragazza di 19 anni, diplomata in lingue, di famiglia piccolo borghese; testimone di nozze è proprio Faccia d’ Angelo. In dono porta una svastica d’ oro, in omaggio alle comuni convinzioni.

Non è un fascista, Vallanzasca. Ma crede solo nell’ ordine e nel dio denaro: Io vittima della società? Non diciamo fregnacce. Mi piacciono le belle ragazze, i cani, i cavalli e un bel mucchio di soldi, ha sempre ripetuto. L’ultimo messaggio a Turatello, Vallanzasca lo scriverà il 13 agosto 1981, dal carcere di Ascoli Piceno: l’11 agosto, a Badu e’ Carros, Francis era stato ammazzato con un trucido rituale.

E per avere vita comoda e tanti soldi ha cominciato ad allenarsi da ragazzo. Rubava cioccolatini e soldatini già sui banchi della scuola; a 17 anni lo prendono con le mani nel sacco e finisce al Beccaria, il carcere minorile milanese; a 19 anni tenta una rapina contro un portavalori vicino alla stazione di Lambrate; ma il salto è nel ‘ 72, quando ha appena compiuto i 22 anni.

La polizia è in allerta, per via di un’escalation di rapine ai supermercati: una banda di 10-12 entra nei negozi sparando in aria con pistole e mitra. Succede anche il 14 febbraio, giorno di San Valentino, in viale Monterosa, bottino 55 milioni.

I Vallanzasca insieme a Renato il fratello Roberto di 4 anni più giovane, adesso tranquillo rivenditore di auto usate erano conosciuti come ladri di autoradio ma una perquisizione a casa loro rivela in un cestino dei rifiuti i pezzetti di carta sminuzzati con i conti di quella rapina e una donna, amica allora di Roberto, uscendo dagli uffici della questura, si fa per sbaglio scivolare dagli slip, cinque milioni in banconote. La banda della Comasina, dal nome del quartiere dove i due fratelli erano andati ad abitare, finisce a San Vittore.

Renato prende dieci anni. Io sono un leone, e i leoni non possono vivere in gabbia, proclama il già spavaldo Vallanzasca e si prepara a diventare il ragioniere della fuga. La prima, dall’ ospedale Bassi dove si era fatto ricoverare per un finto attacco di epatite virale, gli costa tre milioni: li promette a un agente che dimentica aperta la porta della stanza.

E’ il 28 luglio del 1976. Il bandito è innamorato, vuol portare un fascio di rose rosse alla sua pupa del momento, Patrizia Cacace, un’entreneuse che lui ama soprannominare Musetto; al casello di Montecatini, vista l’ eccessiva velocità della Bmw, una pattuglia della stradale blocca il bel René. L’appuntato è freddato da un colpo di pistola in faccia. La banda fiuta aria difficile, decide di emigrare per un po’ al Sud.

A Lecce ammazza il direttore di un’agenzia della banca del Monte dei Paschi; ad Andria un impiegato di banca. Nelle puntate a Milano viene ucciso un medico: la banda vuole la sua macchina; a Monza vengono fatti fuori due malavitosi che non vogliono il ritorno di René; a Dalmine due agenti che avevano intercettato i banditi vengono freddati; in piazza Vetra, in una rapina all’ esattoria, muore un brigadiere. Intanto si prepara il colpo che può sistemare per un po’ i balordi della Comasina.

E’ il primo rapimento della banda Vallanzasca, il chiacchierato caso Trapani che si conclude con un riscatto di due miliardi e tante voci su una presunta storia d’ amore tra la diciassettenne Emanuela, figlia del presidente della Helene Curtis e il bandito. Ma intorno alla banda c’ è ormai terra bruciata: nuovo trasferimento, questa volta a Roma, con la complicità dei neri di Pierluigi Concutelli.

Restano a Milano i luogotenenti del capo, Antonio Colia e Osvaldo Monopoli, per liberare i quali Vallanzasca tenterà un assalto al carcere di Lodi. La latitanza romana si conclude nel febbraio del ‘77: in pigiama, ferito, una voce piagnucolosa, accoglie i carabinieri piombati in via Volusia.

René non si dà per vinto neppure una volta rinchiuso a San Vittore: questa volta gli bastano due milioni per far entrare in carcere le armi. Tenteranno l’ evasione in 15 ma i capi Vallanzasca e il terrorista Corrado Alunni verranno ripresi. Va male un nuovo tentativo di evasione: la notte di capodanno del 1984, Cecilia Basanini, Lia, avrebbe dovuto far uscire dalle mura di Spoleto il suo René.

Ma viene arrestata e anche per lei, come per Angela Corradi (diventata suora laica), Patrizia Cacace, Giuliana Brusa (che ha ottenuto il divorzio), quel bandito galante resta un lontano ricordo chiuso tra quattro mura. Solo a Ripalta Pioggia, suo primo amore, di Vallanzasca è rimasto molto di più: Massimiliano, un ragazzo che ora ha 14 anni.

21 luglio 1987

Fonte: Cinzia Sasso per La Repubblica

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