Si apre la tomba di De Pedis



 

 

Spiragli di luce sulle ombre che avvolgono il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. La novità arriva dal Vicariato di Roma che dà il via libera all’ispezione della tomba del boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis sepolto nella basilica di Sant’Apollinare.

In un comunicato inviato alla redazione del programma «Chi l’ha visto?» arriva un doppio «nulla osta» del Vicariato in relazione alla vicenda riguardante la tumulazione del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis nella cripta della chiesa di Sant’Apollinare a Roma, avvenuta nel 1990. Comunica, infatti, il Vicariato di Roma: «Nulla osta da parte dell’autorità ecclesiastica che, su richiesta dell’autorità giudiziaria italiana competente, la tomba del signor De Pedis possa essere ispezionata. Nulla osta a che, su richiesta dell’autorità giudiziaria italiana competente o della famiglia del signor De Pedis, la salma possa essere traslata altrove». Le indagini sulla scomparsa dell’adolescente cittadina vaticana hanno avuto un nuovo impulso, negli ultimi due anni, dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, ex compagna del boss della Banda della Magliana, Enrico detto Renatino De Pedis. La donna ha rivelato a magistrati e investigatori dettagli e nomi che in questi mesi hanno trovato diversi riscontri.


La Squadra Mobile diretta da Vittorio Rizzi, il procuratore aggiunto Giancarlo De Cataldo e il pm Simona Maisto hanno ascoltato diversi personaggi legati a De Pedis e cinque di questi sono finiti nel registro degli indagati.Tra loro anche i telefonisti del sequestro Orlandi. Uno di loro, Carlo Alberto de Tomasi, figlio di «Sergione», accusato di aver telefonato nel 2005 alla trasmissione «Chi l’ha visto», invitando a vedere chi era sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare, se si fosse voluto risolvere il giallo del rapimento della ragazza. De Tomasi ha sostenuto davanti ai magistrati, che la tomba del boss della Banda della Magliana, Renatino De Pedis, in Sant’Apollinare sarebbe stata ottenuta dalla famiglia De Pedis in cambio di denaro. De Tomasi, padre e figlio, erano amici di famiglia del boss De Pedis. Gli inquirenti, nei mesi scorsi, per verificare la versione hanno ascoltato Carla Di Giovanni, vedova De Pedis, don Pedro Huidobro rettore della basilica e monsignor Pietro Vergari, ex rettore di Sant’Apollinare. Il via libera alla sepoltura fu data dal cardinal Poletti allora vicario di Roma. Monsignor Vergani ora in penione vive in provincia di Rieti, aveva conosciuto Renatino De Pedis durante la sua missione come capellano di Regina Coeli.
E del boss ha un tal buon ricordo da menzionarlo sul suo sito internet. «Tra le più belle esperienze della mia vita sacerdotale in Roma mi è stata carissima quella della visita alle carceri di Regina Coeli. Tra le centinaia di persone incontrate… Enrico De Pedis veniva come tutti gli altri, e fuori dal carcere, ci siamo visti più volte: normalmente nella chiesa di cui ero rettore e altre volte fuori, per caso». E di lui ricorda il sostegno nell’organizzare la mensa per i poveri e i sussidi alla chiesa. De Pedis, boss di Campo de’Fiori, era molto legato alla chiesa di Sant’Apollinare al punto che la scelse per il suo matrimonio.

E lì aveva sempre desiderato essere sepolto. Così dopo una prima tumulazione al Verano fu poi traslato nella cripta della chiesa di Sant’Apollinare. Sabrina Minardi invece nei suoi verbali ha sostenuto che la sepoltura nella cripta fu concessa per interessamento del cardinal Marcinkus, allora potente prealato vaticano al quale De Pedis aveva fornito diversi servigi. A infittire il mistero della sepoltura è il fatto che la chiesa sorge accanto all’edificio che ospitava la scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi e fu propio lì che fu vista l’ultima volta la mattima del 23 giugno 1983.

Fonte:  Il Tempo


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