Etichettato: prezzo

Opa Edison: il prezzo è giusto? mah, forse, può darsi…


di Paperon De Paperoni
“Gli accertamenti sinora condotti non consentono di giungere a valutazioni conclusive sulla circostanza che il prezzo dell’Opa, indicato da Edf in 0,84 euro, sia il più elevato pagato dall’offerente nei 12 mesi di riferimento”….

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Palermo: gasolio i contrabbando proveniente dalla Tunisia


Un camionista della provincia di Catania di 45 anni, allo sbarco della nave proveniente da Tunisi, tentava di trasportare in città gasolio di contrabbando. A coglierlo in flagranza…

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Benzina: l’Antitrust indaga sui prezzi siciliani


di Paperon De Paperoni
L’Antitrust ha deciso di inviare una dettagliata richiesta di informazioni a 11 compagnie petrolifere per verificare l’andamento dei prezzi dei carburanti nella Regione Siciliana ed eventuali anomalie…

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Roma: sequestra ragazza squillo nel suo appartamento. Arrestato


Hanno prima concordato il prezzo poi,l’ha convinta a seguirlo nel suo appartamento e, quello che doveva essere un altro cliente è diventato il suo aggressore. La vittima è una prostituta romena di 28 anni che ieri sera dopo essere stata abbordata da uno dei suoi clienti abituali in via di Lunghezzina e aver contrattato il prezzo della prestazione, si è decisa a seguirlo nel suo appartamento in zona San Basilio…

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Prezzo benzina: scende? no, sale!


di Paperon De Paperoni
«E se non ci fosse stata la manovra il prezzo della benzina sarebbe già sceso»
Queste parole le ha dette due giorni fa (erano sul Corriere della sera) il signor Marco D’Aloisi, responsabile relazioni esterne dell’Unione Petrolifera…

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Campania: l’Industria della “munnezza” e l’impatto oltre l’ambiente 2ª parte


L’avvocato Cipriano Chianese, fu il primo a fiutare l’affare della spazzatura. In poco tempo comprò terreni, gestì cave tanto da anticipare nell’affare anche il potente clan dei Casalesi, solo buoni secondi nel business.

Dario De Simone, pentito di camorra racconta : «l’avvocato Chianese con le discariche ha guadagnato miliardi. Quando noi ce ne siamo accorti era un pò tardi e abbiamo cercato di recuperare il terreno perduto, ma ero certo che questa cosa sarebbe scoppiata perché c’era troppa confusione, troppe persone implicate. In due tre anni di lavoro hanno tirato su tanti soldi».

I soldi che entravano nelle casse del clan erano davvero molti (pari a quasi 5 miliardi delle vecchie lire). Servivano per pagare gli affiliati o gli stipendi che arrivavano fino a 400 milioni di lire al mese.

Sul libro paga non c’erano soltanto i membri del clan, ma anche gli sbirri corrotti ed alcuni professionisti della zona che offrivano la loro collaborazione come notai, dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro e tecnici vari.

L’enorme quantitativo di denaro, necessario e sufficiente a finanziare un clan criminale ha comunque un prezzo e in questo caso, il prezzo si chiama devastazione della propria terra.

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Il caso Pantani: storia di un campione annientato – Prima parte -


Il sabato, il giorno del blitz a Madonna di Campiglio, non erano ancora le otto e chiesi di andare in doccia, mi preparavo per un colloquio… Il tempo che mi aprissero e una volta in corridoio, nel tragitto per arrivare alla sala docce, dovevo passare anche davanti alla cella di quell’amico che, vedendomi, ancor prima di salutarmi, mi disse: “Hai sentito la tv? C’è stato un blitz dell’antidoping al Giro. Hanno fermato Pantani. Ripartiranno senza di lui”. Mi sono detto: “Ecco dove stava il trucco”. Ma per non far capire nulla a nessuno, fossero essi detenuti o guardie, dissi solo: “Mi dispiace, ma ora devo andare a prepararmi per il colloquio”. Del resto, se per qualche conoscente a Napoli non era troppo difficile truccare qualche partita di calcio, figurarsi quanto poteva essere semplice impedire al più forte di vincere… E queste, cara Tonina, credimi, non sono supposizioni.

A scriverlo alla madre del Pirata, il ciclista Marco Pantani, uno dei più grandi campioni che il ciclismo italiano abbia mai avuto, è stato Renato Vallanvasca di cui spesso si è scritto su Notte Criminale. È riportata nel libro Era mio figlio (Mondadori) che la donna ha scritto nel 2008 con il caporedattore di Bicisport, Enzo Vicennati. Perché il vero mistero, anzi, il vero delitto compiuto contro Pantani sembra più legato al siluramento della sua carriera.

Il pirata - Fotografia di Andrea ParisseIl Pirata, foto di Andrea Parisse

Certo, anche la sua morte, avvenuta per un’overdose da cocaina il 14 febbraio 2004 mentre il campione, 34 anni, si trovava in un residence di Rimini, presenta aspetti oscuri, mai chiariti, che potrebbero lasciar spazio a ricostruzioni differenti rispetto a quelle ufficiali. Ma quanto accadde nel 1999 a Madonna di Campiglio ha i contorni di un omicidio professionale. Un crimine che ha ucciso Pantani dal punto di vista sportivo e psicologico molto in anticipo rispetto a quel che avvenne nell’inverno di cinque anni più tardi.

Vicennati e la signora Pantani non sono gli unici a crederlo. Ne è convinto anche il giornalista francese Philippe Brunel, che sempre nel 2008 è arrivato nelle librerie italiane con il libro Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli), un’inchiesta sugli strani “incidenti giudiziari” che hanno perseguitato Pantani a partire da quella tappa maledetta del Giro d’Italia. E dal lavoro del cronista sportivo d’Oltralpe, è arrivata nel 2011 un’omonima trasposizione a fumetti, sceneggiata e illustrata da Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo.

Ma cosa accadde il 5 giugno 1999? Ecco cosa scrisse nel 2001 lo stesso ciclista in una lettera ai genitori, alla sorella e a Christine, la sua ex compagna:

Sono stato di certo un pessimo bambino, un selvaggio e a volte furbo. Ma la bici mi ha portato a conoscere la legge del dare e del raccogliere. Sono diventato discretamente onesto. E la mia carriera è stata molto spezzettata dal mio poco feeling con la fortuna. Ma mi sono ritagliato con coraggio e sacrificio non tanto il denaro, ma un po’ di quella giusta gioia, anche questa però subito compressa nel mio personaggio che cresceva e convinceva.

A Campiglio la Madonna non c’era quel giorno e ho pagato un prezzo che il mio benché duro carattere non sopporta. Una macchia indelebile e non troppo sincera. Sono con la coscienza, per ciò che è Campiglio, pulito (e ciò fa male ancora di più). Sono tornato a casa e tutto ciò che era possibile è accaduto [...]. Con la grande sofferenza sono diventato un uomo, con tutte le innumerevoli convinzioni e speranze. E ho sempre giocato il medesimo gioco, rispettando tutte le regole del mio sport e della mia vita.

Ma sono passato dalla parte del torto con l’ingiustizia della falsità, della truffa che mi hanno fatto. Chi sia stato non si può sapere, però sono più sincero di quanto la mia faccia da ombroso faccia trasparire.

Prima di raccontare gli avvenimenti che quel giorno portarono Marco Pantani a essere escluso dal Giro d’Italia strappandogli una maglia rosa che sembrava non volersi togliere più e a essere messo sotto accusa da otto procure della Repubblica, torniamo a Vallanzasca.

Nel libro Il fiore del male (Tropea, 1999 e poi riedito ancora 2009) scritto con il giornalista Carlo Bonini, il bandito della Comasina dice che in quella tarda primavera “radio carcere” diceva che Marco Pantani alla fine del Giro non ci sarebbe mai arrivato. Sembrava impossibile. Eppure Vallanzasca fu invitato da un altro detenuto – di cui non rivelò mai l’identità, neanche di fronte ai magistrati – a puntare sull’uscita di scena del Pirata. Questo giro, diverso da quello ciclistico, aveva a che fare con le scommesse clandestine.

Omaggio A Pantani - Foto di Ryoichi TanakaOmaggio a Pantani, foto di Ryoichi Tanaka

Poi però arrivò la notizia che Pantani era risultato positivo al test antidoping e che di conseguenza era stato espulso dalla competizione. Vallanzasca, anni dopo, scriverà la lettera riportata in apertura a questo post, e intanto la famiglia dei ciclista era venuta a sapere che Vittorio Savini, ai tempi presidente del club “Magico Pantani” di Cesenatico, disse di aver ricevuto alcune strane chiamate.

Scrivono Vicennati e la madre di Marco:

Raccontò di aver ricevuto una telefonata da un anonimo con accento meridionale. Lo sconosciuto gli aveva detto di stare buono e di tenere la bocca chiusa, perché altrimenti la sua officina sarebbe saltata in aria. Gli fece sapere che era andava bene così, che Marco il Giro non avrebbe dovuto finirlo e che per questo erano disposti veramente a tutto. Anche a farlo fuori, gli era parso di capire. Ma nessuno ritenne di approfondire il discorso, né magistrati né stampa, perché la versione del Pantani dopato faceva comodo, semplicemente era la più facile da sostenere.

Marco Pantani

Dunque c’è l’ombra del racket delle scommesse clandestine. Ma c’è anche chi afferma che gli sponsor del Giro e soprattutto quelli degli altri ciclisti si sarebbero innervositi. Quel ragazzo romagnolo, classe 1970 e all’apparenza invincibile, stava salendo troppo spesso sul podio oscurando loghi e marchi non suoi. Insomma, Pantani non avrebbe rispettato un galateo non detto, una consuetudine tale per cui, se vuoi e ne sei capace, puoi vincere il Giro d’Italia, ma devi farlo alternando il passo con gli altri. I riflettori, invece, erano costantemente puntati su di lui, su quella testa calva e lucida di sudore o avvolta nella bandana che alternava e che era diventata una caratteristica del suo essere il Pirata del ciclismo.

Forse queste ombre sono dovute a delle casualità. Forse l’arrivo dei medici sportivi, la mattina del 5 giugno 1999, non ha niente a che vedere con il fastidio montante intorno alla figura di Marco Pantani. E nemmeno con gli affaracci illegali che circondano il mondo dello sport. Fatto sta che la scientificità non fu proprio rispettata quando vennero prelevati campioni biologici al ciclista. E vedremo perché, nel dettaglio.

Intanto, ecco come stava gareggiando Marco Pantani, in quel lontano 1999, prima dello stop. «Quel meraviglioso show», dissero i commentatori a pochi metri dal traguardo.

Antonella Beccaria

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Il Messaggero di mercoledì 16 febbraio 1977 continua sulla cattura di Vallanzasca


Il Messaggero

 

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Il Messaggero di mercoledì 16 febbraio 1977: Preso Vallanzasca con tutta la banda


Il Messaggero

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Oggi si legge ieri: il bel Renè legato con freddi bracciali insieme alla sua banda 16/02/1977


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Vallanzasca: la storia..ultimo atto (?)



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Vallanzasca: la storia atto VII



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Vallanzasca: la storia atto VI



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Vallanzasca: la storia atto V



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Vallanzasca: la storia atto IV



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Vallanzasca: la storia atto III



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