Etichettato: confessare

Venezia: si dice colpevole della morte della suocera avvenuta 1 anno fa. Arrestata


Le forze dell’ordine erano intervenute per sedare una lite familiare scoppiata in un appartamento alla periferia di Mestre ma hanno dovuto raccogliere la super confessione di una donna che avrebbe raccontato di essere la responsabile della morte dell’anziana suocera, avvenuta circa un anno fa, e di aver cercato recentemente di fare del male alla figlia…

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Milano: delitto a teatro. Ucciso il regista Mauro Curreri.


Poteva essere scambiata per una “prima” teatrale. Una rappresentazione al Teatro Primo Studio di Via Watt di Milano. C’era il regista, Mauro Curreri, l’attore in uniforme, Mauro Pastorello, ex ufficiale dell’esercito, i riflettori di un tiepido sole meneghino, il cortile del teatro per la prima parte della scena, il movente, il palcoscenico.

Ma non era una recita: a Milano c’è scappato il morto.

A dire il vero Mauro Pastorello Continua a leggere

Sabra e Chatila: 3600 morti in 62 h.


Il 6 giugno 1982, l’esercito israeliano, invade il Libano per distruggere le infrastrutture militari dell’OLP di Arafat che dal confine, minacciavano il nord dello stato ebraico. Pochi giorni dopo, i carro armati israeliani, raggiungeranno Beirut provata dalla guerra civile e trasformata in macerie e miseria.

Il 23 agosto 1982 dopo la firma di un accordo di pace, una forza multinazionale composta da italiani, francesi e americani, sbarca a Beirut per permettere l’evacuazione delle forze palestinesi dalla città assediata. In18 giorni l’operazione si completa e l’esercito di Israele, rispetta la tregua senza, però, ritirarsi.

11 settembre 1982 Continua a leggere

I delitti del Dams – Terza e ultima parte


Il 1983 è un anno maledetto. Lo è per Bologna e lo è soprattutto per la facoltà del Dams. Dopo il delitto di Angelo Fabbri, avvenuto tra il 30 e il 31 dicembre 1982, e quello di Francesca Alinovi, ritrovata il 15 giugno successivo, arriva un terzo caso. Anche questo, come per l’allievo di Umberto Eco, a oggi irrisolto.

Leonarda Polvani. Fonte L'EuropeoÈ il 29 novembre 1983 quando Leonarda Polvani (ma tutti la chiamano Lea), 28 anni, parcheggia la sua Fiat 126 nel garage di casa, che si trova in via Serenari a Casalecchio di Reno, popoloso comune alle porte del capoluogo emiliano, dopo aver salutato un’amica che ha incrociato nel quartiere Mazzini. Sono le 8 di sera e dovrebbe fare solo pochi passi per raggiungere l’androne dell’edificio in cui vive e salire nel suo appartamento, dove l’attende il marito. Il quale, non vedendola rientrare, alle 21 scende a controllare, vede l’auto e appoggia una mano sul cofano.

È ancora tiepido e quella constatazione deve averlo inquietato perché, non essendoci le chiavi nel blocco di accensione, significa che sua moglie è già arrivata, le ha estratte e avrebbe dovuto salire. Però non l’ha fatto e allora l’uomo chiama i carabinieri, che non attendono le ventiquattr’ore dalla scomparsa e si mettono subito a cercare Lea. E proseguono. Ma senza capire cos’è accaduto.

La vita di Lea Polvani è irreprensibile. Se all’inizio si parla di una possibile crisi depressiva come causa della sparizione, subito dopo si lascia perdere perché la giovane donna non aveva problemi del genere. E non ha nemmeno una doppia vita. Con il marito è felice e la sua vita si divide tra il lavoro come designer in un laboratorio di gioielli e la ripresa degli studi, al Dams di Bologna.

Le indagini hanno un nuovo inizio quattro giorni dopo la scomparsa, il 3 dicembre, quando il corpo di Lea Polvani viene ritrovato in una delle grotte della Croara, a est di Bologna, una zona disabitata nel Comune di San Lazzaro di Savena. Quelle grotte dovrebbero essere inaccessibili: dei cancelli con catene e lucchetti sono posti all’ingresso perché lì ci vanno coppie clandestine, spacciatori e tossicodipendenti in cerca di tranquillità per farsi la loro dose.

L'ingresso della grotta della Croara in cui viene ritrovata Lea Polvani

Ad accorgersi della presenza di un cadavere è un guardiacaccia che sta perlustrando la zona. Accanto al corpo c’è una borsetta, che raccoglie per controllare se ci sono i documenti. E così è: nessun dubbio dunque sull’identità della vittima, Lea Polvani. Ma come c’è finita la ragazza in quella grotta dove mai avrebbe dovuto trovarsi? Com’è possibile che scompaia nel giro di qualche metro, già dentro il suo garage, qualche piano sotto casa sua? E parte l’appello a chiunque abbia visto qualcosa.

Croara - Frazione di San Lazzaro

Un momento del recupero del corpo di Lea Polvani - Fonte L'EuropeoIntanto però c’è la grotta di cui occuparsi. Chi ha portato lì Lea Polvani, sapeva dove voleva condurla tanto che il lucchetto e il filo spinato che rendevano inaccessibile l’ingresso risultano tagliati da un tronchesi comprato da poco, con taglienti non usurati. Lo si capisce dal segno che lasciano, compatibile con l’utensile ritrovato nelle immediate vicinanze. Poi quale sia stata l’esatta dinamica dei fatti non è stato possibile ricostruirla. Sta di fatto che la ragazza viene trovata con il dorso nudo, gli abiti alzati sulla testa, e con un laccio intorno al colpo.

Inoltre qualcuno le ha sparato con una pistola calibro 6.75. È una rivoltella piccola, che avrebbe effetti mortali solo se il colpo venisse sparato a contatto in zone vitali, come accaduto a Lea, raggiunta al cuore. Inoltre, quel tipo di arma ha una storia strana. Dello stesso calibro sarebbe stato il proiettile sparato solo una volta per uccidere, a Roma, qualche anno prima. Vittima sempre una donna. E solo in un altro caso una perquisizione ha portato al ritrovamento di una pistola che spara quel genere di proiettili.

Siamo alla metà degli anni Settanta e tra Milano e Torino si sta dando la caccia agli appartenenti alle Brigate Rosse. Così, a casa di una coppia di presunti terroristi, si trova del materiale propagandistico appartenente alle Br e una 6.75. Che – dice la coppia e come verrà ricostruito nel corso dell’istruttoria e del processo per il rapimento e l’omicidio di Carlo Saronio, avvenuto il 15 aprile 1975 – è stata data loro da un ex appartenente a Potere Operaio che, terminata l’esperienza di quell’organizzazione, è rimasto un cane sciolto (e ambiguo) nel mondo dell’estrema sinistra.

Carlo Saronio, rapito e ucciso nel 1975 a Milano

Tornando però alla fine del 1983 e alla morte di Lea Polvani, gli investigatori escludono anche in questo caso la rapina. La donna indossa ancora i gioielli e, a parte la verifica del guardiacaccia, non sembra che la sua borsa sia stata frugata. Che abbia subito una violenza sessuale e che sia stata uccisa forse perché aveva tentato di opporvisi? Forse, ma vestiti scomposti a parte, non sembrano esserci tracce di stupro. Lo conferma l’autopsia. Ciò che è certo è che devono essere trascorse pochissime ore tra la sparizione e la morte della ragazza.

E probabilmente è stata uccisa lì, a giudicare dalle tracce ematiche rinvenute, dove poi sono stati abbandonati anche gli oggetti che aveva con sé. Oltre alla borsa, un piccolo contenitore dentro cui si era portata al lavoro il pranzo, e un sacchetto dentro cui c’erano le uova che aveva comprato forse sulla via del ritorno. Poi ci sono i segni di pneumatici, ma nessuno di questi elementi consente di arrivare a un’identificazione e nemmeno a una pista su cui indagare.

Ma allora che è successo? C’era qualcuno che l’attendeva o che l’ha seguita, ha aspettato che Lea parcheggiasse ed estraesse le chiavi per portarsela infine via? Perché condurla proprio alla Croara, una zona lontana da casa sua e con una fama dubbia? Dagli interrogatori che vengono condotti nei giorni successivi al ritrovamento del corpo sembra emergere un cambiamento nell’umore di Lea, come se qualcosa la preoccupasse. E allora, esclusa la pista passionale e quella del maniaco, si guarda al suo lavoro come disegnatrice di gioielli.

Dall’ipotesi che si formula, è possibile che ci fosse chi voleva rapinare il luogo in cui Lea lavorava, non lontana da via Mirasole e da via del Riccio, i luoghi che hanno visto la fine di Angelo Fabbri e di Francesca Alinovi (stanno tutti all’interno di un’area di un chilometro quadrati circa). E allora potrebbe aver cercato di agganciare la ragazza per farne una basista all’interno, tanto che il proprietario del laboratorio dice di aver temuto in quel periodo un assalto. Ma senza trasformare Lea in una complice, è possibile anche che chi puntasse alla rapina volesse solo la borsa della donna, dove ci stavano anche le chiavi del luogo in cui lavorava, e che poi si sia disfatto di una potenziale testimone scomoda.

Intanto arrivano le prime testimonianze. Chi abita in via Serenari dice agli investigatori di aver visto nei giorni precedenti la scomparsa una Fiat 128 di colore scuro. Avrebbe stazionato da quelle parti a più riprese e all’interno ci sarebbero stati tre uomini. A quel punto salta fuori in un altro quartiere alla periferia di Bologna, al Pilastro un’auto dello stesso tipo rubata qualche tempo prima. Qualcuno l’ha bruciata e i carabinieri ricevono alcune telefonate anonime in base alle quali sempre un veicolo di quel modello sarebbe stato notato anche dalle parti della Croara. Viene fornito anche un numero di targa da cui risulta che la vettura appartiene al proprietario di un locale da ballo. E l’anonimo ben informato aggiunge: se volete trovare il movente, guardare alla gioielleria.

La catena dell’indagine sembra prendere quindi corpo, per quanto l’uomo, trasformato intanto in indiziato mentre continua a proclamarsi estraneo alla vicenda. Ma per due anni si concluderà poco altro. Una svolta sembra arrivare solo nel 1985 quando, per l’omicidio di Lea Polvani, viene arrestato uno spacciatore, che dice di voler confessare i nomi dei veri assassini. Sarebbero tre pregiudicati del Pilastri: Angelo Alboino, già in carcere in Germania, dove ha trascorso dodici anni, Moreno Pesci e Carmelo Lopes. Ma l’impianto accusatorio non regge. Il “pentito” confonde la Croara con un’altra zona, il Farneto, il luogo in cui viene trovato il cadavere di Angelo Fabbri.

Da notare poi che il fratello di Alboino verrà indicato a torto come l’autore di un altro delitto con cui non c’entrava nulla: è la strage del Pilastro del 4 gennaio 1991, quando vengono uccisi tre giovani carabinieri da quelli che si saprà solo anni dopo essere i banditi della Uno bianca, autori di altri 99 omicidi e di 103 azioni criminali da Emilia, Romagna e Marche. Anche nel caso delle accuse per i fatti del Pilastro, il fratello di Alboino riuscirà a dimostrare la propria estraneità, ma ancora una volta, in assenza di piste solide, si va a pescare nel mondo della criminalità più o meno piccola della periferia nord di Bologna.

4 gennaio 1991, la strage del Pilastro. Foto La Repubblica

La stretta contro la mafia del Pilastro. Una falsa pista. Fonte Il Resto del Carlino

Gli indiziati per l’omicidio di Lea Polvani intanto a processo ci sono finiti, ma l’accusa non regge ai tre gradi di giudizio e la Corte di Cassazione finirà per assolverli in via definitiva. E a quel punto non si sa più da che parte guardare. Le tracce sul corpo e sugli oggetti della ragazza riconducono solo a lei, la motivazione dell’ipotetica rapina, seppur plausibile, non trova alcun riscontro e non ci sono più sospettati sul cui passato e sul cui operato scavare. Così le indagini di arenano e, come per Angelo Fabbri, non verrà mai scritto il nome di un colpevole sul fascicolo aperto con la sparizione e l’uccisione di Lea Polvani.

Moreno Pesci e Carmelo Lopes a processo per il delitto Polvani. Saranno assolti. Fonte L'EuropeoMoreno Pesci e Carmelo Lopes al processo per il delitto Polvani

Questo è l’ultimo dei cosiddetti delitti del Dams. Mesi prima del novembre 1983 si pensò che ci fosse un altro caso da aggiungere agli allora due e destinati a diventare tre. Accadde in luglio, poche settimane dopo la morte di Francesca Alinovi, quando Liviana Rossi, 22 anni, una ragazza ferrarese iscritta al Dams di Bologna, venne uccisa in Calabria mentre faceva la stagione in un albergo del crotonese. Ma questo caso venne risolto. Oltre a esserci come unico legame l’appartenenza alla facoltà emiliana, nel 1988 si giunse a una condanna: quella del direttore dell’hotel, finito al gabbio per omicidio colposo. Fu il frutto, appurò la giustizia, di un tentativo di stupro: la ragazza, cercando di divincolarsi, era caduta fratturandosi il cranio. La pubblica accusa avrebbe voluto un capo d’imputazione e una sentenza più gravi, ma il colpevole alla fine fu condannato a cinque anni di carcere, di cui due condonati.

E allora cosa restò dell’ipotesi di un serial killer che si aggirava per l’università di Bologna? Nulla, se non le suggestioni letterarie ben raccontate da Carlo Lucarelli nel romanzo Almost Blue (Einaudi, 1997), divenuto poi anche un celebre film diretto da Alex Infascelli (e interpretato da Rolando Ravello, che darà il volto a un’altra storia che racconteremo in futuro, quella di Marco Pantani). Scrive Lucarelli a proposito del suo assassino seriale che colpisce a Bologna:

Improvvisamente sento la pelle del viso, mi si è screpolata in miliardi e miliardi di sottilissime crepe. La sento che mi si spacca e staccandosi a scaglie mi scivola lungo le ossa, lasciandomi il teschio nudo e lucido. Gli occhi, senza più palpebre, mi rotolano in avanti e si fermano incastrati sul bordo delle orbite. Lei continua a fissarmi, seduta accanto al tavolo e mi chiedo come mai non se ne accorga. Sono solo a mezzo metro.
Dice perché mi guardi così?
Da dentro la testa, qualcosa mi spinge in avanti le ossa del viso [...]. Possibile che non se ne accorga?
Dice perché mi guardi così?
Dice perché mi guardi così?
Dice mio Dio, perché mi guardi così?

A guardare era una vittima. E a essere guardato era l’Iguana, un omicida che assumeva le sembianze delle sue prede, come un camaleonte, e così scompariva alla vista. È quello che accadeva – e che accade ancora – a Bologna. Una città che nel giro di trent’anni ha perso 100 mila abitanti, falciati dalla speculazione edilizia, dal caro vita e da una qualità della città sempre più scadente. Un fenomeno, questo, che ha riempito di “forestieri” le case lasciate vuote, persone da cui guardarsi ma da spennare, come gli studenti fuori sede. Persone che non sempre hanno contratti regolari, che non vengono registrare da nessuna parte perché negli alberghi e negli archivi della questura non ci sono. Persone che arrivano a Bologna, la mordono per quello che possono o che devono avere, e se ne vanno. Portando con sé il loro anonimato, ma anche la rabbia verso una città che si diceva accogliente, ma che si è rivelata «una grassa signora dai fianchi un po’ molli». E dai modi di una tenutaria, che incassa e che niente vuole sentire.

Antonella Beccaria

LINK AI POST PRECEDENTI:

Bologna, i delitti del Dams – Prima parte -


Bologna, i delitti del Dams – Seconda parte

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Dal suo Blog,chiuso da anni, Renato Vallanzasca scriveva:


Perchè….

Perché ho deciso di aprire un mio sito e parlare sul blog…Immagino saranno parecchi quelli che se lo chiederanno. Era da almeno 4 o 5 anni che intendevo farlo, ma poi, per una ragione o per l’altra ho sempre evitato. Negl’ultimi 3 poi, la spinta a mettermi in rete era ancora più forte, ma ho evitato di farlo per non lasciare intendere che volessi in qualche modo cercare anche solo qualche timido consenso alla mia domanda di Grazia rivolta al Capo dello Stato. Ora che tutto è ormai chiarito, non ho più alcuna ragione per negarmi una cosa che mi sta tanto a cuore, quindi…eccomi qui. Sono perfettamente conscio che, aldilà del godibile passatempo, sarà un arduo impegno! Arduo almeno per 3 ragioni principali: la prima è che metto già in conto che non saranno poche le persone che mi contatteranno solo per esprimermi i loro non rosei apprezzamenti ! …La seconda è che non potendo accedere direttamente alla rete, sarò costretto a spedire tutti gli scritti a chi si è preso il non indifferente impegno di avere cura del sito, facendomi pervenire i vari messaggi di chi si prenderà la briga di mandarmene…La terza sta nel timore, se non proprio nella certezza che, coloro che sono preposti a vigilare su di me, non vedano di buon occhio questa mia iniziativa: posso capirlo !…

Ma allo stesso tempo mi rendo conto che, i danni che mi procurerò, non potrebbero essere peggiori di quelli che hanno fatto i pennivendoli riversandomi addosso delle belle camionate di cacca! Beninteso, non ho iniziato questa nuova e sollecitante avventura, solo per difendermi da questi signori… Piuttosto sarebbe più vero interpretarlo come un modo per tenersi vivo anche vivendo fuori dal mondo!… Ma ciò non toglie che i signori di cui sopra, sapendo che potrei fare sentire la mia voce, sarebbero meno spavaldi nello scrivere cose ignobili, che a volte, sono state molto lontane dalla verità…Considerato che sono in assoluto per la libertà d’opinione non penso neppure di mettere a tacere chi mi giudica anche in modo ipercritico! Facile immaginare che non ne sarò entusiasta. Ma sino a che si dirà la verità, accetterò  di buon grado anche le forche caudine!

…Quando parlo di Verità, non pretendo di essere colui che la può insindacabilmente stabilire, ma non credo di chiedere la luna se vorrei fosse rispettata almeno quella che la giustizia ha decretato con sentenze passate in giudicato, cosa che troppo spesso non avviene. Sono anni che tento di chiedere ai giornalisti che da sempre mi contattano per un’intervista, sia essa direttamente ad un microfono, oppure tramite domande scritte e inviatemi per posta, non certo per essere benigni, o peggio, compassionevoli, nei miei riguardi, ma solo di essere fedeli nel riportare le mie parole!… Senza contare che non mi sono mai sognato di concordare neppure mezza domanda…semplicemente perché lo trovavo ipocrita e poco dignitoso! Con queste prerogative non ritenevo che le mie fossero pretese assurde…ma dopo una marea di esperienze negative, dove solo in qualche rara occasione è stato tenuto fede all’impegno preso!

…Qualche volta le mie risposte sono state solo potate un po’…ma non è stato raro constatare che, grazie a qualche furbizia da pennivendolo..se non erano state travisate del tutto le mie parole, quanto meno, assumevano dei contorni alquanto diversi! In altre lo stravolgevano completamente!…Quando, addirittura, mi sono viste virgolettate parole mai dette che, altro non potevano essere che un’opinione del pennivendolo di turno o un qualcosa ad effetto!… Nonostante gli svariati suggerimenti di tanta gente, non ho mai risposto no grazie, anche quando sapevo che avevo a che fare con qualcuno che mi avrebbe posto domande altamente imbarazzanti!!…Beh nonostante sia sempre stato disponibilissimo a confrontarmi anche con chi, tra costoro, sapevo di stare neanche troppo cordialmente sulle balle…a volte arrivando ad anticipargli che l’antipatia era del tutto reciproca…Con alto senso della fedeltà di cronaca, ho dovuto spesso mandar loro degli accidenti!…In ogni caso, non ho mai denunciato nessuno perché non era/è da me!… Ne ho mai chiesto rettifiche, anche quando ero certo che non avrebbero potuto negarmele!…So bene che la corporazione dei pennivendoli storcerà il naso…magari diranno che anche i calciatori e addirittura i politici smentiscono spesso le loro dichiarazioni del giorno prima…Sarà senz’altro vero, ma io non sono né un calciatore né un politico, non ho mai temuto neppure le mie dichiarazioni più incaute!…Io non ho mai avuto bisogno di farmi apparire diverso da quello che sono neppure davanti a chi, come un giudice, poteva distruggere anche il benché minimo spiraglio di luce sulla mia Libertà…

Non ho mai avuto remore ad ammettere e confessare anche i delitti più atroci pur avendo la certezza che nessuno me ne avrebbe mai chiesto conto! Evidentemente, a loro non bastava che venissi giudicato per quello che avevo realmente commesso e confessato, ma di volta in volta, o si dovevano inventare qualcosa, o distorcere qualcos’altro…manco non fosse abbastanza gravoso quello che non esitavo ad ammettere. Ecco, quanto meno ora sappiamo che, sempre evitando di fare denuncie, non esiterò a rispondere loro…Magari riempiendoli di parolacce…così, anche solo per vedere se poi saranno loro ad avere il coraggio di denunciare me…davanti ad un magistrato che, inevitabilmente dovrà ascoltare le mie ragioni! Ma siccome penso che, d’ora in poi, proprio per le ragioni addotte, non saranno tanto numerosi quelli che si inventeranno stronzate…e neppure omicidi per i quali altri stanno pagando da anni…non credo che nel mio blog avrò molte occasioni per parlare di loro…anzi, voglio sperare che questa sia la prima e unica volta che lo faccio! Vero è che non è mai corretto fare di tutta l’erba un fascio!

…Tanto più quando posso dire di aver incontrato anche Galantuomini nell’informazione! Ma, ahimè, per quel che mi consta, si tratta di una sparuta minoranza! Tra questi ce n’è pure qualcuno che non è mai stato tenero con me…ma, onore a loro, si sono assunti le responsabilità di separare i Fatti dalle Opinioni!…Si, un giorno dovrò fare un libro bianco, cioè  rendere noto i nomi di quei giornalisti che, a mio avviso, sono degni di questa qualifica! Un libro nero? No,  quello sarebbe troppo lungo ed impegnativo!…Stop…Prima di chiudere questo mio primo intervento, rispondo ad una domanda che mi è stata fatta un’infinità di volte nelle ultime due settimane, cioè come ho preso il rifiuto alla mia domanda di Grazia da parte del Capo dello Stato…Per completezza d’informazione, penso sarebbe giusto che ognuno sapesse quello che ho scritto realmente, senza subire il filtro della stampa, quindi per chi avrà qualche minuto da perdere, a parte, avrà la possibilità di leggere integralmente le mie esatte parole inviate al Presidente Napolitano (le stesse che in precedenza avevo scritte al Suo predecessore, il Presidente Ciampi), cosa che, a mio avviso, spiegherebbe il mio pensiero molto di più di qualsiasi altra disquisizione di dotti soloni.

Dunque: anche se non ho mai creduto sino in fondo alla possibilità che sarebbe stata concessa Clemenza, soprattutto per le insistenze della Mia Vecchia Madre che minacciava di farla lei in vece mia e per dare a Lei e alla Mia Compagna Antonella una Speranza che desse loro la forza di andare avanti, ho deciso di assumermi la responsabilità in prima persona, come mi è sempre stato naturale ed ho inviato quello scarno scritto che, qualcuno è arrivato a ritenere irriguardoso…Anche se non lo credo assolutamente, se così fosse me ne dispiacerei perché non era mia intenzione esserlo!…Mi sono limitato a farlo con franchezza e con l’umiltà che si acquista solo con gli anni che passano…Dire me l’aspettavo, sarebbe decisamente troppo! Negare che ci Sperassi un’infamità!…Ma ciò non toglie che, nonostante il mio innato Ottimismo, ho avuto sempre la netta sensazione che la risposta sarebbe stata negativa!…Dicono un po’ tutti che io non abbia santi in paradiso…Bhè, affermare il contrario sarebbe da fuori di testa!…ma nonostante ciò so che ci sono parecchi, anche nelle istituzioni che non mi sono ostili, anzi…ma c’è da capirli se le loro voci sono un po’ soft…quando mi si dice che qualche tempo fa, qualcuno di altissimo loco, è arrivato a dire:  Di principio non avrei nulla da ridire per la Grazia a Vallanzasca, perché al di là dei non pochi disastri di cui si è reso responsabile, non si può negare che di galera se ne sia fatta come nessun altro!..pur non essendo il peggiore in assoluto: Lui almeno non ha mai accampato scuse sociologiche o facendo piagnistei, non esito a definirlo un “bandito onesto”!

… La sua sfortuna è stata l’indulto dato a pioggia, le polemiche che ne sono susseguite ed il momento difficile ed emergenziale che stiamo attraversando: basta pensare a “Vallettopoli”!…Dopo essere venuto a conoscenza di un tale ragionamento…come avrei potuto sperare in un atto di clemenza?!… Se una decisione tanto delicata, sia per il Presidente che è istituito a dover decidere, che per chi come me resta in attesa di tale vitale decisione, deve essere o meno presa in considerazione in base allo scandalo Vallettopoli, allora siamo proprio alla frutta! Come devo averla presa?…E’ stata una pia illusione che, se non altro, ha dato alla mia Mammetta la forza di continuare a tener duro!…Per me è stata la fine di un sogno che mi avrebbe restituito alla Vita!.. Al limite potrei dire che per rigettarla avrebbero potuto anche essere più celeri…ma se per un probo cittadino italiano, figlio della burocrazia, ci vogliono tempi inenarrabili anche per l’atto più semplice, è quasi logico che per una decisione del Capo dello Stato siano indispensabili almeno un paio d’anni! Come detto, ci Speravo Si!..ma non è una scommessa  su cui avrei puntato chissà cosa…in fin dei conti sono molti quelli che sperano di vincere alla lotteria…ma la stragrande maggioranza rimane deluso!…Ecco, per me sarebbe stato un po’ come fare un 13 con tutti i “2” in schedina, un’iperbole troppo improbabile! La cosa non mi ha destabilizzato che per qualche minuto!…Dopo di che ho pensato di ricominciare a pensare a quello che avrei dovuto fare per sopravvivere senza la Grazia

…Ero e sono intimamente convinto che prima o poi qualcuno si dovrà rendere conto che se la pena ha il fine di rendere alla società un uomo diverso…tenermi ulteriormente in galera nonostante il Bel Renè resti solo un’invenzione poco fantasiosa dei pennivendoli, sarebbe solo lo spirito di vendetta a prevalere…quindi aspetto che mi venga offerta una nuova e differente possibilità di tornare in società…magari con quelle misure alternative che sarei il solo, o uno dei pochissimi, a cui non è stata data la possibilità di poter accedere. Un tempo avevo fretta, volevo tutto e subito!…Con gli anni si prende coscienza che bisogna portare pazienza…e io, che sono diventato un vecchio saggio, confido che passerà a nuttata…come  dicono nel paese di Antonella. Se poi non dovesse essere così…ancora pazienza…visto che le mie sventure me le sono proprio andate a cercare!…e non sarà certo una Grazia negata a farmi rivedere le decisioni prese sul mio Futuro!…Se poi il termine futuro lo dovrò cancellare dal mio vocabolario…non sarà una ragione sufficiente per farmi tagliare le vene!…Concludo questa mia chiacchierata con un Cordiale Saluto a Tutti!…da Renato

Mercoledì 10 ottobre 2007

Nel ringraziare tutti voi, ci preme fare alcune precisazioni: Renato Vallanzasca non ha accesso alla rete e la gestione del blog avviene esclusivamente per via epistolare. Comunichiamo quindi che i commenti verranno recapitati nel più breve tempo possibile. Lo Staff.

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