Malagiustizia

Se è vero che abbiamo, come è giusto che sia, lodato, applaudito, raccontato, intervistato, dato spessore alle attività di quegli uomini di giustizia che giornalmente lottano a rischio vita contro la malavita, è altrettanto vero e giusto dar voce e titolo a quelle vittime di giustizia malata. Ingiustizia che ne ha fermato il tempo rinchiudendoli in uno spazio e spezzando il cuore alle persone care o che ne ha fermato il battito per presunzione di colpevolezza…altre per molto, molto meno.

Inaccettabile. Ingiustificabile. Immorale. Ignobile. Ingiusto.

Una pagina di malagiustizia ci sembrava quindi d’obbligo per le vittime che dalle celle al camposanto hanno detto addio a parte o all’intera vita. E non basta sentire “ci scusiamo per il disagio”(quasi fosse il nastro rotto che Trenitalia manda sulle frequenze di tutti i binari e in tutte le stazioni), e non basta nemmeno il risarcimento danni, perché la vita non ha prezzo.

Se “finisce bene”, infatti uomini o donne dicono addio alla loro vita, alle loro famiglie, amici, alla loro dignità, al loro lavoro, al loro onore per pochi mesi o qualche anno (da 1 a 30 sempre se va bene).

Se si è davvero sfortunati, invece, si finisce in un loculo senza passare dalle sbarre, né dal pronto soccorso. A queste ultime vittime, isolate dal mondo terreno, che non possono più nemmeno raccontare la loro versione dei fatti, resta solo la diagnosi di una fredda autopsia e, a volte, non basta o non serve nemmeno quella per avere giustizia (così celere in altri casi).

Aprire una pagina che denuncia questi fatti, è per noi, quindi, un dovere, prima di tutto morale. E se il tempo ha ulteriormente ingarbugliato la matassa, proprio per il diritto di giustizia, proviamo, con le voci che restano, a sciogliere quei nodi venuti al pettine.

Siamo qui quindi la voce di quelle famiglie (povere e ricche non importa, perché tutte derubate di un bene inestimabile) che lottano da anni avendo un’unica certezza: parlare contro il vento.

E poi ancora la voce del più piccolo, quello innocente, quello più povero, quello malato magari alcolizzato o drogato o quel disgraziato padre di famiglia onesto e senza vizi che si ritrova, come fosse in un incubo, a guardare il mondo che corre senza aspettarlo, come i suoi figli di cui non ha visto i primi denti né i primi passi.

E’ la pagina di tutte quelle persone innocenti che lottano contro la malagiustizia e contro l’idea che il mondo, giustizialista, si è fatto di loro.

DI SEGUITO I LINK AI POST:

Troppo lavoro a Catania, scarcerati per decorrenza dei termini nove presunti “picciotti”

La giustizia e la malagiustizia. Quando il confine è l’intelligenza

Elevate capacità delinquenziali? La banca non paga.

Malagiustizia? In attesa di chiarezza, un altro morto non trova “pace”.

Dagli scontri di Pianura agli arresi. La storia di Marco Nonno tra malagiustizia e malainformazione.

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