Omicidio in Prati:a sparare è stato lo zio ma avrebbe agito con il complice su commissione



I due colpi di pistola che hanno ucciso Roberto Ceccarelli, l’imprenditore 45enne giustiziato davanti al Teatro delle Vittorie, sono stati esplosi da Attilio Pascarelli. Lo ha confermato lo stub che è stato eseguito dagli investigatori sui vestiti del 70enne. L’uomo, nel momento dell’agguato, non era da solo. Ad assistere all’omicidio di Ceccarelli c’era anche suo nipote, Daniele Pezzotti, il 35enne finito in carcere poche ore dopo lo zio. I due accusati del delitto si erano incontrati quella sera con Ceccarelli e avevano litigato a lungo per quei soldi che l’imprenditore non voleva più dare ai due prestanome. Perché, oltre a Pascarelli, anche Pezzotta si era messo al servizio del 45enne, facendo la testa di legno per una delle sue società. Si tratta della Catering&Sfizi, una ditta di noleggio barche. Ieri il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Silvia Cantucci hanno chiesto la convalida dei fermi per zio e nipote con l’accusa di omicidio volontario in concorso. Nell’inchiesta, però, potrebbero presto finire altre due persone che sono state viste insieme mentre passeggiavano insieme a Ceccarelli e ai due killer proprio poco prima dell’omicidio.

Ma se il delitto pare ormai essere risolto, è giallo sul movente. C’è qualcosa che non torna nella confessione di Attilio Pascarella. Che non convince i magistrati e gli investigatori della squadra mobile. Qualcosa di oscuro rispetto al suo passato, a quello della vittima. E, soprattutto, rispetto al movente. È chiaro che la causa dell’omicidio siano i soldi, ma gli inquirenti non sono affatto certi che Pascarella abbia raccontato la verità. E cioè che a causare il litigio, poi sfociato in delitto, sia una questione di “stipendio” non corrisposto ad una testa di legno. Innanzitutto perché, dai primi accertamenti, Pascarella non sembrerebbe essere un clochard. Anzi, pare che il reo confesso avesse interessi più ampi e che per difenderli sia andato a parlare con Roberto Ceccarelli (ieri pomeriggio la moglie e due dei suoi tre figli sono andati a piazzale Clodio per sollecitare il nulla osta al rilascio della salma). E poi c’è un passato comune a vittima e assassino, entrambi legati a vecchi personaggi della Banda della Magliana.

Un passato comune che rende tutto più difficile: non a caso ieri in procura è stato fatto un vertice tra i due titolari dell’inchiesta il sostituto Silvia Santucci e l’aggiunto Pierfilippo Laviani che ieri hanno chiesto la convalida del fermo per concorso in omicidio volontario per Attilio Pascarella e per il nipote, Daniele Pezzotti, e il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, coordinatore distrettuale antimafia. Come se dietro a questo delitto ci fosse l’ombra della malavita. Una pista che la procura non vuole tralasciare. Per questo alla squadra mobile sono state delegate indagini ampie. Per scavare nel passato degli assassini e della vittima che in passato aveva avuto anche contatti con il clan Tomasello.

Emilio Orlando e Maria Elena Vicenzi

Fonte: La Repubblica

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