“Hector Perazzo, investigatore squattrinato e disincantato, è arrivato a Creta alla ricerca di Marzio, il ghostwriter di un famoso scrittore che è scappato portandosi dietro l’unica copia del manoscritto da consegnare all’editore e che adesso ricatta il suo maestro. In breve, però, Hector scopre che il ragazzo si è infilato in una pericolosa faccenda di droga ed è ricercato anche da una banda di narcotrafficanti albanesi, ai quali ha sottratto un grosso quantitativo di stupefacente. Per recuperare il manoscritto, l’investigatore privato deve prima salvare Marzio dai criminali”.
Di fianco a noi c’era un gran viavai di gente, giovani soprattutto. Alzai gli occhi e al balcone del primo piano notai un’enorme bandiera giallonera. Anche molti dei ragazzi che entravano nel portone indossavano magliette e cappellini dello stesso colore.
<<Ma che succede lì dentro?>>.
<<Te l’ho detto, c’è il derby di Salonicco: Aris contro Paok. Questo è club di tifosi dell’Aris, colori giallo e nero. Gli altri, del Paok, hanno maglia bianconera e loro club è un po’ più in là, dopo stazione di autobus>>.
<<Fammi capire: qui siamo a Creta, mica a Salonicco. Com’è possibile che ci siano tanti tifosi di queste due squadre?>>.
<<Creta non molto buona in football, Perasio. Quasi tutti nell’isola tifano per squadre del continente, di Atene e Salonicco. Io sono dell’Olympiakos, poi altri del Panathinaikos e dell’Aek, ma c’è anche tanti di Paok e Aris e siccome oggi c’è derby sono tutti agitati>>.
<<Ho capito, speriamo almeno che non facciano troppo casino, visto che noi siamo a dieci metri dal loro club>>
<<Oh, loro fanno casino di sicuro. Se vince Aris puoi star certo che scendono in piazza per fare festa e picchiarsi con i tifosi del Paok. Se invece vince il Paok, a scendere in piazza saranno tifosi bianconeri e verranno a picchiarsi con quelli dell’Aris>>.
<<Fair play, come direbbero in Inghilterra. E se pareggiano?>>.
<<Oh beh, allora nessuno fa festa ma si picchiano lo stesso>>.
La rapida lezione sul calcio ellenico mi lasciò un po’ basito, ma in fin dei conti erano fatti loro e della polizia, che di certo avrebbe menato più degli altri. Chiacchierammo del più e del meno, poi misi a parte Nikos degli ultimi sviluppi evitando però di scendere nel dettaglio dello scontro del Monte Ida con i sicari macedoni. “Ce la siamo cavata con qualche livido”, mi limitai a raccontargli. Provavo simpatia per l’ex poliziotto ed era senz’altro una brava persona, ma visto che c’era scappato il morto e rimaneva in ballo un carico di droga da contrabbandare a una gang cipro-libanese, preferivo che non sapesse proprio tutto.
Eka e Marzio quasi non aprivano bocca, scuri in volto. Spiegai a Nikos che erano preoccupati per quella sera e li invitai a rilassarsi facendo due passi nei giardini della piazza, in modo da poter parlare liberamente con l’ex agente. All’improvviso dalla casa di fianco si udì un boato, poi il suono di un paio di trombette. Un tizio si affacciò al balcone agitando una sciarpa giallonera e fece esplodere un petardo.
<<Ha segnato l’Aris>>, sentenziò Nikos.
<<Dimmi di Isabella. Come sta?>>.
<<Eh Perasio, soffre tanto, povera ragazza. Mangia poco, dorme poco e si preoccupa molto per quel cretino, che pure sta con altra. Ieri l’ho accompagnata in ospedale per un controllo, ma per fortuna bambino sta bene, tutto okay ha detto ginecologo>>.
<<Almeno quello… Guarda Nikos, non credo che Marzio ritornerà con lei. Mi sembra tanto spaventato all’idea di diventare padre e poi la relazione con Eka va avanti, malgrado i soliti alti e bassi>>.
<<Povera Isabella, lei è convinciuta…>>.
<<Si dice convinta>>.
<<Sì, convinta che prima o poi Marzio torna con lei, che faranno una famiglia come si deve, magari pure sposandosi>>.
<<Mah, vorrei proprio che avesse ragione. Non lo dico per Eka, che pure lei, poveraccia, in fin dei conti è una brava ragazza… Però, guarda, ad esser sincero Marzio non me lo vedo come marito e padre di famiglia, è troppo una testa calda. Anzi, diciamo le cose come stanno: una testa di cazzo…>>.
In quel momento si sentì un “ooohhhh” collettivo e una raffica di frasi urlate a voce così alta che non potevano che essere imprecazioni all’intero pantheon ellenico.
<<Ha pareggiato il Paok>>, mi avvertì Nikos con la solita flemma.
Guardammo l’ora. La partita era praticamente finita, si giocava il recupero. Un paio di tifosi gialloneri, imbufaliti, stavano già lasciando il club discutendo animatamente sulle responsabilità del gol incassato al novantesimo. Gli altri, invece, bevevano fino in fondo l’amaro calice del pareggio a tempo scaduto e resistevano stoicamente davanti allo schermo.
All’improvviso notai Marzio sbucare dalle palme dei giardini pubblici e attraversare di corsa la piazza, trascinando Eka per una mano. Dietro di loro, a una cinquantina di metri, stavano arrivando due figuri vestiti di nero. Indossavano gli occhiali scuri, anche se di lì a poco sarebbe piovuto. Non li avevo mai visti prima, ma capii subito di chi poteva trattarsi. Uno dei due, che sotto la giacca nera indossava una polo bianca, stava mettendo mano alla fondina che portava nascosta sotto l’ascella.
Mi alzai di scatto, rovesciando il tavolino con i bicchieri ormai vuoti. Tenevo la Glock nella tasca del giubbotto, ma non volevo tirarla fuori se non in caso di vera emergenza. Lanciai un grido al pensionato.
<<Scappa Nikos, sono loro! E sono sicuramente armati>>.
Marzio era riuscito ad attraversare la strada, sempre tenendo Eka per mano, ed era vicinissimo a noi. I due balordi invece rimasero per qualche istante al di là del nastro d’asfalto, bloccati dall’arrivo di una decina di auto che gli impedivano di raggiungere il marciapiede. Dal club dell’Aris stavano intanto sciamando i tifosi, delusi e incazzati. Pensai che se fossimo riusciti a infilarci nel gruppone, forse avremmo avuto qualche chance di scamparla. Ma ancora una volta l’ex agente Nikos Theokaris mi sorprese con un vero colpo di genio.
Agitando le mani, corse incontro ai sostenitori gialloneri e gridano frasi incomprensibili prese a indicare platealmente i due delinquenti, che si stavano facendo largo tra i veicoli e avanzavano con aria minacciosa. I tifosi li guardarono carichi d’odio, gridando a loro volta parole per me indecifrabili. Poi si gettarono avanti, incuranti delle auto che inchiodavano con gran stridìo di freni. Un paio di energumeni si impadronirono delle sedie del bar, altri agitavano le aste delle bandiere che non erano tubi in plastica, come da noi, ma robusti manici di piccone.
I killer di Xherejtari si videro piombare addosso almeno quaranta scalmanati. Quello con la polo bianca aveva estratto la rivoltella, ma non fece in tempo ad alzare il braccio che una bastonata gliela fece volare via dalla mano. L’altro stava cercando di spiegare che non c’entravano niente con la partita, quando un piccoletto esagitato con la maglia dell’Aris gli scagliò una sedia in faccia, facendogli schizzare sangue dal naso. Cercarono rifugio verso i giardini della piazza, ma gli ultrà non avevano nessuna intenzione di mollarli e gli corsero alle calcagna. In giro non si vedeva neppure un poliziotto. Cominciai a pensare che i mafiosi avrebbero passato un bruttissimo quarto d’ora.
Feci segno a Marzio di correre verso la macchina, poi mi rivolsi al piccolo ex agente.
<<Grazie Nikos, ma come hai fatto a scatenare quel casino?>>

<<Facile, Perasio. Io detto loro che quelli erano tifosi del Paok che volevano aggredirci. Non hai visto che loro indossavano vestiti bianchi e neri?>>.
GIORGIO BALLARIO
Giorgio Ballario è nato a Torino nel 1964. Giornalista, ha lavorato per l’agenzia di stampa Agi, è stato corrispondente per svariati quotidiani nazionali (Il Messaggero, Il Giorno, L’Indipendente) e redattore del settimanale Il Borghese. Dal 1999 lavora a La Stampa, dove si è occupato di cronaca nera e giudiziaria.
Nel giugno del 2008 ha pubblicato il suo primo romanzo, Morire è un attimo (Edizioni Angolo Manzoni) con cui ha partecipato ad alcuni premi letterari del genere giallo-noir (Premio Scerbanenco, Premio Azzeccagarbugli, Premio Acqui Storia sezione romanzo storico). Nel settembre 2010 ha vinto il Premio Archè Anguillara Sabazia Città d’Arte per la narrativa edita.
Nell’ottobre 2009 è uscito il secondo romanzo del ciclo “coloniale” del maggiore Morosini, Una donna di troppo, selezionato tra i cinque finalisti del Premio Acqui Storia 2010, sezione romanzo storico, vinto poi da Antonio Pennacchi con Canale Mussolini.
Nel novembre del 2010, ancora una volta per i tipi delle Edizioni Angolo Manzoni, è uscito Il volo della cicala, romanzo noir di ambientazione contemporanea, in cui fa la sua comparsa il detective italo-argentino Hector Perazzo.
Il volo della cicala
Edizioni Angolo Manzoni
Pagine 288, 14 euro














